Da alcuni giorni si parla del nuovo accordo sottoscritto dalla UE per il libero scambio con l’Australia. L’accordo segue quelli precedentemente sottoscritti con l ‘India, che non riguarda il riso, e il Sud America.
SUNRICE
In Australia il riso è gestito in prevalenza dal gruppo SunRice, ufficialmente Ricegrowers Limited, quotato nella borsa australiana, che costituisce una delle principali aziende al mondo nel settore dei marchi di alimenti a base di riso. Le principali varietà di riso coltivate in Australia hanno granello di tipo “Japonica”, come quelli coltivati in Italia, con una specifica tipologia “a granello medio”, considerata da loro di grande qualità.
TUTTO SUL RISO AUSTRALIANO
Il riso australiano è coltivato principalmente lungo il fiume Murrumbidgee e nella Murray Valley del Nuovo Galles del Sud. Ci sono anche piccole aree coltivate nel nord dello stato di Victoria e nei tropici del nord dello stato del Queensland. La coltivazione del riso è concentrata nella regione meridionale a causa delle grandi aree di terra pianeggiante, con terreni adatti a base di argilla, disponibilità di acqua e lunghe giornate estive che la rendono l’area ideale per la coltivazione. L’industria ha costruito infrastrutture di stoccaggio e lavorazione che sono relativamente vicine al porto di Melbourne, uno dei principali porti da cui viene esportato il riso australiano.
I DATI DALL’ENTE RISI
La coltivazione avviene, per la maggior parte, in rotazione e risulta nel periodo dell’anno opposto al nostro per ovvie ragioni. La semina, per la maggior parte interrata, avviene a dicembre-gennaio, mentre la maturazione avviene a marzo. I dati raccolti dall’Ente Nazionale Risi e pubblicati sul loro sito indicano che:«per la campagna 2025/2026 l’Australia potrà contare su una produzione di sole 158.000 tonnellate di riso lavorato, con un calo del 58% rispetto alla produzione della campagna precedente che si era attestata a 377.000 tonnellate». Appare quindi evidente che il quantitativo prodotto in Australia è molto variabile a secondo della stagione, spesso a causa della carenza idrica o del clima avverso.
AVVENUTO ACCORDO
L’agenzia di informazione adnkronos ha così annunciato l’avvenuto accordo: «L’Ue e l’Australia hanno concluso il 24 Marzo 2026 a Canberra i negoziati per un accordo di libero scambio che dovrebbe portare ad una crescita dell’export europeo verso l’isola-continente del 33% nell’arco di un decennio. L’Unione ha stretto con la democrazia australe anche una partnership nella sicurezza e nella difesa che crea un quadro istituzionale mirato ad approfondire e rafforzare la cooperazione bilaterale in questi campi». Si tratta quindi di un’intesa di ampio respiro che riguarda svariati campi e non solo quello agricolo.
L’ACCORDO VISTO DALLA COMMISIONE EUROPEA
Per chiarire la sua posizione la Commissione Europea ha promosso in rete una serie di domande le cui risposte chiariscono più nel dettaglio i vari aspetti dell’accordo. Limitiamoci ad esaminare i principali punti riportati che riguardano i prodotti agricoli. Citando dal loro sito: «In che modo beneficeranno gli agricoltori e i produttori alimentari dell’UE?»
«Nel 2024 l’UE ha registrato una bilancia commerciale positiva. Qui l’Australia per i prodotti agroalimentari per un valore di 2,3 miliardi di EUR. Gli agricoltori e le imprese alimentari europee otterranno un accesso ancora più facile al grande mercato australiano e maggiori opportunità di vendere i loro prodotti a causa dell’eliminazione delle tariffe. Tra l’altro, le tariffe scenderanno a zero su tutti i prodotti, anche per i principali prodotti di esportazione dell’UE, quali:
- Formaggi (oltre 3 anni)
- Vino e spumante (dal primo giorno)
- Alcuni prodotti ortofrutticoli, comprese preparazioni e succhi di frutta (tutti dal primo giorno)
- Cioccolato, zucchero, dolciumi e gelati (tutto dal primo giorno)
- Molti prodotti agricoli trasformati (tutti dal primo giorno) ».
Quindi secondo quanto dichiarato dalla Commissione Europea l’accordo dovrebbe andare a vantaggio degli agricoltori europei.
LA SALVAGUARDIA
Lo stesso sito riporta: «In che modo l’accordo proteggerà i prodotti agricoli sensibili dell’UE?»
L’accordo tiene pienamente conto degli interessi dei produttori dell’UE di prodotti agricoli sensibili. Per questi settori, l’accesso al mercato dell’UE sarà limitato attraverso contingenti tariffari attentamente calibrati, attuati gradualmente e con significative convenzionalità di sostenibilità volte a garantire che le importazioni nell’UE siano più allineate alle norme di produzione dell’UE in materia di clima, ambiente e benessere degli animali».
