I PAESI DEL RISO ALZANO LA VOCE

Otto governi hanno sottoscritto un documento chiedendo un intervento immediato della Commissione europea

Otto governi europei mettono nero su bianco la richiesta di attivare la clausola di salvaguardia contro i Pma, riconoscere la specificità del riso nella prossima Pac e mandare avanti l’etichettatura d’origine. Si muovono, insomma, per salvare il riso europeo. Lo rivela il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, comunicando che l’Italia – insieme a Francia, Spagna, Bulgaria, Grecia, Ungheria, Portogallo e Romania – ha sollecitato un intervento urgente alla Commissione europea e ha sottoscritto questa mattina a Bruxelles, in occasione del Consiglio dei Ministri UE, un documento strategico con 4 richieste: 1)attivare la clausola di salvaguardia per le importazioni dai Paesi EBA e valutare la possibilità di rimuovere i vincoli che impediscono l’efficace applicazione delle misure di salvaguardia per le importazioni dai PMA e da altre origini nel Sistema delle Preferenze Generalizzate; 2) riconoscere la specificità del settore nella nuova Politica agricola comune; 3) potenziare modelli di etichettatura attraverso adeguate iniziative per aumentare il consumo del riso prodotto nell’Unione europea; 4) approfondire gli studi per valutare gli effetti che questi sistemi riguardanti i Paesi meno sviluppati e i Sistemi di Preferenze Generalizzate hanno avuto sui diritti sociali e dei lavoratori nei Paesi EBA, come anche le conseguenza ambientali dei sistemi di produzione locali. «Non possiamo più permetterci – afferma il Ministro Maurizio Martina – uno squilibrio di mercato come questo, frutto di accordi che mettono in difficoltà i nostri agricoltori oggi e che in prospettiva rischiano di azzerare la produzione europea. È il momento delle risposte per invertire la tendenza, tutelando le produzioni, i paesaggi coinvolti nelle produzioni e garantendo allo stesso tempo sicurezza e trasparenza ai consumatori». Molto positiva la reazione dell’Ente Risi: secondo il presidente Carrà è «un passo decisivo verso la soluzione dei problemi della risicoltura. Grazie all’accordo del G7 del riso, promosso il 20 febbraio a Milano dall’Ente Risi, si sblocca una situazione gravissima. E’ stato importante convincere i francesi, grazie alla collaborazione con il sindacato dei risicoltori europei». I fattori che hanno mosso i governi sono l’incremento delle importazioni totali di riso dell’Ue (+65% dalla campagna 2008/2009 alla campagna 2015/2016), raggiungendo il record di 1,34 milioni di tonnellate nella campagna 2015/2016, un grande aumento delle importazioni di riso in piccole confezioni dai PMA (+45% dal 2013 al 2016, monitorato dalla Commissione europea per anno civile) e le giacenze europee in aumento, al punto che per la campagna 2016/2017, la Commissione europea si aspetta un livello record di giacenze finali di 586.000 tonnellate (equivalenti al 30% della produzione UE). «Secondo queste tendenze, ci sarà un rischio reale che l’UE divenga completamente dipendente dalle importazioni di riso dai Paesi terzi. Inoltre, il conseguente abbandono dei terreni coltivati  a riso nell’UE, rischia di provocare un impatto molto grave e negativo in termini di conseguenze ambientali e sociali» spiega il Mipaaf, confermando gli allarmi lanciati dalla filiera almeno da due anni. (Foto grande: il ministro Martina)

 

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