DOVE FINISCE L’ACQUA DEL LAGO MAGGIORE?

Abbiamo chiesto ai consorzi di spiegare come viene utilizzata l'acqua del bacino

Si parla molto di siccità in questi giorni. E’ appena stata diffusa la notizia che L’Osservatorio permanente presso l’Autorità di bacino del Po ha recepito le indicazioni del Tavolo tecnico per i livelli del Lago Maggiore, per aumentare la quantità di acqua trattenuta nel Verbano, portando a 1,35 metri sopra lo zero idrometrico misurato a Sesto Calende il livello del lago, contro l’1,25 previsto normalmente. Molti risicoltori ci fanno notare tuttavia che il lago Maggiore si riempie e si svuota troppo spesso con tempistiche che non aiutano l’agricoltura. Ne chiediamo conto al Consorzio del Ticino che gestisce le acque del Lago Maggiore, equamente divise tra Piemonte e Lombardia. Non decide tutto da solo: il Ministero dell’Ambiente vigila sull’operato del Consorzio e la contabilità dello stesso è sottoposta alla Corte dei Conti. Quanto però alle ripercussioni dei rilasci del Verbano, Alessandro Ubiali, Presidente del Consorzio ricostruisce così la situazione: «l’esercizio della regolazione del lago Maggiore attraverso lo sbarramento mobile della Miorina è iniziato ufficialmente il 1° gennaio 1943. Le variazioni del livello del lago nei periodi di regolazione sono contenute entro i limiti definiti dagli atti della concessione: quello inferiore, fisso, è pari a – 0.50 m rispetto allo zero dell’idrometro di Sesto, mentre quello superiore varia durante l’anno, in ragione della variazione stagionale degli afflussi e del rischio di piene: +1.25 m dal 15 marzo al 15 settembre, +1,00 dal 16 settembre al 31 ottobre; +1.50 m dal 1° novembre al 14 marzo. A ciò corrisponde una possibilità di invaso pari a 315/365 milioni di m3, che salgono a 420 milioni nel periodo invernale. Gli invasi si effettuano normalmente in corrispondenza dei periodi di maggiore piovosità (in primavera ed in autunno), oltre che nel mese di giugno a seguito dei cospicui apporti provocati dallo scioglimento nivale. L’utilizzazione dei volumi accumulati nel lago avviene nei periodi primaverile-estivo (utenze essenzialmente irrigue) e autunno-invernale (utenze industriali): compatibilmente con le disponibilità idriche accumulate nel lago, in tali periodi si erogano rispettivamente 255 m3/s e 150 m3/s. Una certa quantità d’acqua (DMV – Deflusso Minimo Vitale) va obbligatoriamente rilasciata nel Ticino per garantirne la funzionalità ecologica; le recenti disposizioni, che incrementano i valori di acqua da mantenere nei fiumi, vanno inevitabilmente a sottrarre risorse al mondo agricolo».

Inevitabilmente?

Inevitabilmente? Sarà. Ma vediamo quali sono le utenze principali legate al Consorzio. Per antico diritto, fra le utilizzazioni volte ad irrigare vasti territori sulla sponda lombarda e su quella piemontese, hanno prelazione d’uso le cosiddette Antiche Utenze (Navigli Grande, Langosco e Sforzesco; Roggia di Oleggio e numerose altre). Un’altra cospicua derivazione in sponda lombarda è il Canale Villoresi, costruito verso la fine dell’ottocento con lo scopo di irrigare i terreni alluvionali della zona a nord di Milano compresa tra il Ticino e l’Adda. Di più recente realizzazione (anni ‘50) è il canale demaniale Regina Elena, che costituisce la massima derivazione in sponda piemontese. Esso è stato concepito per integrare le portate del Canale Cavour, nel quale si versa al termine del suo percorso, allo scopo di estendere l’irrigazione in destra Ticino. La più grande derivazione industriale, tuttavia, è costituita dal complesso delle cinque centrali idroelettriche dell’Enel Greenpower (ex Vizzola): Porto della Torre, Vizzola, Tornavento, Turbigo Superiore e Turbigo inferiore. Nel suo basso corso il Ticino alimenta anche la centrale idroelettrica di Vigevano. Le elevate portate derivate da queste utilizzazioni industriali vengono restituite direttamente al fiume Ticino o immesse nei canali di utenti irrigui. Gli agricoltori sono convinti che si dovrebbero tenere in maggiore considerazione le esigenze della campagna mentre prevalgono logiche favorevoli all’industria: «Le attività di adduzione e distribuzione della risorsa idrica attraverso la rete consortile avviene tramite le prenotazioni d’acqua, rappresentate dalle sottoscrizioni delle dispense irrigue, da parte dei consorziati, che hanno necessità di irrigare i propri terreni secondo fabbisogni variabili, nella misura prevista dalle concessioni di derivazione d’acqua rilasciate al Consorzio» conclude Ubiali. Una dichiarazione che rilancia la palla nel campo degli agricoltori: infatti, sono loro a governare i consorzi irrigui che “prenotano” l’acqua del Lago. Organismi che sono presenti anche nel Cda del Consorzio del Ticino, anche se vi hanno un peso inferiore alla parte industriale.

