IL RISO NON E’ UNA SIGARETTA

Il riso europeo è da sempre un punto di riferimento globale per sicurezza alimentare, sostenibilità e tracciabilità. In questo contesto, la risicoltura italiana è la vera punta di diamante del comparto.

Tuttavia, l’evoluzione di normative comunitarie sempre più restrittive pone un interrogativo fondamentale: i nuovi vincoli sono davvero proporzionati al rischio reale, o rischiano di penalizzare un’eccellenza produttiva? Il tema torna ad avere quest’anno una certa importanza, perché, come sappiamo, la siccità può favorire l’accumulo di cadmio nella granella.

Si può evitare con la distribuzione di calce, come abbiamo già scritto (articolo) ma, ora che inizia il raccolto, l’Ente Nazionale Risi ha iniziato a monitorare l’impatto della straordinaria crisi idrica e termica di quest’anno, trasmettendo al Ministero della Salute il 4 agosto una relazione tecnico scientifica per dimostrare l’assoluta eccezionalità della situazione climatica, che ha condotto alla turnazione delle irrigazioni in ampie aree risicole.


LA SALUBIRTA’ NASCE IN CAMPO


Dietro ogni chicco italiano che arriva sulle nostre tavole si cela una filiera fondata su un principio di autotutela. Ben prima delle analisi ufficiali disposte dalle autorità sanitarie, sono gli stessi risicoltori e le riserie a passare al setaccio il proprio raccolto.

Per chi coltiva la terra, garantire la salubrità del prodotto è innanzitutto un dovere etico e motivo di orgoglio professionale. Ma la rincorsa a tetti normativi sempre più bassi rischia di creare un corto circuito tra la tutela del consumatore e le reali dinamiche della produzione e del consumo.

COSA E’ IL CADMIO E COME ARRIVA NEI CIBI

Il cadmio è un metallo pesante presente naturalmente nel suolo e nelle rocce vulcaniche. La sua concentrazione può tuttavia variare anche a causa di fattori antropici, come le emissioni industriali o l’impiego di specifici fertilizzanti fosfatici. Trattandosi di un elemento che le colture agricole possono assorbire dal sistema terreno-acqua, gli organismi di controllo ne monitorano costantemente i livelli negli alimenti.

Nell’uomo, un’assunzione prolungata e in dosi elevate di cadmio può determinare un accumulo renale e interferire con il metabolismo del calcio. Per questo motivo, le istituzioni internazionali hanno fissato appositi valori guida:

EFSA – Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare: fissa la Dose Settimanale Ammissibile o TWI a 2,5 µg per kg di peso corporeo, soglia entro la quale non si evidenziano effetti avversi.

Codex Alimentarius – commissione di FAO e OMS: definisce una soglia massima generale di 0,4 mg/kg per il riso. Questo valore è adottato da oltre 170 Paesi, compresi molti esportatori di riso verso l’UE come Myanmar e Cambogia.

LA STRETTA DI BRUXELLES: EVOLUZIONE DEI LIMITI DI LEGGE


Negli anni, il legislatore europeo ha applicato in maniera sempre più rigorosa il principio di precauzione. Con il passaggio dal storico Regolamento CE 1881/2006 al recente Regolamento UE 2023/915, la maglia normativa si è ulteriormente stretta e, sollecitata dal Ministero della Salute italiano che ha presentato un’istanza predisposta dall’Ente Risi al Working Group del 10 e 11 settembre, la Commissione ha (per la mancanza di compiute analisi sul prodotto) rifiutato di modificare i limiti attuali o di concedere deroghe stagionali su scala europea, anche con la motivazione che il riso è un alimento destinato anche all’infanzia e richiederebbe preventivi pareri tossicologici dell’EFSA.

Categoria AlimentareLimite Storico pre-2023Limite AttualeReg. UE 2023/915)
Riso (lavorato, integrale, parboiled)0,20 mg/kg0,15 mg/kg
Frumento Duro (Triticum durum)0,20 mg/kg0,18 mg/kg
Alimenti per l’infanzia0,04 mg/kg0,04 mg/kg

UN’ANOMALIA NELLA DIETA MEDITERRANEA

Analizzando questi parametri con un occhio al piatto del consumatore, emerge un’evidente incongruenza tossicologica e nutrizionale, di cui dovrebbe tener ben conto il governo italiano, il quale può innalzare quei limiti per le partite commercializzate sul mercato interno italiano: Per il riso la soglia massima è stata fissata a 0,15 mg/kg, mentre per il frumento duro — materia prima di pasta e, in parte, pane — il limite si attesta a 0,18 mg/kg.

