LA GUERRA TRA IL NILO E IL RISO

Dietro la scelta di coltivare meno riso nel Paese africano c'è il declino del Delta

Dietro alla scelta di coltivare meno riso in Egitto, c’è l’amara storia del degrando ambientale del territorio del Delta. Per secoli, le rive del Nilo hanno accolto aziende agricole che producono riso, cotone e grano. Ma la scarsità d’acqua, il degrado del suolo e l’inquinamento hanno creato una crisi che ha minato l’agricoltura nel delta, che sta lottando per sostenere milioni di contadini impoveriti. Ogni giorno scoprono che non hanno altra scelta che irrigare i loro campi con acque di drenaggio agricolo non trattate inquinate da gli allevamenti ittici vicini. Si lamentano che stanno ottenendo rese più scarse. Ad aggravare i loro problemi, il fiume è diventato un punto centrale delle tensioni regionali da quando l’Etiopia ha iniziato a costruire una diga idroelettrica da 4,8 miliardi di dollari sul Nilo Azzurro, la fonte della maggior parte dell’acqua che raggiunge l’Egitto. La Grande diga dell’Etiopia sarà la più grande del suo genere in Africa e un fulcro degli ambiziosi piani di sviluppo economico. Il Cairo teme che le risorse idriche già ridotte diminuiscano ulteriormente quando la diga sarà completata.
Ma i problemi nel delta del Nilo non sono recenti. L’innalzamento del livello del mare nel Mediterraneo ha aumentato la salinità delle acque sotterranee e del suolo. La crescita demografica ha esercitato maggiore pressione sulle risorse idriche esistenti, mentre lo scarico di massa dei rifiuti industriali nei canali di irrigazione ha inquinato le vie navigabili. Ahmed Abdel Alti, ministro egiziano per l’irrigazione, ha recentemente dichiarato che la scarsità d’acqua ha imposto limiti allo sviluppo economico dell’Egitto. I contadini impoveriti del delta settentrionale sono stati i primi a vedere l’effetto sotto forma di una produttività in declino. 

«Il delta soffre già di una crisi idrica a causa di problemi ambientali esistenti”, dice Mohamed Ghanem, ricercatore presso il Centro di ricerca agricola del governo. “I contadini lo sentono e la diga etiopica potrebbe peggiorare le cose». L’Egitto si posiziona  ben al di sotto della definizione accettata a livello internazionae di povertà idrica, che è fissata a 1.000 metri cubi o meno a persona l’anno. Il paese ha meno di 600 metri cubi a persona. Khaled Abu Zeid, capo della Egyptian Water Partnership, un’organizzazione non governativa, afferma che le priorità sono conservare le risorse esistenti e trovare modi per trattare le acque reflue in modo che possano essere riciclate per l’agricoltura. «C’è un problema, una sfida e un costo associato, dice. Il volume di acque reflue prodotte aumenterà con l’aumentare della popolazione. Dovrebbero esserci maggiori investimenti nel riciclaggio e piani all’inizio di ogni nuovo progetto per garantire che riutilizzino le acque reflue». 

I funzionari egiziani hanno cercato di raggiungere un accordo con Addis Abeba per assicurarsi quello che il Cairo considera la sua giusta quota dell’acqua del Nilo – 55,5 miliardi di metri cubi all’anno, che è stato concesso in accordo con il Sudan nel 1959. Il problema è che l’Etiopia non riconosce questo accordo. I negoziati continuano. Ma gli analisti avvertono che  se anche il Cairo si assicurasse il miglior risultato possibile, i problemi idrici del paese rimarranno. Si prevede che la popolazione egiziana da 96 milioni di abitanti salirà a circa 150 milioni entro il 2050, senza un’espansione proporzionata delle risorse idriche. Abdel Alti, il ministro dell’irrigazione, ha avvertito che se l’Egitto non trova il modo di adattarsi ai cambiamenti ambientali, «milioni di persone nel delta del Nilo sono vulnerabili al reinsediamento, e miliardi di dollari di investimenti sono ad alto rischio». 

Nel tentativo di risparmiare risorse, quest’anno il governo ha avviato un giro di vite contro la coltivazione del riso in aree in cui la disponibilità di acqua è limitata. Ha irrobustito le multe e ha arrestato i trasgressori per garantire che solo 750.000 acri di terra siano coltivati a riso – meno della metà della superficie stimata dell’anno precedente. I contadini di Abu Saieed si lamentano delle restrizioni, insistendo sul fatto che la natura ad alta intensità di acqua della coltivazione del riso aiuta a migliorare la qualità della terra lavando i sali nel terreno. Eissa Mohamed, un contadino, dice: «Prevedo che molte persone debbano pagare multe quest’anno o addirittura finire in prigione perché non possono pagare». Colpiti dalle forze che non riescono a controllare, la visione del futuro del villaggio è desolante. «Sono pessimista, dice Mohamed. Ci sono più di 3000 ettari in questa zona a rischio di finire in rovina».

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