FUSARIOSI GUASTAFESTE

fusariosi
Siamo giunti nel periodo di massima fioritura del riso. Per molti risicoltori si tratta di constatare  i risultati delle proprie fatiche, sperando sempre in un buon raccolto. Purtroppo si tratta anche del momento in cui si cominciano a vedere i “vizi nascosti” della propria coltivazione. La fase di levata raggiunta dai Giavoni e dalle piante di “Riso Crodo” rendono le stesse perfettamente visibili, così come le altre infestanti, in genere di altezza maggiore del riso. Tuttavia questa annata sembra caratterizzata da fusariosi.

I PRIMI SEGNALI NELLA RELAZIONE CREA

Già nella pubblicazione annuale del CREA di Vercelli “ Certificazione delle sementi di riso – 2024” presentata durante la stagione invernale al termine dei controlli effettuati sui risi destinati al commercio come semente , si intuiva che, per alcune varietà, la qualità di quest’anno non sarebbe stata eccezionale. Tuttavia, superati i problemi di bassa germinabilità di alcuni tipi grazie ad un aumento della dose di seme e ad una primavera non particolarmente fredda, in alcune coltivazioni sono apparsi i primi sintomi di Fusariosi o “bakanae”. La malattia è causata dalla specie Fusarium fujikuroi. Tuttavia, possono essere presenti nei terreni agricoli anche altre specie che colpiscono coltivazioni sia erbacee come Mais o Grano, sia orticole. La malattia si trasmette principalmente mediante semente infetta, ma può anche passare dal terreno alla coltivata tramite le radici.
Il sintomo più visibile è la crescita eccessiva della pianta colpita che svetta significativamente più in alto rispetto alle altre piante “sane”. Altri sintomi sono una evidente riduzione del colore sino a giungere ad un ingiallimento delle foglie e una proliferazione delle radici avventizie sia nella zona radicale che nei nodi inferiori. Le piante infette, spesso, non giungono a maturazione morendo dopo poco tempo lo sviluppo della malattia, ma la stessa continua la sua diffusione per tutta la stagione infettando le piante limitrofe tramite l’ acqua di irrigazione.

IL DANNO

Il danno, oltre che diretto a causa della riduzione del numero di piante produttive, può essere anche indiretto. Infatti, piante infette possono generare semi malformati contenenti “aflatossine” nel risone raccolto o ridurre la “resa alla lavorazione”. La sensibilità alla malattia non è la stessa per tutte le varietà: alcune sono meno sensibili di altre in quanto possono “reagire “ alla fusariosi contenendo il fungo e continuando a vegetare in modo normale.

I TESTIMONI

Andrea Saviolo tecnico di Bertone Sementi afferma : « Le nostre varietà e in particolare quelle di recente costituzione Vinarpi (tipo Vialone Nano) e Lasjkk20 (tipo Arborio), non hanno manifestato particolari problemi. Tuttavia ho visto la presenza della malattia in altre coltivazioni». «La malattia non è sempre dovuta al seme “infetto”, perché ho constatato personalmente che il seme proveniente dalla stessa partita, in certi campi presenta la malattia e in altre coltivazione ne è esente», continua Saviolo. «Per la mia esperienza le coltivazioni di riso effettuate in campi che nello scorso anno erano coltivati a Mais manifestano maggiormente il problema» conclude.
Anche Romano Gironi, genetista di lungo corso ed esperto di sementi afferma: «La malattia non deriva solo da seme infetto ma anche dal terreno, in particolare quello con molta sostanza organica in decomposizione o con colture come il mais coltivate prima del riso: i residui colturali sono un elevato bacino di inoculo di molti funghi». «Se non sarà possibile proteggere le piantine con un valido prodotto specifico per almeno un mese dalla semina, il problema non potrà trovare soluzione», continua Gironi. «La bollitura della semente risolve il problema, ma indebolisce anche il granello che rimane più sensibile alle “infezioni” provenienti dal campo», conclude.

PIU’ COLPITO IL RISO IN SOMMERSIONE

La malattia non è diffusa egualmente in tutte le coltivazioni. Sembrerebbe, infatti, che le coltivazioni con semina “in acqua” presentino una maggiore infezione rispetto a quelle “ in asciutta” e questo, probabilmente, a causa del periodo più lungo di presenza di acqua che, come detto, facilita la diffusione della malattia e il suo sviluppo.
Molti agricoltori di tutte le aree risicole hanno segnalato danni dovuti alla fusariosi in modo più o meno rilevante e, in questo periodo, la visione dei propri campi con livelli di malattia elevati, diventa ancora più evidente e, di conseguenza, dolorosa. Anche se, come indicato precedentemente, non è certo che l’infezione derivi esclusivamente dal seme, il fatto che la semente infetta sia certamente un veicolo di diffusione rende i risicoltori molto sospettosi. Se aggiungiamo che, per percepire il ”premio accoppiato” del contributo PAC erogato dal governo, è stato necessario acquistare semente “certificata”; la frustrazione dei risicoltori appare ancora maggiore.

LA CONCIA NON E’ PIU’ LA STESSA

Sembra poco credibile, tuttavia, che i venditori abbiano ceduto intenzionalmente sementi con presenza di malattia ai propri clienti. Personalmente, sono convinto che faranno il possibile per “venire incontro” ai loro clienti se non soddisfatti, pur non avendo responsabilità. Il problema appare quindi di difficile soluzione. Un fatto però è certo: anni or sono solo, quando era possibile impiegare prodotti chimici specifici per la concia delle sementi, la malattia era quasi scomparsa. Quindi una soluzione dal punto di vista esclusivamente tecnico, è possibile. Purtroppo la legge non consente più il loro utilizzo e il trattamento termico, pur molto utile, non appare una soluzione praticabile per il contenimento della malattia proveniente dal terreno. Inoltre le sementi sottoposte a trattamento termico sono ancora poco utilizzate. Autore: Franco Sciorati
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