Si è svolto mercoledì 10 dicembre 2025 presso la cascina Lasso di Morimondo (Mi) il secondo dei quattro incontri previsti per il progetto Ri.So. – riso sostenibile, dedicato questa volta al ruolo dei fitofarmaci in risaia e a quello dei principi attivi nel contesto delle politiche U.E. del Green Deal. Gli incontri sono organizzati da Agricola2000 in collaborazione con Fondazione Cà Granda di Milano e il distretto Riso e Rane. Il progetto gode del finanziamento della Regione Lombardia tramite il suo piano di sviluppo rurale.
LA RELAZIONE DI BAROZZI
La prima delle tre relazioni è stata tenuta da Flavio Barozzi, presidente della Società Agraria di Lombardia, ed era dedicata all’evoluzione dei fitofarmaci impiegati nella coltivazione del riso a seguito del Green Deal. La U.E. – ha detto – si è impegnata a raggiungere la neutralità climatica, ossia azzerando le emissioni nette di gas serra, entro il 2050 e per farlo sarà necessario intervenire in tutti i settori, compresa l’agricoltura. Secondo i dati raccolti dalla stessa U.E. e ricordati da Barozzi,i, l’agricoltura incide per circa l’11% delle emission molto meno di altri settori come la produzione di energia (che incide per circa il 27%), tuttavia dovrà fare i suoi sacrifici.
L’Europa ha scelto di intervenire mediante due azioni: il programma Farm to Fork (produzione sostenibile) e la tutela della “Biodiversità”. Obiettivi da raggiungere prevedendo: protezione idel 30% della superficie dei mari e dei terreni, riduzione del 20% dei concimi chimici, del 50% dei fitofarmaci, una superficie a “Biologico” pari al 25% delle terre coltivate e il 10% delle stesse destinate alla tutela della “Biodiversità”(ex set aside).
BIO INSOSTENIBILE
Barozzi ha affermato che già solo nella enunciazione appaiono evidenti problemi. A titolo di esempio già solo la coltivazione “Biologica” non è sostenibile in termini ambientali avendo «una scarsa efficienza nell’uso dei fattori produttivi». Secondo i dati presentati, le analisi di 4 diversi istituti di ricerca specializzati hanno evidenziato che se il programma fosse interamente applicato si verificherebbe una possibile riduzione della produzione di alimenti sino al 30% circa con un conseguente aumento dei prezzi (sino al 58% nel caso meno ottimistico) con un aumento significativo della parte di popolazione che avrà difficoltà a pagarsi il cibo. Anche i benefici ambientali sarebbero discutibili. Barozzi ha quindi affermato: «L’agricoltura europea non può fare a meno degli agrofarmaci». Secondo alcuni studi, infatti, la produzione del riso senza l’impiego su vasta scala degli agrofarmaci scenderebbe dell’84% con una produzione stimata media di 1 ton per ettaro. Tuttavia, qualche cosa è stato fatta.
Sempre il presidente della Società agraria di Lombardia ha informato che mentre in Europa l’impiego di agrofarmaci rimane stabile, in Italia è diminuito del 40% negli ultimi anni. Per contro il sequestro di alimenti contenenti residui chimici superiori al consentito è in forte calo, ad eccezione di quelli importati da altri continenti e in particolare dall’India.
PROCEDURE DI REGISTRAZIONE COMPLESSE PER GLI AGROFARMACI
IL DILEMMA METANO
Altri problemi ambientali prodotti dalle risaie sono la produzione di metano (dovuto alla sommersione) e di protossido di azoto (a causa delle concimazioni). Barozzi, pur non negando il problema, si è chiesto: «viene considerato l’assorbimento di anidride carbonica e di azoto oltre che la loro produzione?». Dai dati proposti sembrerebbe che le coltivazioni intensive (quelle più efficienti in termini di utilizzo dei fattori di produzione) hanno un bilancio in attivo, cioè assorbono più di quello che producono.
TRE DOMANDE AI PRODUTTORI DI AGROFARMACI
L’intervento di Barozzi si è poi concentrato su alcune richieste rivolte alle ditte di produzione degli agrofarmaci e in particolare: «chiedo alle ditte tre cose: non esagerare con le richieste di autorizzazioni di emergenza per i prodotti; indicare in etichetta dosaggi non fissi ma con una certa tolleranza e investire di più in nuovi formulati».
In particolare la richiesta di ridurre le autorizzazioni “provvisorie” (apparentemente contraddittoria) per i prodotti è legata alla così della regola del 64. Per legge per ogni kg di prodotto impiegato in autorizzazione provvisoria occorre ridurre di 64 kg quelli impiegati normalmente.
