GRANDINE SUL NORD-EST

GRANDINE

Danni anche al riso veronese per l’ultima tempesta, che si è abbattuta su Verona l’altra notte. A parte la Valpolicella e il lago di Garda, tutta la provincia è stata flagellata da bombe d’acqua, grandine e forte vento.

DISASTRI ANNUNCIATI

«Purtroppo succede quello che temevamo – commenta Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona -. Per avere acqua, quest’estate, dobbiamo passare attraverso tempeste devastanti. Queste ultime causano danni ingentissimi in tutta la provincia alle coltivazioni, ma soprattutto alle strutture. Infatti, si osservano dai scoperchiamenti dei tetti agli allagamenti, dalle rotture di piante all’interruzione della linea elettrica. Ormai ogni estate è un disastro. Qui, vi sono aziende in ginocchio, produzioni compromesse e la difficoltà di far quadrare i bilanci».

«Anche stavolta chiediamo che venga riconosciuta l’eccezionalità dell’evento per attivare tutte le misure necessarie per garantire liquidità alle aziende e consentire loro di affrontare le conseguenze di eventi meteorologici estremi». (Avviso per risicoltori)

DELTA FERRARSE DEVASTATO

Ma è soprattutto il Delta del Po ad esser colpito dalla grandine nella notte tra venerdì e sabato. Nel Delta ferrarese chicchi di dimensioni eccezionali capaci di provocare danni a edifici, veicoli e infrastrutture lascaino dietro di sé anche un conto pesantissimo: colpite le aree di Serravalle, Sant’Apollinare, Contane, Jolanda di Savoia, Codigoro, Pontelangorino e Mezzogoro, già messe a dura prova il 15 luglio.

IL COMMENTO DI CIA FERRARA

Il presidente di Cia Ferrara, Massimo Piva dichiara che «cocomeri in campo, frutta pronta per la raccolta, ma anche mais, soia, sorgo e riso sono stati bersagliati da chicchi grossi e fittissimi che hanno addirittura provocato buchi nel terreno».

«È un momento estremamente difficile per le nostre imprese: siamo sopraffatti da un clima che non solo è imprevedibile, ma che impedisce alle aziende di sopravvivere. In queste occasioni spesso non si valuta anche l’impatto psicologico e il profondo sconforto: vedere mesi di lavoro andare in fumo in pochi minuti è sempre una variabile del nostro mestiere, ma se ciò accade ormai costantemente, e con fenomeni così violenti a pochi giorni di distanza, sorge spontanea la domanda: “Ma chi me lo fa fare?”».

RISARCIRE LE AZIENDE

«Qui c’è il futuro della nostra economia agricola perché se la risposta sarà la chiusura delle attività, non perderemo solo un’azienda, ma il cibo di qualità del nostro territori. Cibo che non verrà più prodotto. Per questo motivo, come abbiamo ribadito più volte, il tempo è ormai scaduto».

«Occorrono – conclude Piva – risorse straordinarie per risarcire le aziende in modo immediato e sono necessarie misure strutturali, incluso un diverso approccio al sistema assicurativo, per permettere alla nostra agricoltura di continuare a produrre in condizioni che sono diventate ormai di perenne straordinarietà».

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