«RISICOLTORI, SIATE RAZIONALI»

L'appello di Mario Francese (Airi) all'apertura della nuova campagna risicola
Da sinistra, Roberto Carrière, direttore Airi, Mario Francese, presidente Airi, e Pietro Milani, assistente del direttore Airi

«Approccio razionale al mercato»: questo è l’auspicio che Mario Francese, Presidente Airi, ha voluto presupporre per la campagna 2020/21, incontrando la stampa, ieri, a Ceretto Lomellina (PV). «Ad oggi, non ci sono dati per cui si debba affrontare precipitosamente la situazione di mercato – ha dichiarato – L’analisi dei certificati di trasferimento risone all’industria evidenzia al 31 gennaio un collocamento equilibrato, che lascia presupporre il trasferimento di tutte le disponibilità all’industria per la fine della campagna. Anche sul fronte dei prezzi vige una situazione di sostanziale stabilità, con le normali fluttuazione fisiologiche». Francese ha ripetuto a Ceretto Lomellina ciò che ha detto alla consulta risicola e cioè che sono necessari per il 2020 «circa 242.000 ettari, già indicati lo scorso anno, ma a cui ha fatto seguito una superficie coltivata di 20.000 ettari inferiore». (segue)

Quanto alla situazione generale, quest’anno (come già per il 2019) i mercati stanno subendo l’effetto positivo della clausola di salvaguardia, ha osservato il leader degli industriali risieri. Le importazioni dai Paesi EBA di lungo B segnano un calo del 64%. La mancata estensione della clausola anche alle altre varietà ha avuto, tuttavia, un risvolto che ben conosciamo: «La mancata estensione della clausola di salvaguardia anche alle varietà “non indica” – puntualizza Airi – ha aperto una possibilità di importare risi non coincidenti con la classifica comunitaria di lungo B ma al tempo stesso non alternativi alle nostre varietà tradizionali» e le importazioni soprattutto di lungo A da Myanmar, in continua crescita, vanno monitorate. Aldilà delle prospettive, ad oggi, la clausola ha però funzionato. Entro il 2020 potrebbe arrivare ad applicazione la concessione Vietnam, decisa nel 2015 e che prevede l’importazione a dazio zero di 80.000 t di cui l’equivalente di 20.000t di lavorato in semigreggio, 30.000 in lavorato e altre 30.000 in lavorato aromatici. La concessione inoltre prevede la riduzione del 50% del dazio per le rotture di riso, con la progressiva riduzione del dazio fino a zero in sei anni.

L’accordo con il Mercosur, raggiunto nel 2019, prevede la possibilità di importare nell’Ue a dazio zero una quota di 10.000 t il primo anno, da aumentare di 10 mila t gli anni successivi fino al raggiungimento di 60.000 t a regime. Anche il nostro riso esportato godrà dell’esenzione dazio ma senza limiti quantitativi, questo migliorerà la nostra capacità di esportazione anche se il dazio oggi applicato non è comunque altissimo (12%); in ogni caso le tempistiche per l’approvazione non saranno brevi quindi per ora non è dato sapersi quando questo regime andrà in applicazione.

Anche l’India, chiede di poter esportare altre varietà basmati a dazio zero. Oggi questo negoziato risulta ancora in stand by: l’India potrebbe rappresentare anche un importante mercato di sbocco per il nostro riso da risotto, tuttavia oggi sarebbe penalizzato da un dazio sul valore del 70% ed i tempi per le trattative saranno lunghi. Airi reitera questa opportunità su tutti i tavoli politici.

Per la situazione Cina, si è tutti in balia del Coronavirus: il protocollo che deve essere firmato dalla Ministra Bellanova per aprire le esportazioni del riso italiano, in particolare varietà da risotto che possono conquistare circa 50 milioni di consumatori, dovrà attendere, in quanto la missione era stata già programmata ed erano stati acquistati i biglietti aerei per il 3 febbraio scorso, quando è subentrata l’emergenza del virus che ha costretto ad un rinvio. Questo comporterà altri mesi di ritardo dell’iniziativa che Airi sta portando avanti da una decina d’anni, nella convinzione che si possa aprire un mercato importante al riso italiano.

La Brexit, rimane per il nostro mercato italiano la più grande incertezza del momento, una zona d’ombra significativa: le nostre esportazioni nel Regno Unito coprono un volume di 70.000 t. Nella prima ipotesi di piano tariffario formulato nella primavera scorsa in caso di hardbrexit (senza accordo), si era stabilito un dazio di 145 euro/t per il lavorato e zero per il semigreggio, valido tanto per Paesi Ue che per il resto del mondo. Airi sta richiamando gli stakeholders sulla necessità di agire per ottenere un accordo che mantenga gli attuali equilibri di scambio.

Nell’ambito della consulta risicola nazionale di ottobre Airi ha evidenziato che troppo spesso in passato sì è lavorato per modificare le concessioni in fase negoziale, senza avere avuto la possibilità di intervenire preventivamente all’offerta da parte della Commissione. A tal proposito, riferisce l’Associazione industriale, il direttore del MIPAAF, Felice Assenza, ha accolto la proposta di organizzare un gruppo di lavoro che coinvolga i ministeri dell’agricoltura e degli esteri dei Paesi produttori al fine di monitorare le possibili aperture di nuove trattative, anticipando alla Commissione le possibili offerte. Autore: Martina Fasani

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Risicoltura
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