LA RELAZIONE DI MARUCCO
Il secondo intervento è tenuto da Paolo Marucco dell’Università degli studi di Torino ed è dedicato alla razionalizzazione della gestione delle applicazioni dei fitofarmaci in risaia. Per ridurre l’impiego di agrofarmaci e massimizzare la loro efficacia è fondamentale ottenere una uniformità di distribuzione mediante una buona taratura delle macchine distributrici e un’ottima regolazione delle stesse. «Nella legislazione futura sarà più facile ottenere “deroghe” se il loro impiego avverrà con attrezzature di distribuzione ottimali», ha affermato Marucco.
L’ottimizzazione si realizza valutando accuratamente: il tipo di ugello, la pressione di esercizio, il volume di liquido erogato e l’altezza di lavoro della barra distributrice. Per quanto riguarda gli ugelli attraverso cui passa la miscela utilizzata per distribuire gli agrofarmaci i migliori sono quelli “antideriva” in quanto consentono di ridurre la “deriva” cioè la distruzione accidentale di prodotto in zone del campo non desiderate.
QUESTIONE DI UGELLI…
La pressione di esercizio ottimale a cui far lavorare la propria macchina di distribuzione del prodotto risulta essere 2-5 bar, mentre i volumi di acqua erogati variano da 100-150 l/ha per i terreni non coperti da vegetazione a 200-300 l/ha per quelli con vegetazione fitta. L’altezza di lavoro dipende invece dall’angolo di inclinazione degli ugelli rispetto al terreno, in genere risulta compresa tra i 50 e i 60 cm. «La verifica di questi parametri è molto importante e può essere facilmente effettuata anche in azienda con una semplice caraffa graduata mediante la quale si può valutare il quantitativo di liquido erogato da ogni ugello», ha affermato Marucco.
E DI BARRA DI DISTRIBUZIONE
Per una buona distribuzione è anche di fondamentale importanza stabilizzare la barra di distribuzione in modo da limitare al minimo le oscillazioni. Quindi è importante verificare che le attrezzature destinate a questo scopo siano perfettamente funzionanti.
Marucco ha poi sottolineato l’importanza di utilizzare supporti decisionali come la valutazione dei propri campi mediante impiego di droni o di immagini satellitari in modo da intervenire in modo tempestivo e mirato. In alcuni casi può essere utilizzata una “barra di distribuzione” dotata di sensori che rilevano l’infestante e determinano l’utilizzo del prodotto solo quando necessario.
UGELLI PWM
E’ anche possibile utilizzare gli ugelli PWM (Pulse Width Modulation) o ugelli ad intermittenza che sono dotati di una apertura regolata nel tempo a seconda delle necessità. In questo modo è possibile variare la portata senza diminuire il numero delle gocce (il numero delle gocce per metro quadrato è uno dei parametri per valutare il buon funzionamento delle macchine distributrici). Marucco ha poi ricordato il sito internet Home – INNOSETA che contiene una banca dati sui principali dispositivi di distribuzione dei fitofarmaci in modo da reperire agevolmente i dati quando necessari.
I DRONI
In conclusione Marucco ha parlato dell’utilizzo dei droni per la distribuzione dei prodotti, affermando: «i droni, sempre più utilizzati nelle distribuzione dei fitopresidi, potranno al massimo integrare la normale distribuzione e non sostituirla». Aggiungendo che «molti sono ancora i problemi tecnici da risolvere, oltre a quelli legislativi, prima che possano sostituire le apparecchiature tradizionali».
L’INTERVENTO DI BAINO
Il terzo intervento, presentato da Marco Baino di Innova -Tech Agro, è dedicato alle gestione delle infestanti di risaia e delle resistenze agli erbicidi in un’ottica di sostenibilità. Dopo essersi soffermato sulle diverse criticità specifiche della risaia, Baino ha illustrato i risultati raccolti da una indagine condotta su circa 400 aziende di tutti i territori risicoli italiani (circa il 20% dell’intera superficie coltivata) e in particolare sulle criticità da essa messe in evidenza.
Appare evidente che le infestanti sono un problema per la maggior parte delle aziende intervistate. In particolare giavone e riso “crodo” in tutte le aziende; alisme e cipero in alcuni territori. Inoltre la riduzione dei fitopresidi a soli 7-8 prodotti diversi (per di più con attività di contenimento delle infestanti simili) ha fatto aumentare le problematiche relative alle specie “resistenti”.
Baino ha sostenuto che 4 sono i principali metodi per la valutazione della presenza di infestanti “resistenti”: la valutazione delle infestati sopravvissute alla coltivazione dell’anno precedente, i test genetici (distribuzione localizzata di fitopresidi specifici), i test di laboratorio e l’indagine in azienda.
