«L’ITALIA RISCHIA DI PERDERE IL TRENO DEI CONSUMI»

Il presidente dell'Airi Mario Francese analizza la crescita dei consumi e la pesantezza del mercato interno

Il consumo di riso aumenta sia in Italia che in Europa ma ad avvantaggiarsene è soprattutto il prodotto d’importazione. Lo denuncia l’Airi che parla di «aumento esaltante»: dal 2013 ad oggi, il consumo italiano di japonica è cresciuto del 21%, quello di indica addirittura del 116% e l’incremento totale è del 29%. A tirare è il mercato etnico, grazie agli stranieri, e anche il ribasso dei prezzi degli ultimi anni ha favorito l’ascesa. Infatti, mentre l’Indica ha pagato la competitività del Ribe nel segmento insalate, la curva del riso japonica è eloquente: da 293mila tonnellate è salito a 354mila man mano che le quotazioni del mercato interno scendevano. Di seguito i consumi di riso in Italia.

Anche in Europa i consumi sono aumentati: del 7% lo japonica, dell’1% l’indica e il totale è cresciuto del tre. Un trend che fa dire al presidente dell’Airi Mario Francese che «è cosa buona che i prezzi si stiano riprendendo, perché magari gli agricoltori italiani saranno invogliati a seminare più riso di quanto dicano le stime dell’Ente Risi».

Secondo il sondaggio istituzionale, infatti la risaia italiana dovrebbe contrarsi ancora. Si parla di un calo del 5,29%, con una previsione di 217.400 ettari, laddove l’Airi ne auspicava 237.000. «Le nostre industrie investono per lavorare riso italiano in Italia e non prodotto d’importazione, sbaglia chi crede che remiamo contro la remuneratività della produzione nazionale» insiste Francese, che oggi ha incontrato i giornalisti a Vigevano per tracciare un bilancio dell’anno del riso, con uno sguardo anche al quadro europeo. Di seguito, il bilancio europeo.

L’Airi è particolarmente preoccupata per l’incremento delle importazioni – da 1060.000 a 1250.000 tonnellate di equivalente lavorato tra il 2014 e il 2017 – a fronte di una riduzione della produzione europea (-5,8% di ettarato tra 2013 e 2017), il che fa pensare al «serio rischio che i cambogiani e i birmani, che oggi importano a dazio zero per scopi umanitari, si attrezzino per rendere strutturale la loro presenza sui nostri mercati, offrendo prodotti di qualità e già confezionati» ha sottolineato il leader degli industriali. Il momento, insomma, è propizio per aggredire i mercati, tant’è vero che al 22 maggio le industrie hanno ritirato dagli agricoltori un quantitativo record di 1.283.000 di tonnellate e Francese prevede che «nel 2019 ci saranno scorte ridotte perché il rimanente sarà venduto entro quest’anno». Tuttavia, anche le importazioni continuano a crescere, come l’export, che però è più contenuto. (Di seguito, i dati consuntivi dei prezzi dei risoni diffusi da Airi)

 

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