SE IL GIAPPONESE TRADISCE IL RISO PER LA PASTA

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Flag_of_Japan_Anche la millenaria tradizione della coltivazione del riso in Giappone viene messa in discussione dal cambiamento delle abitudini alimentari: il Governo giapponese infatti ha sempre protetto la produzione di riso, ponendo fin dal 1971 degli obiettivi agli agricoltori, che in cambio ricevevano dei sussidi. Tuttavia i consumi stanno calando costantemente: il consumo pro capite è sceso dai 118,3 kg del 1962 ai 55,2 kg del 2014 (-53%). Aumenta invece la domanda di pasta e di pane. Per questa ragione l’esecutivo sta decidendo se eliminare i sussidi alla produzione di riso a partire dal 2018, lasciando ogni agricoltore libero di decidere su cosa seminare e su come gestire il proprio raccolto, visto che ora la produzione risulta eccedentaria. I risicoltori sono quindi invitati a cercare nuovi spazi sul mercato con nuovi metodi di coltivazione, con varietà speciali, e riconsiderando i metodi di distribuzione. Tuttavia le politiche di sostegno al reddito dei risicoltori per ora non sembrano ancora volgere al termine. Ricordiamo infatti che, sebbene nell’ambito dell’accordo TTP, stipulato quest’anno tra alcuni Paesi dell’area asiatica e gli Usa, il Giappone abbia consentito l’ingresso di 80 mila tonnellate di riso da Usa e Australia, il Governo di Tokyo ha contestualmente aumentato la capacità di intervento per fermare il crollo dei prezzi del riso locale. Nel 2015 il Giappone ha prodotto 7,44 milioni di tonnellate di riso, in calo rispetto agli obiettivi governativi di 7,51 milioni (circa 5 volte l’Italia). Il Governo ritiene che la produzione a poco a poco seguirà l’andamento della domanda, che è in calo; questo dovrebbe avvenire nel giro di qualche anno. (12.01.2016)
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