PROPOSTE OPERATIVE IN PRE-EMERGENZA…
Baino ha poi avanzato alcune proposte per un corretto contenimento delle infestanti. Per quanto riguarda la “falsa semina in acqua” (tecnica che consiste nell’aspettare lo sviluppo delle infestanti, eradicarle e poi procedere con la semina vera e propria) Baino suggerisce di impiegare Benzobicyclon in pre semina prima che le infestanti germinino, aspettare la germinazione delle stesse e utilizzare Cletodim+ bagnante su terreno asciutto. Quindi riallagare e seminare. Per quanto riguarda la “falsa semina interrata a file”, Baino suggerisce l’impiego del Glyphosate una volta nate le infestanti e di effettuare una movimentazione del terreno mediante erpicatura provvedendo poi alla semina vera e propria. Successivamente si possono utilizzare Clomazone o Pendimetalin da soli o in miscela tra di loro. Nel caso di terreni dove la presenza di semi di Alisme è molto abbondante può essere utile: «Aggiungere la Napropamide alla miscela di Clomazone o Pendimetalin», sostiene Baino.
…E IN POST EMERGENZA
Per gli interventi di post emergenza, Baino ha suggerito Rinskor+Cialofop o Rinskor+Penoxsulam quando le infestanti sono ancora poco sviluppate, immettendo acqua nelle risaie precocemente (gli studi presentati hanno evidenziato come l’efficacia della miscela aumenta quanto prima l’acqua viene immessa nel campo trattato). Infine, si è suggerito un secondo intervento erbicida con Rinskor+Penoxsulam+Halosulfuron per completare il contenimento delle infestanti. «Se sarà disponibile Profoxydim anche per le prossime coltivazioni andrà aggiunto alle miscele proposte» ha concluso.
BAGNATURA TURNATA
Per quanto riguarda le coltivazioni con “bagnatura turnata” (sempre più diffuse a causa delle carenze di acqua di irrigazione) «suggerisco un terzo intervento con Rinskor, in quanto l’alternanza tra la presenza di acqua e il terreno asciutto aggrava la germinazione delle infestanti». Baino ha poi suggerito di aggiungere Rinskor e Halosulfuron ai canonici due trattamenti di Cicloxidim, Quizalofop-P-ethyl e Imazamox nelle coltivazioni dotate di resistenza agli erbicidi per completare il contenimento delle infestanti. Da ultimo, ha suggerito alcune strategie agronomiche per il contenimento delle infestanti “difficili”.
Per massimizzare i risultati ha suggerito di alternare le varietà dotate di tecnologia di resistenza agli erbicidi tra loro, in modo da non utilizzare per molti anni consecutivi lo stesso principio attivo, è utile alternare le tecniche di coltivazione tra loro (es. – coltivazione in “asciutta” o “in acqua”), ridurre il tempo di permanenza in campo della coltivazione utilizzando varietà di riso a ciclo breve e utilizzare, quando possibile, la tecnica della “falsa semina” con varietà di riso “convenzionali”. Inoltre è buona norma alternare anche le tecniche di coltivazione (es. aratura e minima lavorazione) e, quando possibile, la rotazione con altre coltivazioni.
DUE CASI
Baino ha suggerito un possibile utilizzo dei suoi suggerimenti facendo un esempio teorico di due ipotetiche aziende. Azienda con + del 75% della propria superficie coltivata a riso: in questo caso la propria superficie coltivata va divisa in 4 parti di area simile. La prima può essere coltivata con risi resistenti al Cicloxidim, su quest’area si effettua l’aratura e si coltiva “in acqua”, nella seconda si coltivano risi resistenti ai diserbanti IMI (Imazamox, ecc.), si effettua la “minima lavorazione e la coltivazione con semina “in asciutta”, sulle altre due si effettua la semina “in acqua” coltivando riso “convenzionali” con la tecnica della “minima lavorazione”.
Alternando negli anni successivi le diverse tecniche nelle diverse parti dell’azienda si ottiene una differenziazione delle infestanti e quindi un loro miglior contenimento. Nel caso in cui nell’azienda la superficie a riso sia inferiore al 75% è possibile dividere la propria superficie aziendale in tre parti equivalenti. Nella prima si coltiverà soia o mais (o entrambi in caso di obbligo dovuto ai contributi pubblici) e si effettuerà l’aratura, nella seconda varietà IMI tolleranti con minima lavorazione e nella terza varietà convenzionali con minima lavorazione ed (eventualmente) “falsa semina”. Anche in questo caso alternando negli anni le diverse aree si ottiene una rotazione delle tecniche di coltivazione che aiuta, anche in questo caso, a contenere le infestanti. Autore: Franco Sciorati
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