Il brusone continua a rappresentare una delle minacce più rilevanti per la risicoltura, per diffusione, imprevedibilità e capacità di compromettere sia la resa sia la qualità della granella. Secondo i dati raccolti nell’indagine riso svolta da Corteva al termine della campagna 2025, circa otto agricoltori su dieci eseguono almeno un trattamento fungicida nel corso della stagione.
Il brusone non dipende da un solo fattore
L’insorgenza della malattia deriva dall’interazione tra fattori che l’agricoltore non può governare direttamente e scelte tecniche sulle quali, invece, può intervenire. Andamento climatico e caratteristiche del terreno ecc. condizionano fortemente il rischio: elevata umidità, bagnature fogliari prolungate, escursioni termiche e condizioni favorevoli alla sporulazione possono trasformare rapidamente una situazione apparentemente stabile. Allo stesso tempo, varietà, epoca e tecnica di semina, densità della coltura, gestione dell’acqua e concimazione ecc. possono influire in modo importante sulla severità della suddetta patologia fungina.
Il punto centrale è quindi ridurre, per quanto possibile, la somma dei fattori predisponenti. Una varietà sensibile, una densità elevata e una nutrizione azotata sbilanciata possono amplificare l’effetto di un periodo climaticamente favorevole al patogeno; al contrario, una coltura uniforme, ben nutrita e monitorata consente di posizionare con maggiore precisione gli interventi di difesa.
Azoto: una leva produttiva da gestire con precisione
Nella coltivazione del riso la concimazione azotata viene normalmente distribuita tra presemina, accestimento e inizio levata. Quest’ultima fase è particolarmente delicata, perché coincide con un rapido incremento delle richieste nutrizionali e con l’avvicinarsi delle fasi in cui la coltura deve costruire e proteggere la propria capacità produttiva.
Negli ultimi anni molti agricoltori hanno ridotto o eliminato l’apporto in presemina, concentrando una quota maggiore di azoto in accestimento e a inizio levata. La scelta può rispondere a esigenze agronomiche concrete, ma richiede attenzione: concentrare dosi elevate in poche applicazioni può generare picchi di disponibilità non sempre coerenti con la capacità di assorbimento della coltura.
Un eccesso di azoto favorisce una vegetazione più tenera e densa e può aumentare la suscettibilità alle infezioni fungine, soprattutto nelle varietà con sensibilità medio-alta al brusone. Nei terreni più sciolti, inoltre, la minore capacità di trattenere gli elementi nutritivi può accentuare gli squilibri durante il ciclo. Nella campagna 2025, in presenza di forti sbalzi termici, è stato inoltre osservato in campo un aumento della sterilità fiorale in alcune varietà indica e in lunghi A destinati alla parboilizzazione, in particolare dove la disponibilità azotata era elevata.
Biologicals: sostenere la pianta nei momenti chiave
In questo quadro le soluzioni biologicals proposte da Corteva non sostituiscono la difesa fungicida e non vanno presentate come prodotti destinati al controllo diretto del patogeno. Il loro ruolo è diverso e complementare: migliorare l’efficienza nutrizionale, sostenere il metabolismo e favorire una crescita più equilibrata, soprattutto quando la coltura attraversa fasi di elevata richiesta o condizioni di stress.
StarterMn® Platinum. È una soluzione di nutrizione speciale formulata per migliorare l’efficienza dei principali processi metabolici e favorire l’assorbimento e la traslocazione degli elementi nutritivi. Nel riso può essere impiegata a partire dall’accestimento, alla dose indicativa di 2–3 L/ha, con l’obiettivo di accompagnare la coltura nelle fasi di rapido sviluppo e ridurre il rischio di discontinuità nutrizionali. Un posizionamento di interesse è in prossimità della fase di botticella, anche in abbinamento al trattamento fungicida, purché la miscela sia prevista dalle indicazioni tecniche e di etichetta.
