Alla fine della campagna di commercializzazione la Associazione Risicoltori Piemontesi salderà i conti delle aziende agricole che le hanno affidato i propri raccolti da vendere. Quest’anno, nel mese di novembre è stato erogato un anticipo di 30 euro al quintale. Purtroppo, però, l’andamento dei prezzi del riso è disastroso e – se la situazione dei listini resta quella che conosciamo – il presidente ARP, Simone Perazzo (nella foto), ha tutte le ragioni per lamentarsi a nome della categoria dei produttori: «Noi venderemo al meglio, ma potrebbe essere un meglio davvero magro quest’anno. I conti si fanno alla fine, certo, ma se la media resta così bassa ci toccherà saldare troppo poco e le aziende necessitano di risorse ben maggiori, dinnanzi al boom dei costi».
UREA E GASOLIO ALLE STELLE
L’Associazione vende e salda in linea con il mercato. I suoi soci hanno il vantaggio di percepire un anticipo importante e quindi l’insoddisfazione del presidente è quella di tutto un settore che vede i prezzi deprimersi e i costi impennarsi. «Con la guerra, urea e gasolio salgono alle stelle – prosegue Perazzo – e i diserbanti non calano. Chiediamo alle istituzioni – Regione e Governo – delle misure straordinarie per evitare che la risicoltura perda attrattività e a molti agricoltori vada a spegnersi l’entusiasmo. Forse a qualcuno fa piacere che la pianura risicola sia spartita tra quattro o cinque fondi d’investimento, ma noi vogliamo conservare la radice popolare di quest’agricoltura e schieriamo gli strumenti della cooperazione per rendere conveniente coltivare e vendere in forma associata».
MAGAZZINI PER CHI NON VUOL VENDERE
ARP mette a disposizione i propri magazzini da 50mila quintali per chi vuole conservare una parte del raccolto, aspettare tempi migliori e strappare un prezzo più importante per il proprio risone: «abbiamo forme di credito e di assicurazione a tutela del nostro prodotto ma chiediamo l’intervento delle istituzioni a sostegno di una risicoltura che è presidio del territorio, difesa idrogeologica, custodia dell’ambiente e naturalmente produzione sostenibile di cibo, un elemento che l’Europa sembra sottovalutare nei suoi negoziati commerciali ma che, soprattutto in tempi di guerra, ha un valore strategico» conclude il presidente. L’Associazione vercellese annovera 150 soci e commercializza ogni anno 400mila quintali di risone.
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