CARBON FARMING IN RISAIA

Neutralità climatica al 2050, certificazione dei crediti di carbonio, gestione del metano in risaia e nuove opportunità economiche per le aziende risicole lombarde. Sono stati questi i temi al centro del terzo incontro del progetto Ri.So “Riso Sostenibile – Conoscere per Coltivare”, finanziato dal’Intervento SRH04 – Azioni di Infromazioni del CSR 2023-27 di Regione Lombardia e organizzato da Agricola 2000 (capofila) e dal Distretto Rurale Riso e Rane, che si è svolto l’11 febbraio alla Cascina Lasso di Morimondo (MI). Un appuntamento tecnico, rivolto a risicoltori, tecnici e consulenti, che ha messo a fuoco con taglio operativo cosa significa oggi parlare di carbon farming in risicoltura, tra quadro normativo europeo, modellistica di simulazione e concrete prospettive di mercato.

CREDITI DI CARBONIO: COSA CAMBIA CON IL NUOVO REGOLAMENTO

Ad aprire i lavori è stata Silvia Motta (ERSAF Lombardia) che ha inquadrato il tema nel contesto della strategia europea per la neutralità climatica al 2050 e del nuovo Regolamento europeo sui crediti di carbonio approvato nel dicembre 2024. Il provvedimento introduce una cornice comune per la certificazione delle rimozioni di carbonio e della riduzione delle emissioni, con l’obiettivo di garantire trasparenza, credibilità e tracciabilità.

Il regolamento stabilisce criteri stringenti su quattro pilastri: addizionalità, quantificazione robusta, permanenza e sostenibilità ambientale. In particolare, le metodologie tecniche – oggi in fase di definizione operativa – dovranno chiarire le attività ammissibili, la definizione della baseline, il calcolo delle rimozioni e delle emissioni, le modalità di monitoraggio e le prove di addizionalità rispetto alle pratiche già sostenute dalla PAC.

Nella bozza metodologica in fase di lavorazione, nell’ambito dell’agricoltura e dell’agroforestazione su suoli minerali rientrano pratiche come cover crop, rotazioni, ritenzione dei residui colturali, riduzione delle lavorazioni, gestione ottimizzata delle fertilizzazioni, miglioramento dei pascoli e sistemi agroforestali. Per la risicoltura, però, emerge una specificità: secondo le linee guida IPCC, nei suoli minerali non viene contabilizzato il metano prodotto dal suolo in sé. Questo aspetto dovrà essere portato all’attenzione del legislatore europeo, in quanto nella risicoltura è un gas climalterante di grande impatto nelle pratiche legate alla sommersione.

ECOSCHEMI E MISURE AMBIENTALI

Silvia Motta ha evidenziato anche il ruolo della PAC 2023-2027 in Regione Lombardia: BCAA, Ecoschemi e misure agroambientali volontarie (tra cui SRA01, SRA03, SRA06, …) contribuiscono già allo stoccaggio del carbonio. Così come sono previsti finanziamenti per attrezzature funzionali alla minima lavorazione. Resta, però, aperta la questione della compatibilità tra contributi PAC e futuri crediti di carbonio: la pratiche del carbon farming ammesse, infatti, dovranno essere realmente addizionali e non già sostenute da altri contributi pubblici.

Uno snodo cruciale riguarderà, poi, la definizione della baseline: aziendale o di areale? In Italia, il CREA sta lavorando su modelli di riferimento territoriali per semplificare le procedure; in un contesto frammentato come quello italiano, però, il tema resta delicato, soprattutto per le aziende già virtuose che rischiano di vedere ridotto il margine di miglioramento certificabile.

STOCCAGGIO DEL CARBONIO NEL SUOLO: COSA DICE LA RICERCA

Il passaggio dalla norma alla pratica è stato affrontato da Alessia Perego (DiSAA – Università degli Studi di Milano), che ha illustrato le basi agronomiche dell’accumulo di carbonio organico nel suolo. La fotosintesi, la produzione di biomassa, la gestione dei residui e la fertilizzazione – in particolare quella organica – rappresentano i principali driver di incremento dello stock di carbonio.

Le metanalisi citate mostrano che la concimazione organica, integrata con quella minerale, produce effetti positivi sullo stoccaggio già dopo cinque anni, soprattutto nei climi non particolarmente caldi e nei suoli più pesanti, grazie alla maggiore stabilizzazione della sostanza organica. Al contrario, sistemi sotto-concimati o eccessivamente “low input” possono ridurre la resa e, nel medio periodo, lo stock di carbonio, per un minore apporto di residui.

Le cover crop si confermano uno strumento efficace: le graminacee apportano biomassa, le leguminose – come la veccia – contribuiscono con azoto disponibile per la coltura successiva. Tuttavia, tutto deve essere modulato sulle condizioni pedoclimatiche e sulla domanda di azoto del riso.

Nell’ambito della risicoltura, esperienze italiane mostrano che il passaggio da aratura a minimum tillage o no-tillage non determina automaticamente un incremento dello stock di carbonio totale, anche se si osserva una maggiore concentrazione superficiale nelle minime lavorazioni. In risaia, si è ricordato, le dinamiche di mineralizzazione sono peculiari, con i rischi di fermentazione anaerobica e produzione di metano elevate a causa della sommersione.

