SBLOCCATI I FONDI PER FAR CONOSCERE IL RISO

INTERVISTA ESCLUSIVA: Paolo Carrà parla di clausola, bio, rapporti tra industria e produttori

Soldi per far conoscere il riso italiano, il decreto sul bio, il futuro della clausola di salvaguardia e soprattutto il faccia a faccia con il ministro delle politiche agricole Centinaio: il presidente dell’Ente Risi Paolo Carrà fa il punto sulle questioni più attuali del settore. Con una sorpresa, appunto, sulla comunicazione.

Presidente Carrà, iniziamo con una domanda non scomoda, ma scomodissima per chi è seduto su una poltrona “vigilata” da questo governo. Condivide l’idea di chiudere i porti alle navi che importano riso dall’Asia?

E’ necessario che nei porti si intensifichino  i controlli che non possono  limitarsi ad una verifica amministrativa o ad una analisi dei parametri biometrici del prodotto. Si tratta in sostanza di operare nel rispetto della reciprocità di regole in campo fitosanitario come abbiamo definito nel II forum del riso europeo a Bruxelles il 23 gennaio. Controlli che devono essere operati anche nei porti del nord Europa. Come mi ha comunicato il ministro Centinaio il governo ha già deciso di percorrere questa linea. Per la filiera del riso italiano è una buona notizia perché per anni abbiamo subito una concorrenza in casa nostra, vedendo crollare i nostri prezzi ed esplodere importazioni di riso da Paesi Meno Avanzati che, diversamente dai presupposti della cooperazione, non destinano i ricavi a migliorare le condizioni di vita dei contadini ma arricchiscono  trader, industria e finanza. Come Ente Risi abbiamo sottoscritto un accordo con la Repressione Frodi preposta ai controlli che va esattamente in questa direzione. 

Crede che la Commissione europea applicherà la clausola di salvaguardia ai Pma?

Quando abbiamo iniziato a sollecitare le istituzioni e la politica, pochi ci credevano ma oggi abbiamo conseguito un risultato storico, smuovendo Bruxelles con i due forum del riso europeo, organizzati dall’Ente Risi. In questo momento è aperta un’inchiesta, sappiamo che i cambogiani hanno presentato un dossier per evitare la clausola e sappiamo che anche in europea c’è chi non vuole che questi accordi di libero scambio vengano toccati: se la Commissione europea non sacrificherà ancora una volta il riso sull’altare di altri interessi commerciali, l’anno prossimo la clausola di salvaguardia potrebbe essere applicate e saranno così reintrodotti i dazi. Non si può più attendere: le importazioni da quei paesi, infatti, stanno tornando a crescere.

Gli industriali fanno fronte comune con i risicoltori in questa battaglia?

La filiera del riso deve operare come una squadra di calcio; giocare solo in difesa o solo in attacco, rischia di far prendere un goal. L’industria ha compreso che solo l’unità della filiera garantisce gli interessi di tutti e ciò ha condotto a indubbi progressi sulla clausola. Certo è che se la clausola di salvaguardia verrà accettata con l’introduzione dei dazi per tre anni, andrà rivisto totalmente il rapporto oggi esistente tra produttori e trasformatori per soddisfare le esigenze dei consumatori europei. 

Queste priorità fanno parte anche dell’agenda del Mipaaf?

Il 10 luglio ho incontrato il ministro Centinaio e ho colto grande disponibilità, su questi temi e su altri. Non dimentichiamo che la prossima programmazione P.A.C. presenta non poche incognite: è dato per certo il taglio di contributi che sarà ancor più impattante se verrà abbandonato il sistema di calcolo che ad oggi ha evitato che la contribuzione fosse livellata verso il basso. Il capping, ossia il taglio orizzontale degli aiuti oltre la soglia dei 60.000 euro così come proposto dalla Commissione, se non verrà rivisto colpirà indistintamente le aziende risicole italiane. I P.S.R. richiederanno una maggiore presa di coscienza da parte delle Regioni nel cercare di omogenizzare il più possibile i bandi, evitando quelle storture interpretative che hanno creato lacci e lacciuoli agli operatori. Anche se si parla di un rinvio della programmazione P.A.C. al 2021, non dobbiamo farci trovare impreparati e l’atteggiamento proattivo del ministro su questi temi è di grande incoraggiamento. Anche sul tema della reciprocità nell’uso dei prodotti fitosanitari, dove esistono oggi grosse disparità addirittura in ambito comunitario.

Con Centinaio si è parlato anche di promozione?

L’Ente Nazionale Risi, trovandosi nell’impossibilità di poter svolgere campagne promozionali perché limitato nelle azioni dalle norme di contenimento della spesa pubblica – per legge possiamo spendere al massimo 10000 euro all’anno-, ha cercato di catalizzare risorse disponibili presso altre istituzioni. Nel 2016 con Ismea è stata realizzata una azione di promozione in Italia e con ICE una azione promozionale in Francia e Germania. Pur avendo più volte sollecitato le istituzioni governative per continuare a svolgere queste azioni di promozione della cultura del risotto, che per la sua preparazione necessita del riso italiano, i fondi non sono stati messi a disposizione e le attività non sono state ripetute. Ho detto al ministro Centinaio che sarebbe necessario intervenire sulle istituzioni (es. ICE) che hanno fondi disponibili per promozionare al meglio i risi della tradizione italiana.

Non è assurdo che non possiate investire nella promozione del prodotto che tutelate?

Effettivamente lo e’. Ma ora c’è una novità importante per il settore.  Infatti nell’ottobre scorso, con una autonoma iniziativa, la Direzione dell’Ente ha inoltrato una formale contestazione delle interpretazioni sostenute dagli organi di vigilanza sulla interpretazionedelle norme statutarie regolanti le attività di comunicazione dell’Ente. Il Ministero dell’Economia e Finanze riconoscendo formalmente  valide le interpretazioni normative fornite dall’Ente, che si basano sulla recente giurisprudenza della Corte dei Conti,  con una nota a firma del Ragioniere capo dello Stato ha comunicato che: “… si ritiene possano considerarsi non soggette al vincolo normativo quelle spese riferite ad attività che, per modalità e mezzi impiegati, non perseguono finalità promozionali e di persuasione, bensì scopi meramente informativi e non rientrino in nessuna delle altre tipologie vincolate dalla legge.”. In base al contenuto della nota del Ministero dell’Economia e Finanze, il Consiglio di Amministrazione sta ora studiando quali attività intraprendere per meglio comunicare al consumatore le qualità e i valori, non solo nutrizionali, del riso italiano

Il Ministro ha firmato il decreto sul riso biologico. E per il classico?

Mentre per il decreto del biologico la competenza è esclusiva del Mipaaf, per il decreto del riso classico la normative prevede il concerto con il Ministro dello Sviluppo economico. Il decreto relativo al riso biologico è già stato firmato dal Ministro Centinaio e prevede  che il produttore bio dovrà indicare nella documentazione che ogni anno deve presentare all’Ente Nazionale Risi la superficie, la produzione, la rimanenza e le vendite di riso biologico. Anche le riserie di riso bio saranno chiamate a rispettare le norme gia’ previste per il riso convenzionale ed ora anche per il bio. Urgenti sono anche le misure da adottare per rendere certa la coltivazione del riso biologico con la messa a punto di adeguati sistemi colturali e di adeguati sistemi di controllo. Per il riso comercializzabile con la denominazione “riso Classico” si resta in attesa del decreto contenente disposizioni per attuare un sistema di rintracciabilità che garantirà il consumatore sulla varietà contenuta nella confezione. Autore: Paolo Viana

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