Secondo numerose fonti, tra cui Grano italiano, è stato acceso un faro importante sui recenti sviluppi relativi al rinnovo della Politica Agricola Comune – PAC post-2027. Al centro del dibattito ci sono le nuove regole dell’Organizzazione Comune dei Mercati, OCM agricola, per il periodo 2028-2034. La PAC, introdotta negli anni ‘90 in sostituzione del precedente regime di sostegno ai prezzi, consente di erogare aiuti agli agricoltori di tutta Europa.
MA COME VENGONO SPESI I SOLDI EUROPEI?
Nel 2023, sono stati spesi 38,16 miliardi di euro in pagamenti diretti agli agricoltori e 12,95 miliardi di euro per lo sviluppo rurale. Ulteriori 2,67 miliardi di euro sono stati impiegati per sostenere il mercato dei prodotti agricoli.
Nello stesso anno la Francia ha ricevuto la quota maggiore dei finanziamenti agricoli dell’UE, un totale di 9,5 miliardi di euro, seguita da Spagna, € 7,1 miliardi, Germania, € 6,1 miliardi, Italia, € 6,1 miliardi e Polonia, € 5,1 miliardi. Seguono, via via, tutti gli altri paesi.
Come suddividono i propri fondi in diversi paesi?
I pagamenti sono divisi tra tre voci specifiche:
SOSTEGNO DIRETTO AL REDDITO DEGLI AGRICOLTORI
Oltre 5,9 milioni di agricoltori europei beneficiano del sostegno diretto al reddito previsto dalla politica agricola comune.
Questi aiuti consentono una maggiore stabilità del reddito e li ricompensano per la cura del paesaggio rurale e dell’ambiente. L’importo del sostegno dipende dalle dimensioni dell’azienda agricola in ettari, dal tipo di coltivazione e dal paese di appartenenza.
SVILUPPO RURALE, IL 28% DEI FONDI
Sono 3,5 milioni gli agricoltori che beneficiano dei progetti dell’UE relativi allo sviluppo rurale. Questi progetti contribuiscono a garantire la competitività dell’agricoltura, a mantenere la gestione sostenibile delle risorse naturali, l’azione per il clima e aiutano a sviluppare le economie e le comunità rurali. Vengono erogati su progetti specifici.
I beneficiari delle misure di mercato sono circa 110.000. Le misure di mercato mirano a stabilizzare i mercati agricoli, prevenire l’aggravarsi delle crisi di mercato, stimolare la domanda e aiutare i settori agricoli dell’UE ad adattarsi meglio ai cambiamenti del mercato.
SOSTEGNO AL MERCATO AGRICOLO, IL 5% DEI FONDI
Tuttavia i singoli stati suddividono autonomamente queste quote. Per esempio la Francia destina ben il 72% dei contributi ai pagamenti diretti mentre l’Italia solo il 59%, preferendo intervenire su processi specifici e misure agro-ambientali a cui vanno ben il 41% dei fondi.
FINANZIAMENTI SIGNIFICATIVI PER IL REDDITO DEGLI AGRICOLTORI?
Guardando al quadro generale, emerge con chiarezza quanto il sostegno comunitario pesi in tasca agli agricoltori europei. I dati ufficiali della Commissione parlano chiaro: in media, nell’Unione Europea, i soli pagamenti diretti rappresentano il 23% del reddito agricolo, quota che sale al 33% se si considerano tutti i sussidi pubblici, inclusi i Piani di Sviluppo Rurale.
Ma la mappa d’Europa, analizzata sotto la lente della dipendenza dai sussidi, si divide marcatamente in tre macro-aree:
- Il blocco del Nord e dell’Est (Slovacchia, Lituania, Lettonia, Estonia): qui la dipendenza vola oltre il 40% per i soli pagamenti diretti e supera il 50% con i sussidi totali, fotografando un modello basato su grandi estensioni e aziende nate dalle ex-cooperative. In Estonia si raggiunge addirittura il 72% e in Slovacchia il 67% del reddito.
- Il modello continentale (Francia, Germania, Irlanda, Danimarca): si muove in linea con la media UE, attestandosi tra il 20% e il 35%.
- Il modello mediterraneo e intensivo (Italia, Spagna, Paesi Bassi, Cipro, Malta): registra una percentuale di pagamenti diretti attorno al 20%.
Se scendiamo nel dettaglio dei Paesi produttori di riso, scopriamo che la dipendenza dagli aiuti varia notevolmente: si va dal 40% della Grecia e il 39% del Portogallo, passando per il 32% della Francia, fino al 24% della Spagna e a meno del 21% registrato in Italia.
TUTTO CIO’ E’ SUFFICIENTE PER GARANTIRE IL FUTURO DELLE AZIENDE AGRICOLE?
I dati statistici europei riportano che, pur crescendo negli anni, il reddito agricolo familiare, somma dei contributi pubblici e di quanto ricavata dalla vendita dei prodotti, rappresenta ancora poco più della metà del reddito medio dei lavoratori europei. Questo vale anche per aziende agricole che fatturano centinaia di migliaia di euro.
Nell’UE-27, nel 2022, il reddito lordo degli agricoltori è stato pari a poco più del 62% del salario medio dell’UE. Nel periodo 2023-2027, quindi, il sostegno al reddito costituisce un elemento chiave per le aziende ma, stando ai dati Europei, non è ancora in grado di garantire compensi per il lavoro agricolo pari a quello di altri settori.

LE DOMANDE APERTE DELLA RISICOLTURA ITALIANA
È vero: i comparti a elevato valore aggiunto – come l’ortofrutta, il vino o il riso – tipici del modello mediterraneo, tendono a essere meno dipendenti dai contributi diretti rispetto alle grandi estensioni di seminativi del Nord Europa. Ciononostante, il divario appare evidente: altri Paesi comunitari continuano a ricevere un sostegno reddituale percentualmente ben più robusto di quello italiano.
La domanda sorge spontanea: chi ha stabilito che i contributi PAC debbano rappresentare una percentuale così esigua del reddito dei nostri agricoltori?
Oggi, nel pieno dell’impostazione dei nuovi programmi per l’agricoltura europea, la risicoltura viene troppo spesso trattata come “merce di scambio” nei tavoli dei negoziati commerciali internazionali. La vera sfida non dovrebbe essere, a nostro avviso, tagliare o comprimere gli aiuti, ma riconoscere e remunerare adeguatamente il valore strategico di chi lavora la terra.
Se è necessario concludere accordi commerciali con altri paesi accettando le loro produzioni agricole, spesso le uniche disponibili, come contropartita alla vendita dei nostri manufatti è giusto compensare i settori europei penalizzati, come il riso, con adeguate remunerazioni. Autore: Franco Sciorati
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