MAPPA DELLE RESISTENZE

Pubblicato su una prestigiosa rivista internazionale uno studio completo sulle malerbe resistenti

Uno studio molto importante, intitolato “Epidemiologia e indicatori agronomici della resistenza agli erbicidi nel riso su larga scala”, è uscito alla fine dell’anno su “Agronomy for Sustainable development”, una delle riviste distribuite da “Springer Nature”, la massima autorità editoriale di settore agronomico. Tratta della resistenza agli erbicidi con una completezza e puntualità mai vista prima: «Si tratta di uno studio inedito in quanto basato su una considerevole mole di dati (raccolti per più di 20 anni dal 1997), che abbiamo avuto l’onore di veder pubblicato su “Agronomy for Sustainable development”. Siamo riusciti a mettere insieme i dati raccolti da diversi enti in diversi modi e dargli un senso finale», commenta Maurizio Sattin, coordinatore del Gire.  Insieme a lui firmano il lavoro Elisa Mascanzoni, dottoranda di ricerca presso il DAFNAE Università di Padova, Alessia Perego e Marco Acutis, Università DISAA di Milano, Niccolò Marchi, TESAF Università di Padova, Laura Scarabel e Silvia Panozzo, Istituto di biologia agroambientale e forestale (IBAF) – CNR, e Aldo Ferrero, DISAFA Università di Torino.

Gli obiettivi

Gli obiettivi dello studio erano di analizzare l’impatto nelle risaie italiane dei principali fattori agronomici sull’epidemiologia della resistenza agli erbicidi e generare una mappa del rischio di resistenza su larga scala, sia in generale sia relativamente ad Echinochloa spp. (giavone). Inizialmente il database del gruppo di lavoro sulla resistenza agli erbicidi italiani (GIRE) è stato utilizzato per generare mappe di resistenza agli erbicidi. La distribuzione di popolazioni di piante infestanti resistenti risultava non omogenea nell’area studiata, con due zone dove non era stata rilevata resistenza. Per verificare la situazione, è stato effettuato un campionamento casuale dove si è verificata la resistenza, dimostrando che è presente in aree in cui non era mai stata segnalata dei reclami. Tuttavia, queste popolazioni resistenti causano infestazioni a densità medio-bassa, probabilmente non allarmanti per gli agricoltori.

Mappa di tutti i casi resistenti (a) e solo casi resistenti ad Echinochloa spp. (b) registrati nella zona riso: due aree “senza resistenza” sono evidenti: una (L) nella provincia di Pavia e una seconda (S) lungo il fiume Sesia. Un comune cambia colore quando almeno una popolazione è stata confermata resistente nel suo territorio. Diversi colori si riferiscono alla resistenza a erbicidi con diverso sito d’azione.

Dati raccolti in 230 comuni

Lo studio si è basato su dati provenienti da 230 comuni italiani (circa 230.000 ha) e tre diverse analisi statistiche: analisi discriminante graduale, graduale regressione logistica e rete neurale, che sono state utilizzate per correlare la distribuzione della resistenza nella principale area di coltivazione del riso in Italia con la semina tipo, la scelta tra rotazioni e monocultura e la tessitura del terreno. Attraverso le analisi della rete neurale (rete di dati capaci di apprendere da sé stessi e fare previsioni molto verosimili), si dimostra che un alto rischio di evoluzione della resistenza è associato ai tradizionali sistemi di coltivazione del riso con tassi di monocoltura intensi, con maggiore dotazione d’argilla (dato meno influente) e dove la semina nell’acqua è molto diffusa. Nel 48% dei casi la probabilità di evoluzione della resistenza è più alta del 50%. Il rischio di resistenza è più alto (rischio> 60% nel 64% dei comuni) nella parte centro-occidentale dell’area di studio (Regione Piemonte) rispetto all’area centro-orientale (Regione Lombardia, rischio> 60% nel 21% dei comuni). Vale la pena sottolineare che nei 60 municipi dove il rischio è superiore al 70%, il valore medio di semina in acqua e rotazione sono circa 88% e 16%, rispettivamente. Riguardo alla previsione ottenuta attraverso l’analisi della rete neurale proponiamo, dunque, la mappa del rischio di resistenza evoluzione pseudo probabile ottenuta, considerando tutte le malerbe “resistenti”.

L’utilità dello studio

«Dal punto divista pratico-spiega il Dott. Sattin- il grande vantaggio risiede nella conoscenza questi dati, di quali scelte agronomiche causino le resistenze e di come il fenomeno si evolverà in futuro. La forza di questo studio, però, risiede nella quantità di dati e di lavoro serviti per giungere alle conclusioni che le rendono, dunque, certe. Sapendo e capendo questo si possono impostare diversamente le proprio scelte aziendali, riuscendo a controllare o prevenire questa problematica e a cambiare, dunque, il futuro che propongono. Chiaramente bisogna ricordare che queste scelte hanno ripercussioni negative su altri aspetti e risulta sempre fondamentale relazionarsi con quello che succede in campo, sfruttando tutti gli studi e le tecnologie disponibili per riuscire al meglio nel proprio obbiettivo». (leggi l’articolo in inglese) Autore: Ezio Bosso

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