Chi decide per l’agricoltura

Sono dunque i consorzi irrigui a gestire i tempi e le scelte di rilascio della risorsa idrica? «Esattamente, in base alle reali disponibilità d’acqua – conferma Mario Fossati, Direttore Est-Sesia -. Sempre più spesso condizionate dai mutamenti climatici in corso, che stanno determinando prolungati periodi di siccità e, ad una precisa programmazione che deve tener conto naturalmente, oltre alle esigenze idriche espresse da tutti i vari portatori di interesse, ad una serie di orientamenti di razionalizzazione e ottimizzazione della distribuzione della risorsa idrica anche in termini di risparmio. Le tempistiche delle asciutte, durante le quali viene tolta acqua ai canali, sono determinate del Consorzio, conciliando la necessità di effettuare le lavorazioni indispensabili per mantenere la tenuta infrastrutturale del reticolo e le esigenze idriche che si avranno durante le stagioni irrigue. Per quanto riguarda invece l’erogazione dell’acqua ai singoli utenti, la programmazione dei rilasci avviene, in base alle caratteristiche dei singoli canali, in modo da soddisfare tutte le sottoscrizioni attive».

Il futuro

Nel 2019 si esplicheranno gli effetti dei nuovi programmi di sviluppo degli investimenti pubblici a favore della rete di bonifica e di irrigazione. Le risorse consentiranno ad esempio una
importante ristrutturazione e l’impermeabilizzazione del Canale Adduttore Principale Villoresi. Ben 20 milioni di euro andranno al Consorzio Est Ticino Villoresi. Del che è estremamente soddisfatto il Presidente Alessandro Folli: «Il decreto in questione ha permesso di sbloccare dei fondi importantissimi e di cui c’era grande necessità. ETVilloresi potrà metter mano in modo incisivo all’impermeabilizzazione dello storico canale di proprietà, intervento determinante se consideriamo il risparmio idrico, che è sempre più prioritario perseguire a fronte dei cambiamenti climatici in corso. Preserviamo il suolo, arricchiamo ambiente e paesaggio, valorizziamo la Lombardia in chiave turistico-fruitiva ma anche culturale, produciamo energia pulita. Sarebbe, da parte nostra, un errore macroscopico gravare i nostri agricoltori con contributi ingiustamente elevati; preferiamo di gran lunga l’accesso a quei finanziamenti che possono permetterci la costante effettuazione delle manutenzioni necessarie. Gli amministratori dell’Ente sono ben consci che è necessario proseguire su questa strada» conclude Folli.

Il caro acqua e gli investimenti

Il problema è che ETVilloresi è al centro delle polemiche per aver alzato le tariffe: quel più 5,5% che gli agricoltori sono costretti a pagare non gratifica chi deve fare i conti con una risicoltura sempre meno redditizia. Il consorzio però fa sapere che nessuna risorsa va perduta; anzi, sul fronte degli usi complementari del reticolo è in crescita lo sviluppo dell’idroelettrico, che ha fatto registrare nell’anno scorso rendimenti positivi per quanto riguarda la parte commerciale; i ricavi permetteranno, tra l’altro, l’avvio di alcune progettazioni propedeutiche a nuovi investimenti. Proseguirà inoltre la collaborazione con Arexpo per la gestione idraulica e manutentiva dell’ex sito espositivo, che sta conoscendo una decisa riqualificazione basata anche sull’acqua, rispetto alla quale decisivo sarà il ruolo dell’Ente. L’azione strategica di ulteriore sviluppo dell’assetto del Consorzio riguarderà  anche la parte istituzionale e ulteriori risorse verranno destinate alla realizzazione di un nuovo sistema catastale, ai fini di migliorare il ciclo delle entrate, riducendo sensibilmente le possibilità di evasione; all’effettuazione di studi e sperimentazioni sulla rete, per quanto riguarda la gestione automatizzata dei nodi idraulici, la qualità delle acque e degli scarichi nei canali e in generale un utilizzo più razionale delle risorse idriche; alla progettazione nel rispetto della salvaguardia territoriale.

La siccità

Ma allora, ci sarà o non ci sarà la siccità nel 2019? Molto dipende dalla rete dei canali e molto dalle caratteristiche dei suoli. «Certamente la situazione allo stato attuale non è tra le più rosee – risponde Fossati -. Sinora ha piovuto pochissimo e le nevi attualmente accumulate in montagna non paiono al momento sufficienti a riequilibrare il quadro complessivo. Veramente i cambiamenti climatici in corso stanno condizionando pesantemente le produzioni agricole. Dovremo monitorare la situazione, che si presenta abbastanza critica». Autore: Martina Fasani

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Risicoltura
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