#ildazioèveramentetratto

Successo della prima assemblea del movimento di protesta dei risicoltori italiani. Appoggio della Coldiretti

Partiamo dai numeri: in una serata di primavera, quando sono già iniziati i lavori in risaia, il movimento #ildazioètratto è riuscito a riunire nella sala polifunzionale del Comune di Asigliano Vercellese ben 610 risicoltori, senza organizzare pullman né buffet. Secondo i mediatori, che hanno occhio per queste cose, il parterre ieri sera valeva all’incirca 5 milioni di quintali di produzione nazionale. Non è poco. Anzi è moltissimo. In termini di mobilitazione non vi è dubbio che sia stato raggiunto l’obiettivo, segno che le motivazioni della protesta – sostanzialmente legate al crollo di redditività di questa coltura – sono avvertite dalla base agricola. E adesso veniamo al clima della serata: caldo, o per dirla con Piero Actis, uno dei portavoce del movimento, “angosciato”. Actis ha usato il termine «angoscia dei moderati» per spiegare una realtà lapalissiana ma che si fa fatica ad ammettere: la globalizzazione è una partita doppia in cui a perdere è il ceto medio europeo, compresi quegli agricoltori che hanno immobilizzate grandi ricchezze nei loro mezzi di produzione e le vedono deperire giorno dopo giorno. Un’analisi che è stata proposta proprio ieri mattina dal quotidiano Avvenire e che ritorna nei discorsi del movimento: «Siamo tutti esodati» (Andrea Vecco), «Dobbiamo fare i conti con tendenze globali, enormi, più grandi di noi» (Massimo Poy), «Solo il 2% della produzione nazionale è sotto contratto, se non riusciamo a unirci cosa pretendiamo di contare sul piano negoziale?» (Carlo Franchino). Quindi, grande preoccupazione e consapevolezza della gravità della situazione, e anche tanta rabbia: non appena Paolo Dellarole, presidente di Coldiretti Vercelli, ha provato a difendere il ministro Martina, è scoppiato il finimondo. Idem per l’Ente Risi: «Il direttore generale Magnaghi non può dire pubblicamente che il riso cambogiano è della stessa qualità di quello italiano, come ha fatto in un recente dibattito pubblico: se non ci difende l’Ente Risi chi deve difenderci?» (Piero Mentasti, altro leader della protesta). La proposta, per il momento, è quella già nota: «1) etichettatura Riso Italiano; 2) clausola di salvaguardia; 3) al fine di eliminare le solite divisioni sindacali , che da sempre causano il mancato raggiungimento dei risultati auspicati , si richiede un’assoluta comunione di intenti da parte delle Associazioni di Categoria;  4) eliminazione della denuncia delle superfici e dei quintali prodotti che di fatto integrano la fattispecie della concorrenza sleale;  5) richiesta modifica Statuto dell’Ente Nazionale Risi al fine della promozione del riso italiano». Ieri sera, oltre a rendere pubblico un incontro – definito «sconfortante» da Actis – con il presidente dell’Airi Mario Francese, è stata avanzata l’ipotesi di creare una cooperativa di produttori che valorizzi il riso italiano, sul modello di Melinda: si chiamerebbe “la valle del SorRISO”, idea della web influencer del movimento, Margherita Tomatis (Miss Tractors). Idea sostenuta indirettamente dai mediatori: «Dobbiamo puntare sulla sostenibilità, con una carta riconosciuta a livello europeo, perché la nostra produzione può differenziarsi solo così dal prodotto d’importazione» (Andrea Lazar); «le province di Pavia e Milano producono il 90% del Carnaroli e dell’Arborio prodotti nel mondo, se riusciamo a creare una Igp o una Dop possiamo espandere la produzione anche nelle altre province e difenderla» (Paolo Ghisoni). L’assemblea ha registrato anche una folta presenza di iscritti Coldiretti e quella di alcuni dirigenti dell’organizzazione agricola, che in settimana aveva preso posizione sulla crisi del riso con motivazioni analoghe e attaccando duramente l’Ente Nazionale Risi («è un ente che ha abbandonato il proprio ruolo di difesa delle produzioni di riso italiano per una sudditanza palese verso le lobby industriali»), segno di un sostanziale favore dell’0rganizzazione verso quest’iniziativa. Applauditi gli interventi del presidente di Vercelli, Paolo Dellarole, e del risicoltore milanese Cesare Fedeli, esponente della consulta risicola nazionale. Unico punto di attrito: la richiesta, diffusissima nella base, di archiviare le divisioni con Confagricoltura e Cia per marciare uniti nella difesa del riso. (Nella foto grande, il tavolo della presidenza: da sinistra, Tomatis, Mentasti e Actis, sono, il pubblico e i video degli interventi Coldiretti)

 

 

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Risicoltura
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