Considerate le abitudini alimentari del modello mediterraneo, dove il consumo giornaliero di pasta e derivati del grano supera nettamente quello del riso, la disparità appare difficile da giustificare in termini di esposizione reale.
Perché penalizzare maggiormente un cereale il cui consumo medio pro-capite è significativamente inferiore nell’alimentazione europea?


IL MONITORAGGIO DELL’ENTE RISI E IL NODO IMPORTAZIONI


In Italia, la trasparenza è garantita, come abbiamo detto, da un presidio costante. L’Ente Nazionale Risi svolge da anni un monitoraggio analitico per verificare i livelli di cadmio e altri metalli nel riso nazionale, i cui dati tecnici evidenziano la piena salubrità del nostro prodotto.

Link: https://www.enterisi.it/upload/enterisi/pubblicazioni/PosterAISTEC2022CadmioeArsenico_16405_518.pdf

La vera criticità riguarda il fronte delle importazioni extra-UE. Come più volte evidenziato dai vertici dell’Ente Nazionale Risi, a fronte di regole estremamente severe imposte ai produttori comunitari, la gestione dei controlli alle frontiere sul riso straniero evidenzia pesanti asimmetrie:

India ed Egitto: applicano una soglia di 0,4 mg/kg sul riso lavorato, conforme al Codex Alimentarius.

Pakistan: sebbene sul mercato interno valga il limite di 0,4 mg/kg le partite di riso Basmati destinate all’esportazione verso l’UE devono adeguarsi rigorosamente ai restrittivi parametri europei di 0,15 mg/kg.

Turchia: pur mantenendo limiti generici di 0,20 mg/kg, si adeguano allo standard europeo di 0,15 mg/kg per impieghi particolari.

Link – https://faolex.fao.org/docs/pdf/tur110178.pdf

Stati Uniti (FDA): non impongono un limite federale vincolante per il riso da tavola, concentrando il monitoraggio sui prodotti per l’infanzia o fidandosi del loro programma di controllo noto come Closer to Zero.

Le allerte europee – RASFF – come quelle segnalate per partite di riso aromatico o colorato proveniente dal Sud-est asiatico con valori superiori a 0,25 mg/kg dimostrano quanto sia concreto il rischio di una concorrenza sleale ai danni dei risicoltori europei.

TOSSICOLOGIA E CONTESTO


Per comprendere la portata della questione è indispensabile ricondurre i dati scientifici al loro contesto:

Le vere fonti di esposizione: La letteratura medica, reperibile sul portale PubMed, concorda nel considerare il fumo di sigaretta e l’esposizione professionale le fonti primarie di assorbimento del cadmio da parte dell’uomo. L’assorbimento polmonare (5–50%) è nettamente superiore a quello intestinale (1–10%). I casi di intossicazione da cadmio registrati riguardano quasi esclusivamente ambiti industriali come saldatori o lavoratori metallurgici e non l’alimentazione ordinaria.

I precedenti storici: Il caso celebre della Sindrome Itai-Itai, Giappone, 1912, fu causato dal riversamento massiccio di reflui minerari nei fiumi usati per irrigare le risaie. Un inquinamento industriale acuto che non ha alcun parallelismo con le moderne e rigorose pratiche agronomiche europee e che fu perseguito in quanto reato penale.

QUALE FUTURO PER LA RISICOLTURA ITALIANA?


La qualità, la tracciabilità e la salubrità del riso italiano sono fuori discussione. Tuttavia l’eventuale presenza o assenza di Cadmio nel riso può essere utilizzata per acquisire vantaggio economico durante le contrattazioni per la vendita e questo può essere considerato corretto?

Fino a che punto il continuo ribasso dei limiti normativi risponde a un reale beneficio per la salute pubblica, e quando rischia invece di trasformarsi in un freno burocratico e competitivo per la risicoltura europea? Autore: Franco Sciorati

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