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NELLE RISAIE DELL’OSPEDALE CRESCE IL MATTONE

da | 12 Ott 2021 | NEWS

foto aerea_risaie Lomellina_Giotto Droni

Cinque poderi distribuiti tra Pavese e Lomellina saranno affittati ad un prezzo che sia l’Unione Agricoltori di Pavia che la Coldiretti di Pavia definiscono scandaloso. Invece, la fondazione Policlinico San Matteo, proprietaria dei fondi, esulta: si darà un nuovo volto al territorio ristrutturando le cascine Colombara e Cantugno di Pavia, La Guasta di Garlasco e Zerbolò, Palona di Vidigulfo e Montaggione di Tromello. La Provincia Pavese suona la grancassa dell’ospedale: «Nelle cascine S.Matteo nascono bike hotel e fattorie didattiche»; il presidente del San Matteo s’inorgoglisce: «Restituiremo alla città l’uso di spazi importanti». Peccato che i soldi per farlo li sfilino dalle tasche degli agricoltori, seguendo una procedura secondo taluni illegittima.

Meno riso e più mattone

Ecco cosa è successo: nei mesi scorsi era stato siglato un accordo quadro per il rinnovo dei contratti agricoli per 3 anni che prevedeva anche la ristrutturazione di alcune parti delle cascine. Questo accordo è stato  sottoscritto dalle confederazioni perché fissava un limite di 58 euro alla pertica, pari a 870 euro all’ettaro. I bandi dell’ospedale però non hanno osservato questo limite e i terreni sono stati affittati a 60-62 euro alla pertica con l’obbligo di lavori – che inizialmente erano in parte facoltativi – che hanno fatto lievitare l’affitto + i lavori fino a circa 100 euro alla pertica. In cambio, l’ospedale estende la durata del contratto a 15 anni, ma così facendo vincola le aziende agricole a realizzare degli interventi immobiliari talmente importanti da far sospettare che il business dell’operazione non sia più agricolo. 

Chi si è aggiudicato il bando, evidentemente, trova l’operazione remunerativa, ma i conduttori attuali, che magari coltivano quelle terre da generazioni, per esercitare il diritto di prelazione dovranno accettare quelle che paiono condizioni capestro. Da qui il “no” di Confagricoltura e Coldiretti, mentre la Cia ha accettato il contratto a 61 euro alla pertica milanese più lavori. Spiega Davide Calvi, presidente di Cia Pavia: «a fronte della volontà delle aziende agricole associate di partecipare al bando a queste condizioni, un sindacato non le può certo ostacolare, non essendoci neanche accordi tra le organizzazioni: le cascine di cui si parla esulano infatti dall’accordo quadro. Cia comunque è disponibilea trovare con le altre organizzazioni e per il futuro degli accordi che tengano conto delle altre casistiche. Infatti a breve è prevista una riunione tra i presidenti delle associazioni».

Intanto avanza un nuovo bando: per 20 cascine. Effettivamente il volto della risaia di Pavia cambierà, a spese degli agricoltori. Meno riso e più mattone.

Testo del comunicato dell’Unione agricoltori di Pavia:

Sembra una buona notizia, invece…

Una buona notizia dalla Fondazione San Matteo: si recuperano le cascine storiche: ma nonostante il buon auspicio e la rilevanza giornalistica è in realtà una pessima notizia per la Provincia di Pavia.

Purtroppo questo ipotizzato ed auspicabile recupero non avviene con un progetto ambizioso e coordinato dal San Matteo, magari ricorrendo ai fondi del PNRR, ma avviene portando a livelli praticamente insostenibili i canoni di affitto agrario e trasformando, di fatto, i contratti agrari, in iniziative edilizie che nulla hanno a che fare con l’agricoltura e che snaturano le aziende agricole.

Con stupore abbiamo assistito, in questi mesi, a come la Fondazione San Matteo abbia ignorato un accordo quadro sottoscritto lo scorso anno con le Associazioni Agricole che, nel solco della vigente legislazione sui patti agrari, garantiva sia gli interessi della parte proprietaria che delle imprese agricole.