I PRODOTTI SENSIBILI SONO CARATTERIZZATI DA LIMITI
In pratica i settori ritenuti “sensibili” dovrebbero essere tutelati mediante quote di importazioni di prodotti superate le quali subentrano le tutele previste e, secondo quanto comunicato, in particolare:
«Il meccanismo di salvaguardia bilaterale è applicabile anche ai prodotti soggetti a contingenti tariffari e durante il periodo transitorio del contingente tariffario possono essere applicate misure di salvaguardia temporanee, più cinque anni dopo la fine di tale periodo transitorio. Ciò consentirà di affrontare efficacemente qualsiasi perturbazione significativa del mercato dei prodotti agroalimentari più sensibili (manzo, carne ovina, zucchero, riso) in caso di grave pregiudizio». Nel dettaglio per quanto riguarda il riso e gli altri prodotti che interessano le produzioni dell’areale risicolo cosa succede? Sempre la Commissione:
«Riso: sarà concesso un accesso modesto attraverso un contingente tariffario di 8 500 tonnellate per il riso, a partire da 5 000 tonnellate all’entrata in vigore e da un periodo transitorio di 5 anni. Ciò rappresenta lo 0,3% del consumo di riso dell’UE.».
«Altri prodotti: l’accesso attraverso contingenti tariffari modesti sarà concesso anche per il glutine di frumento [20 000 tonnellate], il granturco dolce [800 tonnellate], il rum sfuso [750 hl], gli amidi derivati [1 000 tonnellate] e l’etanolo [10 000 tonnellate], tutti a dazio zero».
CONFORMITA’ A REGOLE UE NON IN DISCUSSIONE PER L’IMPORT
Quindi, per la commissione, tutto bene. L’accordo prevede anche tutele specifiche sulla qualità dei prodotti importati ed esportati con specifici capitoli al riguardo. A tal proposito la commissione dichiara:
«Le rigorose norme dell’UE in materia di sicurezza alimentare non cambieranno. L’accordo non pregiudica la legislazione dell’UE in materia di sicurezza alimentare e salute degli animali e delle piante, in quanto le norme sanitarie non sono negoziabili. L’UE mantiene il suo approccio rigoroso in materia di protezione della salute per qualsiasi questione di sicurezza alimentare, compresi gli organismi geneticamente modificati, OGM. L’UE mantiene il suo diritto di fissare livelli massimi di residui di pesticidi, medicinali veterinari o contaminanti».
«L’UE rimane libera di regolamentare la sicurezza alimentare. L’accordo ribadisce il diritto dell’UE di regolamentare la sicurezza alimentare nell’interesse della salute dei cittadini dell’UE. L’accordo ribadisce il “principio di precauzione”. Quest’ultimo consente all’UE di adottare misure per proteggere la salute dei cittadini dell’UE quando le prove scientifiche sulla sicurezza o meno degli alimenti importati non sono conclusive».
«Tutti i prodotti alimentari importati devono essere conformi alle norme dell’UE. Le norme dell’UE si applicano a tutti i prodotti venduti nell’UE. Ciò è vero sia quando essi sono prodotti sul mercato interno, sia quando sono importati. Un solido sistema di controlli consente all’UE di garantire il rispetto delle sue norme».
Anche le rispettive dop e igp saranno tutelate con particolare riguardo alla denominazione del vino “prosecco” in uso anche in Australia per prodotti locali.
I DUBBI DELL’ENTE RISI SULLA BONTA’ DELL’ACCORDO
Nonostante le rassicurazione della Commissione Europea, rimangono diversi dubbi.
L’Ente Nazionale Risi ha emesso un proprio comunicato, reperibile sul loro sito, dove afferma: «Leggendo dal sito del Governo australiano si arriva a conoscere che le concessioni indicate dalla Commissione sono solo una parte di quelle accordate all’Australia. Infatti, oltre al contingente di 8.500 tonnellate di riso lavorato a dazio zero sarebbero stati annullati i dazi sul semigreggio, sulle rotture di riso e sui processati a base di riso. Anche se la produzione australiana non è di grande entità, l’atteggiamento della Commissione è inconcepibile».
Lo stesso comunicato conclude:«Considerata la poca importanza del riso per l’economia australiana, non ha senso che la Commissione europea abbia concesso un contingente di importazione e un azzeramento del dazio per il riso semigreggio, le rotture e i prodotti processati base di riso che, oltretutto, riguarderà principalmente il riso di tipo “Japonica” che rappresenta il 90% della produzione dell’Australia. Per il riso dell’Ue però è un altro danno: un ulteriore quantitativo che si aggiunge a tutto quello che sta arrivando senza dazio mettendo in ginocchio la filiera del riso europeo».

CONCLUSIONI
A conclusione, a nostro parere, sembrerebbe che l’agricoltura e in particolare il riso sia stato nuovamente sacrificato a vantaggio di altri settori. Sarebbe quindi giusto chiedere una compensazione per chi è costretto a subire per altri. Compensazione che non potrà che prevedere un aumento dei contributi economici pubblici.
Recentemente ho sentito un risicoltore dichiarare:« I contributi Pac vengono erogati per consentire agli agricoltori italiani di produrre cibo di buona qualità e ad un prezzo accessibile a tutti», ci sembra giusto che questo fondamento della nostra agricoltura debba essere mantenuto. Autore: Franco Sciorati
https://www.sunrice.com.au/about-rice
https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/qanda_26_648
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