Non c’è crisi per Acquerello. Al massimo la curva delle vendite del riso più pregiato al mondo si riposa, ma non scende. Anche alla Colombara di Livorno Ferraris, dove Piero Rondolino è riuscito in decenni di lavoro certosino a creare e commercializzare un riso bianco dal valore aggiunto senza confronti, si fanno i conti della guerra. Il titolare è schietto: «la gente sta più attenta ai prezzi in questo clima di incertezza e vediamo un rallentamento della crescita, non una sua inversione per fortuna. Difficile individuare una sola causa: dazi, paura, competizione? Difficile davvero, soprattutto per chi opera in una nicchia così particolare come la nostra». L’Acquerello non viene venduto nella grande distribuzione e non fa sconti, di questa dimensione esclusiva i Rondolino hanno fatto un brand nel brand. Caro, carissimo e quindi prezioso.
NON TUTTI SONO D’ACCORDO
Naturalmente, c’è qualche migliaio di risicoltori che non è assolutamente d’accordo ma l’Acquerello è in vetta al mercato di lusso, con 12mila quintali di bianco venduto ogni anno, e ci resta praticamente da solo, quindi fino a prova contraria “il Piero” vince. Logico che in un momento così particolare gli chiediamo una ricetta per uscire dalla crisi. Lui è schietto: «Non c’è una soluzione miracolistica, il mercato ha le sue regole e in una fase di debolezza bisogna essere creativi anche soltanto per reggere. Non fa piacere vedere tanti colleghi preoccupati, ma è giusto dire che tutti lo siamo, perché non è più tempo di vacche grasse».
SERVONO INVESTIMENTI PER IL MARKETING AGROALIMENTARE
La Colombara produce tutto il riso commercializzato a marchio Acquerello – prima lo acquistava in parte, ora ha esteso le risaie – e anche i Rondolino fanno il tifo per la ripresa. «Ma non possono essere i singoli risicoltori a portarci fuori da questa crisi, servono investimenti sull’immagine del riso come prodotto. Penso, ad esempio, a una campagna istituzionale sul riso come antiallergico naturale a tavola, l’unico cereale veramente “pulito” su questo piano. Intercetteremmo molti consumatori preoccupati per la loro salute, che viene sempre prima del prezzo». Detto da un geniale uomo di mercato, c’è da crederci.
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