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PERCHE’ PAGARE PER PRODURRE DI MENO?

I soldi al “bio” sono una buona notizia per l’agricoltura? Se lo chiede Dario Casati, professore emerito di Economia Agraria ed ex prorettore dell’Università di Milano in un editoriale pubblicato dalla Società Agraria di Lombardia e dall’Accademia dei Georgofili ( clicca qui ).
Casati ricorda che il recente accordo tra Stato e Regioni si limita a sbloccare fondi per 24 milioni di euro già stanziati per l’agricoltura biologica, per cui non rappresenta un nuovo finanziamento. Ma si chiede anche se abbia senso sostenere un metodo di coltivazione che si basa su “…convinzioni non supportate da una evidenza scientifica adeguatamente formulata” e che “…sembra scelto da esperti di marketing molto abili”.
L’economista agrario osserva che “le tre emergenze combinate, sanitaria, alimentare e bellica richiedono una intensificazione e non una riduzione della produzione agricola”. Inoltre, “la transizione ecologica deve essere attentamente considerata…ma che non si spiegano  politiche agricole con incentivi per produrre meno…”. E punta il dito contro “…i Paesi ad alto reddito che possono baloccarsi con tecniche agricole scarsamente produttive…perchè, cinicamente, possono spendere di più acquistando sui mercati quanto serve, ma così facendo riducono la disponibilità di cibo per l’intera umanità”.
L’articolo termina con un riferimento all’efficienza d’uso delle acque che sembra “tagliato su misura” per il riso, settore  che notoriamente l’economista agrario conosce bene. Casati ricorda infatti che ” …come insegna la siccità del 2022, un’agricoltura efficiente ha bisogno di acqua e che il metodo biologico non vuol dire, come qualcuno sostiene, risparmio di acqua”. Autore: Flavio Barozzi, Dottore Agronomo.
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