LA TRACCIABILITA’? TUTTA DA COSTRUIRE

Federbio plaude al decreto ma puntualizza: adesso chi li farà i controlli sulle rese?

Adesso si scopre che non basterà la firma del Ministro. FederBio ha accolto «molto positivamente» il decreto che imporrà ai risicoltori l’obbligo di indicare eventuali superfici a biologico o in conversione ad agricoltura biologica nella denuncia di superficie: all’interno di questa denuncia dovrà essere espressamente indicato l’organismo di controllo designato e ciò rappresenta per Federbio – che ha lavorato a lungo su questa riforma – un «importante passo normativo  che avvia di fatto la possibilità di implementare i controlli di tracciabilità». Tuttavia, nel salutare la firma, il presidente dell’organizzazione mette le mani avanti: «Ora è necessario che Ente Risi e ministero assicurino un monitoraggio a sistema dei dati sulle rese produttive e sulle quantità commercializzate, dato che i singoli organismi di certificazione potranno verificare solo i dati delle aziende che controllano direttamente” commenta Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio. Che cosa significa? Significa che il singolo organismo di certificazione potrà vedere solo i dati di tracciabilità dei propri “controllati”, per cui se la riseria o qualche passaggio intermedio è controllato da altri non vedrà quei dati. Più nel dettaglio, potrebbe capitare – ci spiegano in Federbio – che una resa che è ritenuta congrua da un organismo di certificazione potrebbe non esserla per un altro. Oppure, arguiamo noi, qualche organismo di certificazione potrebbe non controllare i dati con la necessaria tempestività e attenzione. Ma soprattutto significa che nessun organismo di certificazione avrà la visione globale del mercato generato dall’insieme dei dati di superficie e di transazione: ecco perché Carnemolla ora si appella a Ente Risi e ICQRF (Ministero) affinché non deleghino solo ai singoli organismi di certificazione l’utilizzo e l’analisi dei dati generati dal nuovo sistema. Non è affatto scontato, in quanto, nelle riunioni preparatorie sembra che né il Ministero né gli organismi certificatori smaniassero per gestire i dati (e quindi i controlli) derivanti dalle nuove denunce di superficie. Come dire che si è a metà dell’opera, senza contare che non basta neanche controllare la resa in campo per capire di fronte a “quale” bio ci si trova: eh già, perché un vecchio agricoltore ci ricorda che il riso bio si distingua anche per la minor resa alla lavorazione (-15% in media) e anche questo parametro meriterebbe di essere tenuto in considerazione. (Nella foto, piante di riso convenzionale e bio)

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Risicoltura
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