BOOM PRODUTTIVO IN CINA

Campagna per l'autosufficiente alimentare

La produzione di riso in Cina ha registrato un aumento del 3,9% nel 2020 dopo sette anni consecutivi di calo, secondo l’Ufficio Nazionale di Statistica cinese. La notizia è stata diffusa dal sito Gaotrade, operatore specializzato nell’analisi dei mercati risicoli internazionali. In Cina la produzione ha raggiunto i 27,29 milioni di tonnellate, con un aumento di 1,03 milioni di tonnellate rispetto al 2019.  Il costante aumento della produzione di riso precoce è dovuto principalmente a un’impennata nell’area di coltivazione, anche se le gravi inondazioni in alcune parti della Cina meridionale hanno portato a un calo della resa per unità di superficie, afferma Li Suoqiang, un funzionario della NBS. Ma dietro queste scelte ci potrebbe essere anche una strategia a lungo termine: alcuni osservatori storici dell’economia cinese credono che la campagna contro lo spreco di cibo, avviata da Xi Jinping, sia parte di uno sforzo a lungo termine per aumentare l’autosufficienza alimentare. La nuova campagna nazionale contro lo spreco di cibo in Cina ha scatenato un raro attacco di speculazione sulla capacità del governo di nutrire in modo sicuro i suoi 1,4 miliardi di cittadini di fronte a inondazioni, epidemie, locuste e tensioni crescenti con alcuni dei suoi maggiori partner commerciali.

L’improvvisa e massiccia spinta a contenere il problema degli scarti – nota come “Clean Plates Campaign” – ha sconcertato gli esperti che tengono d’occhio il più grande consumatore mondiale di ogni tipo di alimentoi, dai cereali alla carne. I funzionari governativi hanno sottolineato che le riserve alimentari del Paese sono abbondanti, ma alcuni osservatori hanno comunque messo in dubbio i tempi di una campagna volta a ridurre i consumi quando l’economia cinese si sta ancora riprendendo dagli effetti dell’epidemia di coronavirus. Bloomberg ha discusso dell’iniziativa con quasi una dozzina di commercianti agricoli, funzionari di aziende alimentari e ricercatori dell’industria, la maggior parte dei quali ha dichiarato di ritenere che la spinta sia mirata a ridurre la dipendenza dalle importazioni di cibo in preparazione a possibili interruzioni delle forniture. Il Ministero dell’Agricoltura cinese non ha risposto a una immediata richiesta di commento. «I timori di interruzioni di fornitura dovute a Covid-19 hanno indotto i leader cinesi a ribadire la sicurezza alimentare e l’autosufficienza alimentare», ha detto Darin Friedrichs, analista senior di StoneX Group Inc. a Shanghai. «Questo include la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di cereali dall’estero, ma anche gli sforzi per ridurre lo spreco di cibo a livello nazionale». Le tensioni politiche hanno minacciato i flussi commerciali di alcune materie prime, e all’inizio di quest’anno i governi hanno iniziato a ridurre le esportazioni e a salvaguardare le forniture locali a causa delle preoccupazioni per il coronavirus – limitando la disponibilità di spedizioni di cibo verso altri paesi. Fortemente dipendenti dalle importazioni di proteine per nutrire i propri cittadini, le preoccupazioni per le interruzioni della catena di approvvigionamento alimentare globale sono particolarmente importanti per la Cina, i cui leader del Partito Comunista hanno da tempo fatto dello sviluppo economico e dell’arricchimento personale il fulcro del loro governo. Il mondo potrebbe trovarsi ad affrontare “carestie multiple di proporzioni bibliche nel giro di pochi mesi”, ha avvertito in aprile il direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale David Beasley, citando l’impatto dell’epidemia di coronavirus, nonché i disastri naturali più frequenti e i cambiamenti climatici.  Alcuni elementi particolarmente drammatici hanno contribuito alle preoccupazioni sull’approvvigionamento alimentare in Cina quest’anno. Le province meridionali del Paese hanno subito massicce inondazioni e sciami di locuste. I prezzi della carne di maiale stanno cominciando a crescere, anche se la Cina sta cercando di ricostituire la sua offerta dopo che un’epidemia di peste suina africana ha devastato il partimonio zootecnico, contribuendo a un aumento generale dell’inflazione che riguarda gli alimenti. I timori che le merci importate possano essere contaminate dal coronavirus si sono aggiunti alla pressione interna: la città meridionale di Guangzhou ha infatti ordinato alle aziende di conservazione frigorifera di sospendere le importazioni di carne e frutti di mare congelati dalle regioni colpite dal virus dopo che il governo locale nella vicina Shenzhen ha scoperto Covid-19 sulle ali di pollo importate dal Brasile. La spinta del presidente Xi Jinping ad affrontare il problema “scioccante e angosciante” degli avanzi scartati è stata rapida e intensa, e la legislatura nazionale ha previsto di accelerare l’introduzione di nuove regole come parte dello sforzo. Gli streamer in diretta che si filmano mentre mangiano enormi quantità di cibo sono stati censurati (questi “eating show” sono popolari in alcune parti dell’Asia settentrionale), mentre le associazioni di catering hanno esortato i ristoranti a porre dei limiti al numero di piatti che gli avventori possono ordinare. Xi ha incoraggiato il suo Paese a rafforzare la propria forza economica interna di fronte all’intensificarsi dei rischi esterni, tra cui le crescenti tensioni con gli Stati Uniti. Alcuni osservatori veterani della Cina ritengono che la campagna sullo spreco di cibo, lanciata dal presidente la scorsa settimana, sia parte di un simile sforzo a lungo termine per aumentare l’autosufficienza alimentare. Il ministro dell’Agricoltura Han Changfu ha sottolineato questo mese l’importanza di mantenere la ciotola di riso della popolazione riempita di cereale coltivato localmente. La campagna suggerisce che il governo ha iniziato a prepararsi per uno scenario teorico del peggiore dei casi di carenza di cibo, hanno affermato alcune delle  persone intervistate da Bloomberg, che però hanno rifiutato di essere identificati data la sensibilità dell’argomento in un momento come questo.

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