INSIDIA METEO SULLE RISAIE MILANESI

Continua il nostro viaggio dopo le semine. Anche nel Milanese forte incidenza dell'asciutta

Anche nel Milanese quest’anno si è seminato molto in asciutta, non senza disagi per il maltempo. Andrea Sangalli, conduttore di un’azienda a Gnignano Siziano, ad esempio, é dovuto intervenire su un terzo delle semine a Carnaroli, andando a seminare un CL 28: «erano i primi seminati, si parla di fine aprile, e il freddo come ben sappiamo non ha aiutato; ho riscontrato impedimenti nella nascita delle piante dovuti alla formazione di crosta superficiale. I terreni qui sono a medio impasto/sabbiosi e gli spianamenti fatti ai tempi, agevolano il loro inaridirsi una volta smossi» racconta.

Anche Daniele Taveggia della Cascina Zunico di Carpiano, ha optato per la semina interrata in tutta l’azienda, dovendo però aspettare la fine dell’inesauribile ondata di piogge di metà maggio: «abbiamo da poco concluso e la situazione non è confortante, ci si augura di avere un autunno molto lungo e non troppo freddo. I risi, nello specifico Cammeo, CL 28 e Marte, hanno manifestato problemi a scalare, poiché per far nascere più velocemente si faceva scorrere l’acqua sopra e la si toglieva subito».

Davide Cardazzi, risicoltore di Basiglio ha dovuto riseminare circa l’1% di Vialone Nano in asciutta (80% dell’azienda), a causa una vasta infestazione di crodo. Anche Andrea Villa di Giussago, conferma l’80% di interrata; il restante 20% è stato seminato a spaglio sul fango lavorato. “Sulle prime semine (10-20 aprile), ho perso un 15% di Mare, integrato in seguito con Sirio, mentre sugli ibridi anche un buon 30%. Purtroppo quest’anno ho riscontrato una considerevole invasione di punteruolo» conclude.

Secondo i tecnici-agronomi operanti sul territorio milanese la situazione non è grave ma nemmeno entusiasmante. Davide Gusberti di Basf Italia «il grosso nel Milanese è coltivato in asciutta e quest’incedenza legata ai ritardi nelle semine non ha risparmiato molti terreni dal Pythium. A Sud di Milano, é stata rilevata inoltre un alta percentuale di elateridi, per cui si è dovuto ricorrere alla sommersione».

«Relativamente al Pythium – aggiunge Fabio Arisi di Euro TSA – ci sono state delle problematiche molto probabilmente dovute alle basse temperature, che hanno portato danni anche se non eccessivi sulle nascite di riso, a volte ridotto con impiego di fertilizzanti microgranulati alla semina. Mentre nei risi seminati in acqua si aggiunge il problema delle alghe che soffocano le giovani piante appena nate». Autore: Martina Fasani

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Risicoltura
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