Il mercato del risone mostra segnali di crescente difficoltà nel collocamento, confermando il trend visto ad inizio settimana nelle sedi piemontesi (LEGGI). In questo contesto poco dinamico, le borse lombarde di Milano e Mortara registrano listini invariati, con tutte le quotazioni riportate con la dicitura nominale nella sede della Lomellina. Una scelta della commissione prezzi che testimonia un disinteresse ormai generalizzato all’acquisto da parte delle riserie, valido anche per i comparti ancora richiesti ad inizio settimana. Calano anche i ritiri, 24.630 tonnellate trasferite in 7 giorni nell’ultima rilevazione (VEDI).
RIFERIMENTI “NOMINALI”
Anche i tondi ed il gruppo Arborio si vendevano a fatica nella mattinata di venerdì. Per Omega e Araldo, nonostante le borse lombarde propongano ancora 60 €/q lordi (a Mortara a causa di un numero di scambi che non ha permesso la definizione di un nuovo prezzo), 55 sono ormai il riferimento se si vuole vendere. Traballa la cifra tonda anche per il “gruppo” Centauro, con voci di scambi a 58. Tengono i 65 €/q lordi sia Selenio che il gruppo Arborio, con i similari di Carnaroli che sembrano ormai unirsi a questa quotazione, con grosse difficoltà nel vendere a 70.
Pochi scambi ma prezzi confermati per i gruppi Baldo (55) e S. Andrea (60). Passando alle note maggiormente dolenti, in quanto trattasi di prezzi al di sotto della remuneratività per i produttori, resta 40 €/q lordi la quotazione di Kinder, Ely e Sunrose e 45 quella del gruppo Roma e dei lunghi A e medi da parboiled/export considerati più pregiati.
LUNGHI B TRAGICI
La situazione più critica è quella dei lunghi B, per i quali anche i 38 €/q lordi sono ormai difficilissimi da ottenere con alcune varietà. Il mercato degli “indica” italiani mostra segnali di sofferenza sin dall’inizio della campagna. A confermarlo sono i trasferimenti complessivi: da settembre a oggi sono state movimentate appena 58.586 tonnellate, contro le 73.784 dell’annata 2024 e le oltre 100 mila del 2023 a pari data. Una contrazione che fotografa chiaramente un segmento in affanno, compresso dalla forte concorrenza estera a prezzi decisamente non remunerativi pre i risicoltori nazionali, visti i costi che affrontano. Le produzioni elevate nei Paesi esportatori, unite ai bassi costi di trasporto e alla sostanziale assenza di barriere efficaci all’ingresso del prodotto extra-UE, hanno creato questo contesto competitivo sbilanciato.
DA PAKISTAN E INDIA MOLTO RISO E MOLTI CONTAMINANTI

I dati dell’Ente Risi lo confermano: se da un lato le importazioni di riso lavorato e semigreggio risultano in lieve calo rispetto allo scorso anno, dall’altro restano comunque nettamente superiori ai livelli del 2023. A ciò si aggiunge il fenomeno, in costante crescita, del riso importato già confezionato e venduto a bassissimo costo, una criticità che non colpisce soltanto i produttori ma l’intera filiera nazionale, mettendo in difficoltà anche i trasformatori ed erodendo quote di mercato ai prodotti italiani.
Analizzando la provenienza delle importazioni, si nota come i flussi complessivi si sono mantenuti sostanzialmente stabili da India e Pakistan tra 2024 e 2025, variando solo nella suddivisione. Entrambi i Paesi hanno aumentato il loro contributo rispetto al 2023 e figurano tra i principali esportatori anche di riso confezionato. Al tempo stesso continuano a essere al centro dell’attenzione europea per la frequenza delle allerte relative a contaminanti e residui. Lo evidenzia lo studio Eurofins (VEDI), secondo cui India e Pakistan totalizzano rispettivamente 185 e 255 notifiche RASFF tra il 2020 e il 2025, legate perlopiù a residui di pesticidi, aflatossine e composti MOSH/MOAH, spesso derivanti da imballaggi o oli tecnici impiegati nella filiera.
CONTROLLI E SEGNALAZIONI
L’aumento più evidente delle segnalazioni si è registrato nel 2022, anno in cui l’Unione Europea ha introdotto controlli più rigorosi sulle importazioni, determinando una forte impennata delle allerte, molte delle quali hanno riguardato proprio il riso proveniente da India e Pakistan. Nel periodo 2022–2025 oltre il 40% dei campioni di riso pakistano analizzati risulta contaminato, segno di una competizione internazionale non solo basata sul prezzo, ma anche su standard di sicurezza alimentare molto diversi da quelli richiesti ai produttori europei. Autore: Ezio Bosso

Puoi seguirci anche sui social: siamo su facebook, e linkedin. Vuoi essere informato delle novità? Compila il modulo newsletter e whatsapp presente in home page. Se vuoi leggere ricette trovi tutto su http://www.risotto.us. Se coltivi anche grano leggi www.granoitaliano.eu


