ROLFI SUONA LA GRANCASSA

Le cifre del Psr arridono alla nuova Giunta lombarda ma i sindacati sono cauti

I numeri comunicati recentemente dall’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia Fabio Rolfi in merito ai pagamenti relativi al piano di sviluppo rurale 2014-2020 sembrano dare una boccata d’aria fresca agli agricoltori. Sembrano o sono? Dopo aver dedicato un articolo a spiegare i bandi che verranno (leggi l’articolo), su questo bilancio che lascia trasparire una forte “produttività” politica abbiamo chiesto prima all’Assessore di illustrare il suo punto di vista e poi ai sindacati agricoli. «Sono stati pubblicati 61 bandi di finanziamento per un totale di 1 miliardo e 102 milioni di euro di risorse messi a disposizione delle aziende, pari al 96,4% della dotazione totale. Di questi sono già stati assegnati 793 milioni di euro, il 69,4% della dotazione, ed erogati 364,2 milioni. Nel 2018 abbiamo superato di una volta e mezza gli obiettivi di spesa e nel 2019 siamo già all’85% del target». Cosa ha rallentato i pagamenti in passato? «In tutta Europa il PSR è partito con oltre un anno per lo stallo politico che per lungo tempo ha preceduto l’approvazione del budget comunitario. Ci sono stati poi dei rallentamenti causati da questioni organizzative come il passaggio di competenze dalle Province alla Regione e dalla gestione informatica. Abbiamo affrontato tutto e snellito le procedure, grazie a un confronto diretto e pragmatico con le associazioni di categoria. Siamo certi di continuare a rispettare gli obiettivi di spesa assegnati e di poter dire che la Lombardia eccelle anche in questo ambito» aggiunge Rolfi.

I sindacati sono cauti

Secondo i sindacati agricoli, dopo una partenza in sordina, il PSR negli ultimi anni ha visto un aumento di adesioni da parte delle aziende agricole e un progressivo assestamento sul territorio (anche in termini di efficacia delle azioni previste). «Certamente tutte le cifre citate dall’Assessore sono corrette ma, ovviamente per le imprese un conto è parlare di cifre impegnate e un conto è parlare di cifre erogate e l’erogato è meno della metà dell’impegnato», afferma Umberto Bertolasi, Direttore Confagricoltura Lombardia. «Il miglioramento è apprezzabile ma ancora siamo lontani da una situazione di piena efficienza dell’Organismo Pagatore. Ancora il previsto incremento di organico non si è verificato e nel frattempo altro personale ha raggiunto i termini della pensione per cui quando si concretizzerà si rischia che sia una mera sostituzione di personale. Per Confagricoltura Lombardia continua ad essere fondamentale l’attivazione di una funzione di back office per seguire tempestivamente e puntualmente tutte le domande che presentano anomalie di pagamento. Inoltre l’85 % al quale fa riferimento il comunicato per l’anno corrente sono comunque cifre che devono rispondere alla regola del N + 3 per non essere disimpegnate e perse, quindi, impiegare 3 anni per erogare cifre allocate 3 anni prima del programma finanziario non può essere considerato un parametro virtuoso».

La normativa scoraggia

«Il fattore di maggiore criticità rimane una complessa normativa che in parte ha scoraggiato le aziende, disincentivando l’adesione ai singoli bandi, soprattutto per quanto riguarda quelli inerenti il settore agro- ambientale» ci dichiara il Responsabile CAA di Cia Lombardia, Marco Corbetta. «Alcuni problemi derivano anche dalle procedure informatiche che non sempre risultano ottimali e che in alcuni casi mettono a repentaglio il buon esito delle domande. Rimangono sempre molto sentite dagli imprenditori le misure per gli investimenti strutturali, oltre che le domande di insediamento giovani. Tali misure tuttavia, per come sono congegnate, in molti casi penalizzano le start up e le aree pedemontane», conclude.

Tempistica rispettata

Ermes Sagula, Responsabile CAA Coldiretti Lombardia, consolida la dichiarazione del 96% degli aiuti diretti (limite che ricopre la fascia di sicurezza permettendo di risolvere i casi pendenti senza ricorrere all’aspetto nazionale): «anche quest’anno si è rispettata la tempistica ma non è una novità. C’è stato un netto cambio di marcia, tutta l’architettura dei sistemi per presentare le domande adesso fortunatamente è a regime. Nel giro di quattro anni circa (dal 2015) c’è stata un’implementazione notevole per arrivare ad ottenere una disposizione più efficace. Vediamo proporzionalmente le corrispondenze di quanto dichiarato dall’assessore Rolfi: più del 90% delle posizioni dei nostri associati è stato saldato al netto della percentuale delle anomalie. Siamo leggermente indietro sull’istruttoria dello sviluppo rurale, tuttavia, queste domande non hanno il vincolo del 30 giugno e si parla di casi sporadici. Le misure dell’agro-climatico ambientale sono quelle che abbiamo riscontrato essere più insidiose da svincolare. L’anno prossimo il termine sarà a fine giugno per tutto e quindi se per ora c’è abbastanza libertà bisognerà velocizzare dal punto di vista organizzativo: ci sono tutti i presupposti di stabilità normativa quindi il sistema sono fiducioso che funzionerà».

Tavoli tecnici

Sebbene all’inizio della programmazione ci sia stato un difficoltoso rapporto tra le parti, dovuto ad una impostazione completamente diversa dal passato, in tempi più recenti sono certamente migliorati i rapporti, nel senso operativo del concetto, con Regione Lombardia, cosa questa che ha permesso un miglior flusso di lavoro soprattutto nella risoluzione di alcune problematiche che hanno colpito le aziende. Proprio in questi giorni sono stati convocati i primi tavoli tecnici dove viene richiesto alle Organizzazioni Professionali un intervento diretto per delineare la strategia che la Regione Lombardia proporrà per la futura programmazione, partendo dall’esperienza che le Organizzazioni hanno maturato sul territorio: un processo di confronto fondamentale per evitare che le opportunità per gli agricoltori si trasformino in complicate strutture che limiterebbero le imprese agricole che decidessero di aderirvi. Autore: Martina Fasani

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