UN’EUROPA SENZA SEMI

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Assosementi

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Deregulation? Sicuramente all’Ue la questione sementi non piace proprio e la tendenza è quella di disinteressarsene. Assosementi protesta contro il ritiro da parte della Commissione EU della proposta per un nuovo regolamento sulle sementi e gli altri materiali da propagazione vegetali, presentata nel maggio 2013 e bocciata in prima lettura nel marzo scorso dal Parlamento europeo: questa mossa, dice, vanifica un lavoro avviato nel 2008 e le aspettative di modifica da più parti espresse verso l’impianto normativo oggi esistente in materia. Poco prima di Natale nuova Commissione ha illustrato il proprio programma di lavoro per il 2015 annunciando il ritiro per concentrarsi su dossier ritenuti più importanti, contrariamente alle indicazioni del Consiglio agricolo. La scelta segnala un pericoloso orientamento che potrebbe riflettersi su altre decisioni relative alla disciplina fitosanitaria e ai controlli. Anche nel campo dei prodotti biologici, per quanto non interessati da questo dossier, si sta profilando una linea “liberista”: a Bruxelles nessuno intende più porre fine alla prassi della deroga, che il regolamento europeo sul settore biologico – in gestazione – doveva abolire dal 2021. Sembra che il nuovo commissario all’agricoltura Phil Hogan sia propenso a cancellare quel termine: val la pena di ricordare che stando ai dati ufficiali del Cra-Scs (l’ex Ense) solo lo 0,31% della superficie da seme certificata nel 2013 – su un totale di 10.300 ettari – è stata dichiarata biologica mentre nel 2012 è stato autorizzato in deroga l’utilizzo di 18,194 quintali di seme convenzionale, sufficienti per seminare circa 9.000 ettari di risaia “biologica”. Una prassi, quella della deroga, che disincentiva platealmente la produzione di seme di riso biologico, trend che si riscontra in tutto il settore sementiero: infatti, la moltiplicazione di sementi con metodo biologico è passata in Italia da 10.600 ettari nel 2009, a soli 7.500 ettari nel 2013, il 3,9% dell’intera superficie nazionale utilizzata per produrre sementi soggette a certificazione ufficiale, con una contrazione del 30% mentre sono rimaste sempre elevate le richieste di deroga per utilizzare sementi convenzionali nelle produzioni biologiche, oltre 35.000 nella stagione 2012 secondo i dati del CRA-SCS, come abbiamo riportato nell’articolo http://www.risoitaliano.eu/ma-dove-vai-se-il-seme-bio-non-ce-lhai/ Ora, l’addio a quest’altra riforma assesta un altro duro colpo: sementi, così come i materiali ornamentali, le giovani piantine, i fruttiferi e la vite, continueranno ad essere disciplinati dalle norme oggi esistenti, deludendo non solo le aspettative di semplificazione e maggiore armonizzazione del settore sementiero, ma anche quelle di coloro che premono per maggiori aperture verso i materiali da conservazione o la tutela della biodiversità, osserva Assosementi. A parte piccole modifiche tecniche sempre possibili sulle direttive in vigore, l’eventuale presentazione di un nuovo testo da parte della Commissione richiederà infatti anni di lavoro. Assosementi ammette che la proposta della Commissione era certamente molto complessa e di difficile lettura, anche da parte degli addetti ai lavori. Ora la decisione di ritirare tale progetto di regolamento riflette evidentemente la valutazione della nuova Commissione di ritenere troppo politicizzata la discussione sull’argomento per consentire un confronto obiettivo. Secondo Assosementi, a pesare «è il pregiudizio che porta a vedere dietro il tema delle sementi solo gli Ogm e le multinazionali, quando invece la realtà è nettamente diversa, fatta di tante piccole e medie aziende impegnate nel breeding tradizionale e nella produzione di sementi sane e di elevata qualità, per soddisfare consumi sempre più esigenti». (27.12.14)

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