«CAMBIARE GESTIONE DELL’ACQUA!»

Richiesta di Garbelli (Confagricoltura) al tavolo lombardo sulle riserve idriche

Bisogna adeguare la gestione dei grandi laghi al cambiamento climatico, senza cercare inutili capri espiatori. E’ la tesi sostenuta da Giovanni Garbelli, vice-presidente di Confagricoltura Lombardi al ‘Tavolo per il monitoraggio delle riserve idriche’, che si è tenuto nei giorni scorsi in Regione Lombardia alla presenza degli Assessori Fava, Beccalossi e Terzi. Quattro i punti messi in luce da Confagricoltura Lombardia. Il primo riguarda la regolazione dei “grandi laghi” e dei bacini “idroelettrici di montagna”. Come infatti ha sottolineato Garbelli, «il ripetersi negli ultimi 5 anni di stagioni autunno-invernali particolarmente secche ha evidenziato la necessità di una regolazione adeguata dei bacini così da assicurare riserve idriche sempre prossime alle massime capacità d’invaso, ovviamente nel rispetto dei principi di sicurezza idraulica dei territori ma anche con l’adozione di protocolli di regolazione sempre più attenti alla conservazione della risorsa».

In secondo luogo, durante l’incontro, Confagricoltura Lombardia ha sottolineato gli esiti positivi della sperimentazione condotta da Regione Lombardia attraverso i consorzi di bonifica per il passaggio ad un deflusso minimo vitale pari al 5% e non più al 10% delle portate medie, che si è dimostrato sufficiente a tutelare la fauna ittica e l’ambiente, e nello stesso tempo in grado di limitare lo spreco d’acqua. L’Organizzazione ha poi ribadito la necessità di dare avvio a una fase di infrastrutturazione dei bacini imbriferi attraverso la realizzazione di strutture di laminazione dei fiumi e alla creazione di bacini di accumulo interaziendali recuperando aree di escavazione di inerti dismesse.

Infine, Confagricoltura ha voluto sottolineare quanto tecniche di irrigazione generalmente considerate dispersive rispetto all’utilizzo della risorsa (scorrimento, sommersione), nei fatti hanno invece ampiamente dimostrato tutto il loro effetto positivo soprattutto sui livelli di falda o sull’alimentazione dei fontanili. In altre parole, non si cerchi un capro espiatorio nella risicoltura!

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