RISCOPRIRE IL SOVESCIO

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discatura veccia prima dell' interramentoLa tecnica del sovescio, cioè della semina di una coltura intercalare da interrare prima della semina della coltura principale per mantenere o migliorare la fertilità dei suoli, è una delle più antiche pratiche dell’ agronomia. Dimenticata o quasi per decenni, sta ora tornando “di moda”. Un poco per  i costi  raggiunti dalla concimazione con fertilizzanti di sintesi ( il prezzo di 100 kg di urea è aumentato del 21% circa negli ultima 5 anni), un poco per una crescente sensibilità “ambientale” dei risicoltori, spesso dubbiosi di fronte all’ alternativa di utilizzare concimi “organici” dalla provenienza non sempre chiara e dalle caratteristiche nutrizionali spesso controverse.

Sul tema delle colture di copertura (cover crops), di cui alcune (definite  catch crops) con precipua funzione di limitare le perdite di azoto per dilavamento e lisciviazione, e altre specificatamente da sovescio, cioè con la precipua funzione di mantenere ed incrementare la disponibilità di azoto di origine organica e biologica, esiste una bibliografia abbastanza corposa, sia a livello internazionale che italiano.

In ambito nazionale sono particolarmente interessanti lo studio di Carlo Grignani, Laura Zavattaro e Antonio Finassi ( “Gli effetti agronomici e ambientali di erbai da sovescio in risaia” in “L’impatto ambientale delle agro-tecnologie in risicoltura” di Greppi-Polelli, Franco Angeli editore MI- 1997) ed il lavoro di  Marco Romani et al. (Coltivazione del riso con metodo biologico; risultati del triennio 2002-2004- Quaderni della ricerca n°51 novembre 2005 Regione Lombardia, edizioni Saviolo- VC).

A livello pratico, alcune aziende hanno iniziato a riscoprire il sovescio già dalla seconda metà degli anni ’90, e l’ Ente Nazionale Risi da qualche anno sta effettuando una serie di prove e sperimentazioni “on farm”.

La tecnica colturale si è affinata e sembra ormai abbastanza consolidata. Le specie che danno i migliori risultati appartengono alle leguminose, in virtù della capacità di tali piante di fissare l’ azoto atmosferico nel suolo attraverso la simbiosi a livello radicale con batteri del genere Rizobium . Tra le leguminose la veccia vellutata (Vicia villosa) sembra essere la specie più rustica ed adattabile alle condizioni di risaia. E’ comunque fondamentale eliminare o ridurre il ristagno idrico, anche se nel corso degli ultimi inverni  la veccia si è dimostrata in grado di superare anche dei limitati periodi di sommersione (che sono invece fatali per brassicacee come colza, ma possono esserlo anche per trifoglio).

La semina si effettua a spaglio dopo la raccolta del riso, direttamente sulla paglia trinciata o previa leggerissima discatura, con dosi di 30-50 kg per ettaro. Il risultato della cover crop è influenzato in modo determinante dall’ andamento climatico dell’ inverno e della primavera. L’ interramento avviene da metà aprile mediante leggera aratura. Nel 2014 gli erbai di veccia hanno avuto uno sviluppo particolarmente rigoglioso della parte epigeica, per cui è stata in genere necessaria la trinciatura o la discatura della vegetazione prima dell’ interramento. Secondo il citato studio di Grignani, Zavattaro e Finassi l’ apporto medio di azoto di un sovescio di veccia si aggirerebbe sui 75 kg per ettaro (pari a circa 160 kg di urea), anche se il risultato dipende da molte variabili (andamento climatico dell’ inverno e della primavera, epoca di interramento, vitalità dei tubercoli radicali in cui avviene il processo di azoto fissazione, ecc.). Le sperimentazioni in atto da parte dell’ Ente Risi potranno sicuramente fornire ulteriori elementi di valutazione e di indirizzo operativo.

Intanto pure le Regioni mostrano interesse per la tecnica del sovescio. Nella bozza di PSR della Regione Lombardia la tecnica del sovescio di leguminose (veccia e trifoglio, eventualmente consociate a triticale) viene prevista come impegno supplementare nelle misure agro ambientali specificamente collegate alla coltivazione del riso (mis. 10.1.a – produzioni agricole integrate e mis. 10.1.c – conservazione della biodiversità nelle risaie), con un contributo di 240 euro per ettaro a copertura dei  maggiori oneri da aggiungere ai contributi per la misura principale di cui il sovescio è impegno accessorio (170 €/ha per la mis. 10.1.a e 120 €/ha per la 10.1.c). Il Piemonte invece prevede, nella sua bozza di PSR, una specifica misura per incentivare le colture da sovescio autunno-vernine (mis. 10.1.3.4), estesa a tutto il territorio regionale e senza limitazione delle specie utilizzabili. Un’ opportunità interessante, da valutare con attenzione anche in funzione degli incentivi economici, che potrebbe aiutare a contenere i costi migliorando la sostenibilità ambientale della coltivazione. Autore: Flavio Barozzi. (02.08.14)

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Risicoltura
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