Utrisha® N. A base di Methylobacterium symbioticum SB23, colonizza l’apparato fogliare attraverso gli stomi. Una volta insediato nei tessuti, il microorganismo contribuisce a migliorare l’efficienza fotosintetica ed è in grado di catturate dall’atmosfera e rendere disponibile alla pianta una quota supplementare di azoto. Sul riso la dose indicata è 333 g/ha, con applicazione da metà accestimento fino all’inizio della fioritura. Per esprimere al meglio il proprio potenziale deve essere applicato su una vegetazione sufficientemente sviluppata, sana e in attiva crescita. Trattandosi di un prodotto microbico, la compatibilità delle miscele deve essere valutata con particolare attenzione: nei programmi che prevedono prodotti a base di zolfo è opportuno separare gli interventi e seguire le indicazioni tecniche aggiornate.
Il valore delle due soluzioni risiede quindi nella possibilità di accompagnare la coltura verso le fasi riproduttive con maggiore continuità nutrizionale. Una pianta ben equilibrata non diventa immune al brusone, ma offre condizioni più favorevoli per esprimere il proprio potenziale e affrontare gli stress senza ricorrere a concentrazioni eccessive di azoto minerale nelle fasi più delicate.
Difesa fungicida: prevenzione, posizionamento e alternanza
Quando varietà, condizioni meteorologiche e stato della coltura indicano un rischio concreto, la difesa deve essere impostata in modo preventivo e coerente con la fase fenologica. Il monitoraggio della vegetazione e l’utilizzo dei bollettini di rischio, come ad esempio il servizio SMS offerto da Corteva, consentono di evitare applicazioni tardive e di scegliere il momento nel quale la protezione delle foglie superiori, dei culmi e della pannocchia può generare il maggiore beneficio. (Scopri la linea fungicidi di Corteva)
Flint® Riso. Fungicida a base di trifloxystrobin, appartenente al gruppo FRAC 11, è caratterizzato da attività preventiva e da ridistribuzione translaminare e locosistemica. Il posizionamento anticipato permette di valorizzarne persistenza e protezione delle superfici trattate. La dose di impiego è 250 g/ha, con una sola applicazione per stagione, da solo o nell’ambito di una strategia di miscela conforme all’etichetta. Nell’indagine condotta da Corteva, gli utilizzatori hanno espresso una soddisfazione media di 4,5 su 5.
Thiamon® Flow. È un fungicida di contatto a base di zolfo liquido, con meccanismo multisito FRAC M2. La formulazione acquosa e il surfattante specifico favoriscono ritenzione, adesività e ridistribuzione sulla superficie fogliare, contribuendo a migliorare efficacia e persistenza. Sul riso può essere impiegato alle dosi previste dall’etichetta, orientativamente comprese tra 4 e 8 L/ha in funzione del posizionamento e della pressione della malattia, fino a un massimo di tre applicazioni. La registrazione in agricoltura biologica lo rende inoltre uno strumento utile nei programmi dedicati.
Skeldon®. Per la campagna 2026 è disponibile anche questa soluzione a base di protioconazolo, autorizzata temporaneamente in deroga per l’impiego su riso contro il brusone. La sistemia del principio attivo ne consente il posizionamento dalla levata nelle fasi di maggiore sviluppo vegetativo, con l’obiettivo di proteggere anche i tessuti che emergeranno dopo il trattamento. La dose indicata è 0,64 L/ha ed è possibile effettuare un solo trattamento.
L’inserimento di prodotti con caratteristiche differenti consente di costruire programmi adatti alla sensibilità varietale e al momento di comparsa del rischio. Al tempo stesso, l’alternanza dei meccanismi d’azione e il rispetto del numero massimo di applicazioni restano essenziali per preservare nel tempo l’efficacia delle soluzioni disponibili.
Una strategia, non una semplice somma di prodotti
Il controllo del brusone nasce dalla coerenza tra tutte le decisioni prese durante il ciclo: scelta varietale, densità di semina, gestione dell’acqua, distribuzione dell’azoto, sostegno nutrizionale, monitoraggio e difesa. Biologicals e fungicidi svolgono funzioni differenti, ma possono essere inseriti nello stesso programma agronomico per accompagnare la coltura e proteggerla nei passaggi più delicati. Autore: Corteva
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