DELTA ANTI CUNEO

Anti Cuneo salino

La sfida alla risalita del cuneo salino ed alla salinizzazione dei suoli compie un passo decisivo, grazie ai risultati del progetto “Agritech Spoke 4 UNIPD – WP4.2”, finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e curato dal Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali (TESAF) dell’Università di Padova. Laboratorio a cielo aperto, ancora una volta, è il Delta del Po, in uno studio pluriennale, che ha direttamente coinvolto il Consorzio di bonifica Delta del Po ed alcune aziende agricole: per la prima volta in Europa, una valutazione multidisciplinare su larga scala collega le dinamiche della salinizzazione agli impatti sulle colture attraverso un sistema integrato, che unisce telerilevamento, sensori di prossimità e modelli predittivi, basati sull’Intelligenza Artificiale.

TERRENI SONDATI PUNTUALMENTE

Attraverso l’impiego di sonde installate in terreni messi a disposizione da aziende per rilevare conducibilità elettrica, umidità e temperatura a diverse profondità, lo staff di ricerca ha potuto incrociare i dati di campo con le analisi satellitari, le rilevazioni con droni, oltre a dati e statistiche pluridecennali. Questo immenso patrimonio informativo è stato elaborato tramite algoritmi di Intelligenza Artificiale e “machine learning”, permettendo di mappare con precisione come il sale si propaghi in base alle variabili meteorologiche, alla struttura del suolo ed alla presenza di sostanza organica. Dal 2000 al 2024 la salinità costiera è drasticamente aumentata, manifestandosi però con un’intensità variabile: anche all’interno dello stesso terreno agricolo, parcelle di suolo diverse reagiscono in modo specifico e differente.

DAL DELTA DEL PO AL GLOBALE

La Presidente del Consorzio di bonifica Delta del Po, Virginia Taschini, evidenzia la rilevanza dei risultati ottenuti: «Questo studio e soprattutto l’approccio metodologico costituiscono uno strumento fortissimo che le realtà del territorio hanno a disposizione per dimostrare, nel confronto con le Istituzioni nazionali, la necessità di interventi specifici».

Il Presidente ANBI, Francesco Vincenzi, aggiunge: «E’ una battaglia, che ci vede protagonisti, ma la questione non può essere relegata ad una dimensione puramente locale, poiché ciò, che riguarda il Delta del Po coinvolge l’intera asta del Grande Fiume, cioè il giacimento dell’agroalimentare italiano, minacciato dalla crisi climatica. Lunedì prossimo presenteremo a Roma i dati sul consolidamento dei cambiamenti climatici sul nostro Paese».

«Grazie a queste nuove metodologie siamo in grado di analizzare e prevedere i fenomeni con il massimo rigore scientifico – aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – Questa oggettività permette di elaborare progetti dalla validità tecnica indiscutibile, mettendo le Istituzioni nelle condizioni ideali per sostenerli anche con le adeguate dotazioni finanziarie».

FASCE TAMPONE E BARRIERE ANTISALE

Conclude il Direttore del Consorzio di bonifica Delta del Po, Rodolfo Laurenti: «L’integrazione tra imponenti misure infrastrutturali come le barriere antisale di ultima generazione e soluzioni basate sulla natura (Nature-based Solutions) quali aree umide, fasce tampone e pratiche agronomiche per il ripristino della sostanza organica, costituisce il pilastro di una strategia multidisciplinare validata a livello internazionale».

Lo studio è infatti già parte della letteratura scientifica, grazie alla pubblicazione sulla prestigiosa rivista internazionale Science. Autore: Anbi

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