MODELLI DI SIMULAZIONE E RMV: ARMOSA

Elemento chiave per il carbon farming è il sistema MRV (Measurement, Reporting, Verification). In questo contesto rientrano i modelli di simulazione, capaci di stimare emissioni e rimozioni lungo il ciclo colturale. Il modello ARMOSA, sviluppato dall’Università degli Studi di Milano in collaborazione con ERSAF e calibrato per le condizioni italiane, è in grado di integrare i dati sul suolo, il meteo giornaliero e le pratiche di gestione agronomica (rotazioni, residui, lavorazioni, fertilizzazioni, irrigazioni).

Certificato da VERRA nel febbraio 2025 per diversi contesti climatici europei, ARMOSA consente di simulare scenari rispetto a una baseline definita, stimando emissioni di anidride carbonica (CO₂), protossido di azoto (N₂O) e metano (CH₄) e variazioni dello stock di carbonio. Questo approccio riduce i costi rispetto alle esclusive misure in campo e permette di individuare i driver più efficaci per migliorare le performance ambientali aziendali, in ottica di miglioramento delle pratiche.

METANO: LEVE TECNICHE E COMPROMESSI GESTIONALI

Simone Pelissetti (UptoFarm srl) ha concentrato l’attenzione sulla generazione dei crediti di carbonio in risicoltura. L’impronta carbonica del riso, in particolare, è dominata dal metano, con emissioni anche dieci volte superiori rispetto a quelle del mais da granella nel ciclo di campo. La leva principale, in particolare, è la gestione dell’acqua: si può affermare che le emissioni di CH₄ sono proporzionali ai giorni di sommersione.

Tecniche come l’Alternate Wetting and Drying (AWD) possono ridurre le emissioni in modo significativo ma richiedono precisione gestionale e condizioni pedologiche e disponibilità irrigua adeguate, non sempre riscontrabili nelle risaie italiane. E’ vero, però, che anche una sola asciutta in levata può generare riduzioni apprezzabili senza compromettere la resa.

Altre leve riguardano la gestione del carbonio labile: l’interramento anticipato dei residui in condizioni di minore mineralizzazione, oppure la rimozione delle paglie per ridurre il substrato fermentescibile. Le rotazioni e le cover crop possono contribuire, purché interrate per tempo per evitare picchi emissivi in fase di sommersione. Le cover crop, poi, vanno adeguatamente gestite affinchè possano offrire le loro potenzialità: la veccia, ad esempio, soffre particolarmente il freddo e va seminata non troppo avanti nella stagione dopo la raccolta. Una semina con riso in piedi, ad esempio realizzata con drone, risolve questo problema e garantisce buone performance della cover.

È emerso con chiarezza, quindi, che non esiste una soluzione unica. La gestione dell’acqua, in particolare, deve tenere conto del ruolo sistemico della risaia negli agro-ecosistemi lombardi: eliminare completamente la sommersione non è realistico né auspicabile, anche per gli equilibri idrici di bacino che partono dalla ricarica delle falde.

PROSPETTIVE DI FILIERA E INSETTING

Simone Pellissetti ha illustrato al pubblico come si articola, nel concreto, un percorso di generazione dei crediti di carbonio: dalla definizione della baseline, alla pianificazione delle azioni tramite simulazioni modellistiche, all’implementazione, fino alle fasi continue di monitoraggio, verifica e registrazione finale dei crediti.

Un credito, lo ricordiamo, equivale a una tonnellata di CO₂ equivalente. Le stime indicano che, mentre nelle colture aerobiche si può generare circa 1 credito/ha (che, ad oggi, vale circa 40 €/ha), nella risicoltura la riduzione delle emissioni di metano potrebbe portare a 5-6 crediti/ha, per un valore di circa 200 €/ha, cioè fino ad un intorno di 3 €/quintale di potenziale valore aggiunto.

Tuttavia, i costi di certificazione e delle pratiche di MRV restano elevati. Per questo anche in Italia stanno emergendo modelli cosiddetti “di insetting” di filiera, dove riserie e industrie della trasformazione valorizzano internamente la riduzione delle emissioni lungo la catena di approvvigionamento. In questi casi il beneficio per l’agricoltore può tradursi in un premio di prezzo o in servizi tecnici aggiuntivi, seppure è da definirsi nell’ambito della relazione tra produttore e attore della filiera a valle.

CONCLUSIONI

La conclusione condivisa a Morimondo è che la risicoltura lombarda ha un potenziale reale nel carbon farming ma che la sostenibilità deve essere tecnica, prima ancora che ambientale. Le pratiche vanno calibrate su ogni azienda, tenendo conto dei vincoli normativi – incluso il premio accoppiato per le colture sommerse che implica lunghi periodi di permanenza dell’acqua sul suolo – nonchè degli equilibri agronomici. Il carbon farming, perciò, può diventare un’opportunità ma solo integrando innovazione, redditività e gestione consapevole del sistema risaia. Autore: Azzurra Giorgio

Vuoi essere informato delle novità? Compila il modulo newsletter e whatsapp presente in home page. Se vuoi leggere ricette trovi tutto su http://www.risotto.us. Se coltivi anche grano leggi www.granoitaliano.eu

 

Nuova ricerca

Iscriviti alla nostra Newsletter e al servizio Whatsapp!

Informativa sulla Privacy

Informativa sulla Privacy - WhatsApp

Cliccando "Accetto le condizioni" verrà conferito il consenso al trattamento dei dati di cui all’informativa privacy ex art. 13 GDPR. 

* Campo obbligatorio

Articoli correlati

ASCIUTTA IN VIETNAM
RIALZINO
BECCATE STA RIFORMA!
FRODE: PARLA FEDERBIO
FALDA IN DIFFICOLTA’
RIFINANZIARE IL DELTA DEL PO
FA ARROSSIRE LE RESISTENZE

Leggi anche: