DEFLUSSO: LO STATO CONTRO IL PIEMONTE

deflusso
La proroga concessa dalla Regione Piemonte all’applicazione del deflusso ecologico è incostituzionale: questa è la tesi del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica che ha fatto avere all’amministrazione regionale una nota firmata dal capo dell’Ufficio legislativo con cui minaccia di impugnare la legge regionale piemontese n°9 dell’8 luglio 2025.

ARTICOLO 34 SOTTO ACCUSA

L’articolo 34 della norma piemontese proroga l’applicazione del deflusso – imposto dall’Europa e recepito dalla Direttiva Acque – al 31 dicembre 2026, fatte salve le sperimentazioni in corso, ma soprattutto stabilisce che tale deflusso “è calcolato in modo dinamico in base alla portata presente nella sezione di derivazione e non può essere eccedente il 30% della portata effettiva”. In altre parole, la legge piemontese allunga i tempi di entrata in vigore del deflusso e decide che l’acqua derivabile nei canali non debba essere inferiore al 70% e che il deflusso sarà calibrato in base alla variabilità stagionale e a quanta acqua c’è nei corsi d’acqua. Una scelta politica applaudita dal mondo agricolo ma stoppata da Pichetto Fratin.

LE DICHIARAZIONI DI MARNATI

«Ce l’aspettavamo – ammette l’assessore all’ambiente della Regione Piemonte Matteo Marnati – anche se non siamo d’accordo con il Ministro e con l’imposizione di valori rigidi di deflusso, tant’è vero che stiamo lavorando e continueremo a lavorare con Ente Risi e consorzi irrigui per sperimentare quali siano i valori realmente necessari di risorsa idrica da mantenere in alveo. Noi siamo certi che alcuni ecosistemi alimentati dall’irrigazione, come la risaia, abbiano una funzione di ricarica della falda e tutela dal rischio idrogeologico. Lavoriamo per dimostralo». La Regione si prepara al braccio di ferro giuridico, che forse finirà alla Corte Costituzionale. Gli uffici di Torino hanno già risposto picche al Ministero, preparandosi al contenzioso.

NIENTE FINI MIGLIORATIVI PER LA REGIONE

Per il momento, il ministero ha presentato una relazione giuridica in cui rileva “dubbi di legittimità costituzionale” in quanto la materia del deflusso ricadrebbe, a suo dire, tra le competenze legislative esclusive dello Stato in materia di ambiente e di ecosistema. Inoltre, nega che la Regione possa perseguire “fini migliorativi” e ciò potrebbe mettere in mora le stesse sperimentazioni. Sottolineando che non di proroga si tratta, in realtà, ma di rinvio delle disposizioni di legge e che la legge regionale sarebbe in contrasto con il Piano di Tutela delle Acque, afferma che la disposizione piemontese peggiorerebbe e non migliorerebbe la qualità delle acque.
Il parere giuridico elenca puntigliosamente tutti i motivi per cui la Regione non può modificare la quota di riduzione né i tempi di applicazione del deflusso ecologico e ricorda che “alla legislazione regionale e provinciale è consentito unicamente incrementare i livelli di tutela fissati dal legislatore statale”. In altre parole, può solo inasprire la norma e non rivederla in senso meno restrittivo.
Chiaramente, si scontrano due concezioni dell’utilizzo della risorsa idrica. Anzi, il ministero chiarisce che lui non ragiona affatto nei termini dell’utilizzo, ma solo in quelli della “conservazione” del bene idrico, vista in modo assoluto e non dinamico, come invece la vede la Regione, che applica rigidamente la Direttiva Acque europea, laddove le Regioni cercano di mediare tra la teoria ambientalista del Green Deal e la realtà delle colture irrigue e dei paesaggi che questa coltivazioni tengono in vita.

IMMISSIONE DI SPECIE ITTICHE E CHIUSURA POZZI

A tal proposito, un altro punto aggredito dal parere ministeriale è l’articolo 35 che autorizza l’immissione di specie ittiche autorizzate prima del 2020: anche su questo punto Pichetto Fratin rileva che anche i pesci sono materia riservata alla legislazione statale.
Colpito e affondato dal parere giuridico anche l’articolo 40 che esenta dalla chiusura i pozzi realizzati prima del 1966, invitando su questo punto a una valutazione caso per caso, previa la “riformulazione della norma” regionale. Insomma, un braccio di ferro su tutta la materia, cui Marnati replica così: «Noi siamo convinti del fatto che la direttiva Acque sia sbagliata e vada rivista, la legge regionale è vigente e sostenuta da studi e ragioni ambientali, ci prepariamo a difenderla in tutte le sedi».
E’ evidente che lo scontro inizia in Piemonte ma investirà tutte le Regioni che vorranno opporsi alla linea governativa sul deflusso ecologico, come avrebbero tentato di fare in passato, ad esempio, la Toscana e la Lombardia.
Ticino
L’assessore Matteo Marnati
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