Esauriti i sinonimi di crollo, la settimana piemontese si apre all’insegna di ulteriori ribassi. Sono i tondi a muoversi nella mattinata di martedì a Vercelli, con un calo generalizzato di 5 €/q su tutte le voci del gruppo. Novara aveva invece preferito il lunedì la via della prudenza, mantenendo le stesse voci della settimana precedente ed apponendo la dicitura “nominale”, Una scelta speculare a quella di venerdì a Mortara (LEGGI), utile ad evitare di registrare ufficialmente un ribasso che già circolava tra gli operatori da giorni.
TONDI -5 €/Q, UN CALO PREVEDIBILE
L’arrivo dei tondi a 45 €/q lordi e del Selenio a 55 €/q non ha colto di sorpresa gli operatori. Da almeno una settimana la domanda non si mostrava disponibile ad avvicinarsi a quotazioni superiori per acquistare questi risoni, rendendo il ribasso di martedì a Vercelli poco più che la presa d’atto di una realtà. Per il resto, le borse piemontesi si allineano sostanzialmente ai ribassi registrati venerdì a Mortara, con un’eccezione. CL 007 viene mantenuto a 40 €/q lordi su entrambe le piazze, al contrario del sorprendete calo a 38 €/q osservato nella sede della Lomellina nonostante fosse ancora possibile vendere alla cifra tonda.
Da segnalare inoltre una differenza tra le due sedi piemontesi sul gruppo Arbori. Quotato 50 €/q netti a Novara, mentre a Vercelli la medesima cifra è indicata comprensiva di IVA, in linea con quanto effettivamente ottenibile allo scambio secondo gli operatori. Per il resto delle voci, i listini rispecchiano in misura sostanziale i valori reali di transazione, con una maggiore agilità di collocamento segnalata per i lunghi A da parboiled/export, nonché per i similari di Carnaroli. Rimane invece leggermente elevata, rispetto al reale ottenibile, la quotazione dei lunghi B. Secondo gli operatori il prezzo massimo effettivamente spuntabile allo scambio continua ad essere intorno ai 30 €/q lordi.
COPPO REPLICA A FRANCESE
Benedetto Coppo, presidente di Confagricoltura Vercelli e Biella, ha risposto con un proprio comunicato stampa (LEGGI) al documento diffuso venerdì da AIRI (LEGGI), aprendo a un confronto ma rivendicando con chiarezza le ragioni dei produttori. Coppo condivide il principio di fondo espresso dall’associazione dell’industria risiera: «la filiera ha bisogno di dialogo responsabile e soluzioni condivise, e nessuno ritiene che i trasformatori siano gli unici responsabili delle difficoltà attuali.» Il presidente di Confagricoltura ricorda tuttavia che le aziende agricole operano con costi produttivi elevati, nel rispetto di normative ambientali, sanitarie e sociali tra le più stringenti al mondo, e che tali costi sono ulteriormente aumentati in una fase di mercato già critica. Di fronte a quotazioni scese al di sotto del costo di produzione per diverse varietà, in tempi molto rapidi, è legittimo interrogarsi sulla sostenibilità economica delle produzioni e sull’equilibrio complessivo della filiera.
Coppo chiarisce che Confagricoltura Vercelli e Biella non ha mai inteso mettere in discussione il rispetto delle norme da parte dell’industria risiera italiana, né alimentare sospetti generalizzati. La reputazione del riso italiano è un patrimonio comune che tutti gli attori della filiera devono tutelare. Per questo occorre lavorare insieme sulla valorizzazione dell’origine, sulla trasparenza verso il consumatore e su una promozione più efficace delle produzioni nazionali rispetto a quelle importate. La via d’uscita non è la contrapposizione tra agricoltori e industria, conclude Coppo, ma la costruzione di strumenti contrattuali moderni, una maggiore programmazione produttiva e una strategia comune nei confronti delle politiche commerciali europee, che oggi penalizzano entrambe le componenti della filiera. Autore: Ezio Bosso

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