CIOCCA IN CAMBOGIA: L’UE APRA GLI OCCHI

L'europarlamentare della Lega si è recato nel Paese asiatico per verificare la situazione reale

L’Europarlamentare della Lega Angelo Ciocca si è recato (a proprie spese) in Cambogia per verificare sul posto le condizioni di democrazia e rispetto dei diritti dei lavoratori che il paese dovrebbe attuare per poter usufruire delle agevolazioni europee del regime EBA, che permette ai paesi del sud est asiatico di esportare in Europa grandi quantità di riso a dazio zero. Ecco cosa ci ha raccontato, sulla via del ritorno.

Perché andare in Cambogia?

Dopo due anni di battaglie al Parlamento europeo per il settore agricolo ed in particolare sul riso ho deciso di recarmi direttamente nei paesi del sud est asiatico. L’obiettivo di questa missione era quello di verificare sul posto il rispetto dei requisiti che consentono ai paesi meno sviluppati agevolazioni nelle esportazioni verso Europa. Nello specifico per la Cambogia parliamo di ingenti quantità di riso che negli ultimi anni hanno creato gravi problemi alla filiera italiana.

Le agevolazioni sono state concesse per migliorare le condizioni dei contadini asiatici. Cos’ha riscontrato?

Nulla di questo accade. Mi sono recato nelle risaie cambogiane dove ho documentato le pessime condizioni dei lavoratori che utilizzano prodotti vietati per la coltivazione di riso in Italia e lo fanno senza le minime misure di sicurezza, a volte portando sulla testa un inutile casco da motocicletta e restando intere giornate a contatto con sostanze proibite che inevitabilmente finiscono nel riso che arriva poi sulle nostre tavole. Un riso amaro che dopo aver percorso oltre 12.000 km riesce a costare meno del riso prodotto dai nostri risicoltori. Questo dovrebbe farci riflettere sugli standard qualitativi e sullo sfruttamento dei lavoratori in questi Paesi.

Qual è la conclusione che si può trarre?

Un regime di agevolazioni volute da questa Europa – quello dei dazi zero ai Pma – ha fallito i suoi obiettivi ed ha creato gravissimi problemi ai risicoltori italiani che con maestria e passione coltivano il riso seguendo rigidi standard qualitativi con costi di produzione nettamente più elevati e che oggi sono in difficoltà.

E’ sicuro che lavoratori non abbiano beneficiato delle agevolazioni per le esportazioni a dazio zero?

Assolutamente no. Chi ne ha tratto vantaggio sono esclusivamente le multinazionali che vengono ad acquistare il riso ad un costo irrisorio, creando legami a livello governativo e lasciando i lavoratori nella miseria.

Il periodo nel quale si è recato in Cambogia coincide con la chiusura delle elezioni che hanno confermato ancora una volta il premier Hun Sen; si è parlato di elezioni farsa, che idea si è fatto sul posto?

Le recenti elezioni sono state la prova di una democrazia inesistente, alle votazioni si sono presentate 20 forze politiche, ma la maggioranza dei partiti in lizza non erano che movimenti di facciata, coordinati dal Cpp Partito popolare cambogiano che con il suo premier Hun Sen ha preso il pieno controllo dell’intera rappresentanza democratica di un paese. Una scelta obbligata quindi. Su 8 milioni di cambogiani con diritto di voto, 6 milioni si sono recati alle urne. Da questi 6 milioni di voti solo 4 milioni sono risultate le schede valide e ci chiediamo se tutte quelle annullate non fossero in contrasto al partito popolare cambogiano che, di popolare, non ha proprio nulla.

Qual è la situazione sociale cambogiana?

Anche visitando i quartieri del territorio dove nascono palazzi e strutture governative ci si rende conto del grande divario economico che divide il paese. Da una parte baracche di cittadini e lavoratori prive dei servizi essenziali come acqua ed elettricità con condizioni igieniche allarmanti mentre, dall’altra, palazzi governativi sontuosi, auto di lusso e confort di ogni genere. Risulta quindi palese come una piccola parte del territorio si arricchisca a dispetto al resto del paese, sfruttando i lavoratori e la loro salute. Non sono questi i requisiti di democrazia previsti dalle esenzioni alle esportazioni ed è ora che l’Europa se ne accorga.

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