PROVE DI TRAPIANTO A BELLINZAGO

L'Ente Risi e la Regione Piemonte testano nel Novarese una trapiantatrice giapponese

Il punto debole è il costo stimato in 600-1000 euro ad ettaro, ma il ritorno del trapianto in risaia è solo questione di anni. L’Ente Risi ci sta lavorando con la Regione Piemonte, a Bellinzago Novarese, dove stamane erano in molti a seguire i lavori all’azienda Depaoli, pioniera nella sperimentazione e nell’innovazione. In azione una trapiantatrice giapponese modificata da tecnici indiani, su un terreno pretrattato con arature varie e sovescio, in parte concimato con stallatico di bufala e sul quale è stato trapiantato riso CRLB1, non a caso il più precoce, seminato in un vivaio di Alessandria, in serra chiusa, 15 giorni fa. La trapiantatrice, che lavora con una barra di 2,20 metri, preleva porzioni di zolle di torba su cui le piante sono già formate e li deposita sul terreno che in questo caso non è stato trattato chimicamente, né in fase di concimazione né di diserbo. Solo sovescio, aratura, due erpicature e il rototerra alla fine, per sterminare le malerbe; operazioni che saranno completate da due sarchiature meccaniche nel mese di luglio. Il progetto di reintrodurre il trapianto meccanico nasce in Lombardia, dove è già inserito nel Psr e coordinato dal dottor Marco Zafferoni, capofila del programma lombardo, e la prova piemontese è un test per diffondere questa soluzione anche in Piemonte.

«Grazie alla disponibilità e alla professionalità dell’azienda Depaoli – spiega Massimo Giubertoni dell’Ente Nazionale Risi – oltre a verificare l’esito di una reintroduzione del trapianto nella nostra risicoltura, stiamo lavorando su un terreno attiguo con riso seminato su pacciamatura Mater-b e su riso coltivato senza l’uso della chimica. Queste esperienze saranno presentate ufficialmente nella giornata dimostrativa che facciamo ogni anno, e che nel 2017 sarà il 7 settembre, alla cascina Motta, una giornata che quest’anno partirà proprio da Bellinzago Novarese».

Giubertoni non le chiama “prove” per ragioni di rigore scientifico, ma è chiaro che si tratta di questo: si prova a reintrodurre una tecnica antica, che ha almeno quattrocento anni e che nel nostro Paese fu introdotta dalla Stazione di Risicoltura di Vercelli, per essere poi abbandonata. Il recupero deriva dall’esigenza di contenere i costi del diserbo e della concimazione senza sacrificare la resa nelle produzioni che richiedono un’assoluta purezza. Può essere utile, ci raccontano gli agricoltori presenti ai lavori, nella moltiplicazione del seme come nelle produzioni biologiche, ma anche nei casi in cui si debba ricorrere alla falsa semina. Inoltre, questa soluzione permette di recuperare 30/45 giorni e di fare quindi un eventuale raccolto precedente di frumento, orzo, erbaio, eccInfine, con questa tecnica si abbatte il costo del seme: a Bellinzago per coltivare un ettaro e mezzo di riso attraverso il trapianto sono sufficienti 50 chili di seme contro i normali 250-300 chilogrammi. Serviranno dai due ai tre anni per avere delle risultanze affidabili. (Foto tratte da https://www.facebook.com/groups/Risikultori3.0/)

 

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Risicoltura
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