AREE NATURA 2000 NEL PARCO DEL TICINO

L'area protetta passera da 90 a 120mila ettari e comprenderà numerosi siti lomellini

Al Parco del Ticino andrà la gestione di tutte le aree Natura 2000 della Lomellina, per un totale di 30 mila ettari: lo prevede la legge regionale di razionalizzazione dei parchi lombardi ( L.R. 28\2016 ). L’area protetta passerà così da 90.000 a 120.000 ettari di territorio da tutelare, sebbene non si sappia ancora però non si sa se e con quali risorse economiche aggiuntive. I  siti la cui gestione passerà  al Parco del Ticino Lombardo sono i seguenti.

L‘Abbazia di Acqualunga, a Frascarolo: la riserva naturale orientata occupa un quadrilatero irregolare, ben delimitato da rogge e strade vicinali, nella bassa pianura lomellina. L’interesse naturalistico si concentra nel bosco a nord, racchiuso dal reticolo irriguo di Roggia Poella, Rio Vecchio e Cavone di San Martino. Nella parte meridionale è insediata una delle garzaie più interessanti della regione.

Il Boschetto di Scaldasole: il piccolo bosco di Scaldasole deve la sua importanza al fatto di essere una delle pochissime formazioni forestali residue della Lomellina. L’interesse botanico-forestale dell’area è particolarmente spiccato in quanto il bosco occupa un dosso sabbioso, una formazione geologica caratteristica della pianura pavese di origine ancora controversa.

La Garzaia della cascina Isola di Langosco: la Riserva si trova sulla sinistra del fiume Sesia nella Lomellina occidentale. Nonostante alcuni interventi di miglioramento ambientale, tra cui la messa a dimora di alcune specie arboree autoctone, l’area attualmente ospita solo una piccola colonia di airone cinerino.

La garzaia del Bosco Basso, a Breme  e a Sartirana Lomellina: la zona umida, circondata da campi coltivati a pioppeti, è alimentata da risorgive naturali originate dall’affioramento della falda da cui partono il Cavo Giardino e il Colatore Massa. Si caratterizza per i fontanili grazie ai quali vivono numerose specie animali e vegetali (ontano nero, salicone, canneto). Ospita una garzaia di airone rosso, nitticora e garzetta.

La Garzaia della Roggia Torbida, a Bressana Bottarone (l’unica fuori dalla Lomellina, con gli stagni di Lungavilla): situata in un’ansa del Po, la Garzaia è a stretto contatto e, al contempo, isolata rispetto ai circostanti interventi umani. In un impenetrabile sottobosco, un sistema di canali e acquitrini fa vivere un canneto e un bosco igrofilo. E’ riconosciuta Sito di Importanza Comunitaria per gli habitat prioritari ed è tra i pochi siti Rete Natura 2000 in Oltrepò.

La Garzaia di Villa Biscossi: la riserva, poco a nord dell’omonima villa settecentesca, all’inizio degli anni ’70 ospitava una delle colonie di aironi più popolose d’Italia, ma successivi disboscamenti portarono all’abbandono. Negli anni ’90 è stata avviata la ricostruzione di un ambiente umido idoneo alla riproduzione degli uccelli acquatici.

La palude Loja di Sant’Angelo Lomellina e Zeme: la Riserva occupa una striscia di terreno, larga mediamente 100 metri, di natura paludosa, percorsa dalla Roggia Raina. Il suolo costantemente umido, ha favorito lo sviluppo di una vegetazione di ontani neri, salici e cannucce di palude, un tempo molto comune in Lomellina e oggi sporadica, tanto da essere oggetto di tutela.

Gli stagni di Lungavilla: la Riserva è situata tra i torrenti Coppa e Staffora in una zona interessata, nel secolo scorso, da massicce attività estrattive. E’ un importante esempio di recupero ambientale con finalità naturalistiche e didattiche. Sono presenti numerose specie vegetali palustri e il sito costituisce un’area prediletta per lo svernamento di molte specie di uccelli acquatici.

La garzaia della Cascina Rinalda a Galliavola e Pieve del Cairo: è una piccola ma importante area nella rete ecologica della Lomellina. Offre, infatti, ospitalità a molte specie di uccelli che, grazie alla presenza costante di ambienti acquatici, possono fermarsi durante l’inverno. Fra gli uccelli nidificanti si segnalano la cannaiola, il cannareccione, il picchio rosso maggiore e il picchio verde, raro nella Pianura Padana.

La garzaia della Verminesca, a Sant’Angelo Lomellina  e Pieve del Cairo: Si sviluppa su una fascia di terreno stretta e lunga, conformazione che favorisce la formazione di specchi d’acqua stagnante. Quattro sono le specie di aironi che formano la ricca colonia: nitticore, garzette, aironi rossi e sgarze ciuffetto. Tra la vegetazione palustre nidifica il tarabusino, un piccolo airone solitario dalla spiccata vocazione al mimetismo.

La garzaia di Celpenchio, a Cozzo e Rosasco: presenta le condizioni ambientali più idonee all’airone rosso che nidifica abitualmente tra le canne e sui rami bassi dei saliconi. Da molti anni qui si riproduce una delle più numerose colonie di aironi rossi d’Europa e della Lomellina. Nella Garzaia trovano ospitalità anche sgarze ciuffetto, nitticore, garzette e molteplici uccelli d’acqua.

La garzaia di Gallia, a Galliavola: riveste un elevato interesse naturalistico e ambientale per la presenza di residui lembi boscati, in parte adatti al reinsediamento di una garzaia, e di zone umide ormai estremamente scarse nel territorio circostante. E’ stata classificata come habitat d’importanza europea.

La garzaia di Sant’Alessandro, a Zeme: occupa un’ampia area di forma molto irregolare costituita da terreni paludosi. La varietà degli ambienti ha favorito, negli anni, la nidificazione di alcune specie di aironi che si riproducono in Italia come airone cenerino, nitticora, airone rosso, garzetta, sgarza ciuffetto, airone guardabuoi. Ospita anche altre specie di uccelli sia nidificanti sia migratori.

La garzaia di Sartirana: occupa un’antica lanca abbandonata dal fiume Sesia mantenuta attiva artificialmente. E’ un monumento naturale notevole non solo per la presenza della garzaia, ma anche per le caratteristiche botaniche e faunistiche del suggestivo paesaggio, meritevole di essere conservato come patrimonio storico.

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