Alla consegna del Premio Mario Preve per un’Agricoltura Sostenibile, a Casale Monferrato, l’agronomo della società risiera Riso Gallo, Stefano Cavigiolo ha dato alcune indicazioni tecniche per ridurre l’impatto ambientale della risicoltura ed in particolare quello relativo alle emissioni di metano.
LA SOMMERSIONE PRODUCE METANO
«Il 60% dell’impatto della impronta carbonica deriva da metano e quindi anche dalla sommersione – ha detto -; seguono i fertilizzanti e l’essicazione (inevitabile), la semina per il 4% e infine i trattamenti. Per mitigare questo impatto la gestione idrica è fondamentale: le varietà di riso seminate in asciutta comportano un meno 20% di emissioni di metano e meno 11% di CO2 equivalente. Pur tenendo conto della situazione irrigua attuale, un giusto equilibrio tra semina in sommersione e semina in asciutta sarebbe quindi vantaggioso».
ASCIUTTA DI 10 GIORNI RIDUCE IMPRONTA DI QUASI UN QUARTO
Cavigiolo, infatti, sa che in questi anni siccitosi la strategia di tutti i consorzi irrigui è quella di disincentivare l’asciutta, per non concentrare la domanda d’acqua di riso e mais. «Ma anche se si semina in sommersione – osserva il tecnico – con un’asciutta di circa 8-10 giorni a metà levata si riduce l’impronta del 23%».
Ed aggiunge che la minima lavorazione abbatte l’impronta carbonica addirittura del 70% rispetto all’aratura. «Anche la dose di semina conta, perché permette di ridurre l’impatto del 24%» ha commentato a Casale. Nello stesso convegno, l’economista Vitaliano Fiorillo si è soffermato sulle potenzialità dei fertilizzanti organici, con un intervento che potete seguire in questo video.
Vuoi essere informato delle novità? Compila il modulo newsletter e whatsapp presente in home page. Se vuoi leggere ricette trovi tutto su http://www.risotto.us. Se coltivi anche grano leggi www.granoitaliano.eu


