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CHI GUIDERA’ L’EST SESIA?

da | 5 Set 2017 | NEWS

Vinzaglio

C’è aria di elezioni all’Est Sesia. Sì, sì, avete capito bene. Malgrado la presidenza Caresana scada nel 2020 le bocce hanno iniziato a muoversi. Il boccino, per ora, è in mano a Confagricoltura, che tradizionalmente esprime il presidente e altrettanto tradizionalmente si accapiglia sulle sponde del Ticino, per stabilire se debba essere piemontese o lombardo. E’ proprio l’accordo interregionale del 2016 ad aver mosso le acque. Anticipando le modifiche statutarie, quel passaggio ha portato alla nomina del vicepresidente Giovanni Desigis, ex Confagricoltura oggi in quota Coldiretti, ma soprattutto vicino alla Giunta regionale lombarda. Dopo aver ottenuto il numero due si dice che la bonomiana ambisca ad esprimere il presidente, ufficialmente per mettere al riparo l’ente dalle mire dei cittadini, i cui comitati vorrebbero sottrarre al mondo agricolo il controllo dei consorzi irrigui. Peccato che, mentre in altri consorzi lombardi il rinnovo è imminente, in Est Sesia i giochi, tecnicamente, inizino solo nel 2019, con la nomina dei rappresentati di distretti e tenimenti, per concludersi l’anno successivo con quella del nuovo presidente, al termine di un iter complicatissimo.

La situazione sembra dunque invogliare i sindacati a confrontarsi anzi tempo sul futuro capo delle acque del più grande consorzio irriguo della risicoltura. La crisi idrica di questi anni, del resto, ha scoperto i nervi dei risicoltori e il risanamento dell’Ente irriguo – che in passato era stato coinvolto in scandali finiti con un tintinnar di manette – autorizza a credere che quella dell’Est Sesia sia nuovamente una poltrona appetibile. Per questo, alle prime mosse della Coldiretti, l’organizzazione avversaria ha schierato la contraerea. I “gialli” puntano su Desigis presidente? Confagricoltura schiererebbe addirittura due candidati lomellini, Mauro Maregatti e Camillo Colli (ovviamente, in Confagricoltura smentiscono). E come outsider di lusso, nella singolar tenzone, spunta anche il nome di Giovanni Daghetta – lomellino pure lui – che è presidente della Cia Lombardia. Quest’ultimo, interpellato, si trincera dietro un solenne “no comment” anche se poi ammette che serve una revisione delle politiche irrigue per difendere la risicoltura dalle captazioni industriali e urbane e soprattutto dal deflusso minimo vitale del Po, che anche quest’estate l’ha assetata… Insomma, si sta discutendo del futuro governo delle acque e nel mentre si fa campagna elettorale, anche con incontri “riservatissimi” per tessere le fila di una trama lunghissima. Se ne è tenuto uno a luglio, in Confagricoltura Lombardia, chiesto dall’Unione agricoltori di Novara per contrastare l’avanzata “gialla” ma nella realtà per saggiare se sia ancora possibile una presidenza piemontese dell’ente irriguo. Chi c’era commenta la corsa alla poltrona con un sornione “cerchez la femme”…

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