LA RISAIA BIO È ORO PURO

Pochi ettari e rese elevate. Segnali contraddittori sui risotti: cresce l'Arborio ma le varietà Classiche non brillano

La prima considerazione che vien di fare è questa: quando vedete al supermercato interi scaffali di riso biologico sappiate che molto di quel riso è d’importazione. Già, perché in Italia, su 221mila ettari di risaia, quella coltivata con metodo biologico (esclusi i terreni in conversione) non arriva a seimila ettari. I dati sono forniti dall’Ente Nazionale Risi e, se confrontati con altri dati forniti dall’Ente Risi il 18 settembre del 2018 siamo di fronte a un crollo delle superfici investite nel bio. L’anno scorso gli ettari erano infatti più di 9000. Se poi facciamo quattro conti, confrontando quelle stime di coltivazione con la disponibilità vendibile dichiarata all’Ente Risi (77.800 tonnellate), scopriamo che la resa del riso biologico italiano è sempre molto alta: 84 quintali a ettaro l’anno scorso. Segno che c’è stato un fuggi fuggi: vedremo se chi è rimasto vanta ancora rese stratosferiche, addirittura sopra i 100 quintali… Ma andiamo oltre: i risi biologici più coltivati sono il Selenio e il Lungo B; il primo exploit è frutto della congiuntura, il secondo di qualche ordinativo ben piazzato. Per avere un quadro più chiaro, bisognerà aspettare il 2020. (segue)

L’Ente Risi ha fornito anche i dati relativi alle semine complessive: si è verificato un incremento lieve (1,8%) e una crescita impetuosa dei risi da interno, un calo dei medi condizionato dal Vialone Nano e un’impennata del Roma, targata Barone, che potrebbe portare tuttavia a una flessione dei prezzi di questo comparto. Stabili i parboiled. Il segno meno del S.Andrea e la crescita rallentata del Carnaroli fanno pensare che la performance del riso Classico non sia stata brillante, anche se non c’è un dato disaggregato che lo confermi. Questi stessi numeri scoraggerebbero chi lavora alla valorizzazione delle Igp (vecchie e nuove). Autore: Paolo Viana

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Risicoltura
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