Accettando da parte del San Matteo progetti poco definiti ed oltre logica onerosi, si sono obbligate le aziende agricole ad esercitare il diritto di prelazione su proposte progettuali predisposte da altri e caratterizzate da forti incognite che si vanno ad aggiungere ad un canone di affitto in palese violazione dell’accordo quadro sottoscritto tra le parti. Queste proposte progettuali sono caratterizzate da un importante rischio di impresa, come ha verbalizzato la commissione giudicatrice nominata dalla Fondazione San Matteo.

Una Fondazione importante e radicata sul territorio come il San Matteo, ha il dovere di essere elemento trainante del territorio così come Confagricoltura Pavia sente la responsabilità di accompagnare le imprese agricole in una modernità spesso complessa e che vede multifunzionalità e capacità di integrazione con le aree urbane come elementi che si devono coniugare con le peculiarità dei fondi e la vocazione di un territorio.

In tutto questo la scelta della Fondazione San Matteo di imporre alle imprese agricole contratti di affitto che arrivano a sfiorare se non superare i 100 euro per pertica milanese, sommando canone e lavori imposti, è una scelta profondamente sbagliata, irrispettosa di un ambito socioeconomico che, proprio insieme al comparto sanitario, si è dimostrato fondamentale per tutti in occasione della pandemia.

Queste dinamiche, se non prontamente corrette con il concorso di tutte le Istituzioni, rischiano di esporre l’intero comparto agricolo, la cui reddittività è nota e non è in grado di sopportare simili canoni di affitto, a dinamiche speculative e di aggressione al territorio con potenziali conseguenze per tutta la popolazione.

Piuttosto che celebrare improbabili conquiste teoriche, fermiamoci e, tutti insieme, auspicando una unità sindacale parzialmente compromessa in questa fase non per volontà di Confagricoltura Pavia ma da parte di chi ha accettato condizioni al di fuori dell’accordo quadro da tutti sottoscritto; costruiamo un contesto dove, nel rispetto della vigente legislazione in materia di patti agrari e garantendo la tutela della proprietà fondiaria, si rispettino le aziende agricole e non si impongano scelte che possono causare la compromissione di equilibri quanto mai delicati ma fondamentali per il nostro territorio.

Quella che sembra una pagina virtuosa è in realtà un palese e pericoloso attacco all’agricoltura della Provincia di Pavia, Confagricoltura Pavia difenderà sempre le imprese agricole e il loro lavoro.

Confagricoltura Pavia, 11 ottobre 2021.

Testo del comunicato della Coldiretti di Pavia:

«In questo modo i canoni d’affitto dei terreni rischiano di andare alle stelle, mettendo a repentaglio la tenuta dell’intero sistema agricolo pavese che, per altro, è già messo a dura prova dall’astronomico aumento dei costi delle materie prime». Così Stefano Greppi, Presidente di Coldiretti Pavia, interviene nella questione affitti San Matteo. «I progetti di riqualificazione delle strutture agricole di cui si è parlato in questi giorni sono al momento sulla carta – sottolinea ancora il Presidente di Coldiretti Pavia – Oltre ad essere finanziate interamente con i soldi del mondo agricolo, le strutture proposte rischiano di essere difficilmente realizzabili proprio a causa dell’assegnazione dei fondi a prezzi fuori mercato».

Generazioni di agricoltori hanno coltivato le terre di proprietà del San Matteo, rinnovando i contratti a ogni scadenza anche dopo che, qualche anno fa, si era passati (non senza polemiche) dalla trattativa diretta all’asta con licitazione privata. «Proprio per evitare che i prezzi schizzassero verso l’alto, nell’agosto 2020 avevamo sottoscritto un accordo quadro con la Fondazione Policlinico San Matteo e le altre organizzazioni agricole – spiega Stefano Greppi – Questo accordo prevedeva, tra le altre cose, un tetto massimo al canone d’affitto. Peccato che un sindacato abbia prestato assistenza per un contratto d’affitto con un’offerta di canone superiore a quello stabilito dall’accordo quadro».

Un comportamento difficilmente comprensibile. «Non si capisce come mai un’organizzazione che dovrebbe fare gli interessi degli agricoltori e tenere bassi i canoni d’affitto possa aver avallato una decisione che, di fatto, li fa alzare – conclude il Presidente di Coldiretti Pavia – andando contro gli interessi della categoria che dovrebbe rappresentare».

 

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