RAPPORTO ALLARMANTE SULLA BREXIT

Anche il riso sarà colpito negativamente dall'uscita della Gran Bretagna

Anche il settore risicolo europeo è destinato a subire le conseguenze della Brexit: lo spiega il rapporto “Short-term outlook for EU agricultural markets in 2018 and 2019”, che analizza la situazione dei mercati agricoli europei con un orizzonte temporale di due anni. Nella nota conclusiva legata alla brexit spiega: «Il 30 marzo 2019, il Regno Unito lascerà l’Ue e diventerà un paese terzo – spiega la nota della Commissione Europea – Mentre l’Ue sta lavorando duramente per raggiungere un ritiro ordinato, la scelta del Regno Unito di lasciare la Ue causerà indubbiamente disagi. Il settore agricolo europeo è un esempio di un mercato unico integrato in cui i prodotti agricoli e trasformati grezzi sono ampiamente scambiati tra gli Stati membri. Il Regno Unito non fa eccezione e per molti prodotti il ​​Regno Unito importa una considerevole quantità di beni agricoli dagli altri Stati membri dell’Ue. Il commercio più elevato della media si verifica per quanto rigaurda il formaggio (e in misura minore burro e latte crudo), carne bovina, carne ovina, carne suina e pollame, riso, olio d’oliva. Anche il vino e alcuni frutti e verdure vedono sostanziali esportazioni nel Regno Unito».

Una nota particolare riguarda proprio il settore risicolo, e mette inoltre in evidenza una delle grandi lacune del mercato risicolo continentale, dove solo i dati produttivi nazionali confermano effettivamente l’origine del cereale. Una volta lavorato, diventa quasi impossibile distinguere il riso coltivato in Europa da quello importato: «Nel settore del riso, anche se è difficile distinguere nelle cifre commerciali il riso prodotto in Europa dal riso trasformato solo in Europa, il Regno Unito è un importatore di riso di varietà particolari dell’Ue, ad esempio il risotto o il riso da paella».La nota conclude: «La Brexit si farà sentire meno nei settori in cui esiste una differenziazione del prodotto (ad esempio prodotti di qualità) o in quelli in cui l’Ue è il principale produttore mondiale (ad esempio l’olio d’oliva). Ci sono settori già provati da altre situazioni come le sanzioni ala Russia e altro. Le interruzioni legate alla Brexit andranno ad aggiungersi alla difficile situazione del mercato. È anche importante notare che un ritiro ordinato nel Regno Unito dovrebbe includere un periodo di transizione fino alla fine del 2020, che limiterebbe l’impatto sul mercato a breve termine».

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Risicoltura
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