DOSSIER ANTI-CAMBOGIA: RISCHIO FALLIMENTI

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Il dossier predisposto dal governo italiano per chiedere l’adozione di misure di salvaguardia che fermino l’ondata di import agevolato dalla Cambogia prevede, nel caso in cui la richiesta non fosse accolta da Bruxelles, l’abbandono di migliaia di ettari a riso e il fallimento delle aziende risicole e soprattutto delle industrie risiere. Non si tratta di una prospettiva, ma della realtà presente: “i prezzi del riso greggio indica – recita infatti il dossier riferendosi alla campagna 2013/2014 – non sono stati remunerativi per gli agricoltori per tutta la campagna, scoraggiando il mantenimento della coltura; le scorte invendute sono aumentate; è diminuito il quantitativo lavorato dalle industrie italiane, in particolare di quelle che forniscono riso alla rinfusa alle industrie che confezionano in nord Europa”. Il documento prevede che, nell’eventualità in cui proseguano le importazioni di riso cambogiano a dazio zero, già nel corso della campagna corrente “le superfici seminate a riso indica caleranno del 21%; ci sarà un aumento delle superfici seminate a japonica, premessa della creazione di una eccedenza in questo segmento di mercato e di una conseguente probabile diminuzione di remuneratività anche del riso japonica nella campagna 2014/15; si verificherà una perdurante inadeguatezza dei prezzi del riso greggio indica”. Queste parole riflettono gli andamenti dei listini che abbiamo seguito negli ultimi mesi e guardando alla primavera del 2015, se l’Europa non porrà rimedio, è prevista una “ulteriore e drastica contrazione delle superfici seminate con inevitabili ripercussioni a livello economico, sociale e ambientale”. Dall’autunno 2015, poi, si riscontrerà secondo il governo italiano una “ulteriore minore disponibilità iniziale di riso greggio indica per l’industria; la difficoltà di quest’ultima di stipulare contratti con la Gdo europea con conseguente riduzione del giro d’affari; la diminuzione del personale occupato nelle industrie risiere e la crisi dell’indotto economico”, fino al “rischio di chiusura impianti” e al “rischio di fallimenti dell’industria”, a partire proprio da quelle che si sono specializzate nel segmento indica da collocare sul mercato europeo. Il dossier precisa anche che ai prezzi che stiamo vedendo in queste settimane il rischio fallimento è reale, in quanto le quotazioni del riso greggio indica sono “stabilmente al di sotto dei costi di produzione agricoli” e i risicoltori sono disincentivati a seminare riso. (ALTRI DETTAGLI SUL DOSSIER RISO ALLE ORE 13) (07.06.15)

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Risicoltura
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