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DIFESA INTEGRATA OBBLIGATORIA

da | 3 Gen 2014 | NEWS

MINISTRAUn’altra sconfitta degli agricoltori nella guerra infinita contro la burocrazia e un altro pesante sacrificio al pensiero dominante, secondo il quale la chimica è nemica dell’ambiente. Si può sintetizzare così la situazione del Pan. Poco si sa, ma dal primo gennaio è scattato l’obbligo di applicare la difesa integrata. Vale per tutte le imprese agricole. Impone di ridurre l’uso di agrofarmaci, sostituirli con tecniche alternative di prevenzione e lotta delle infestanti, utilizzare mezzi biologici contro i parassiti e comunque scegliere i prodotti chimici meno impattanti. La Conferenza Stato-Regioni ha approvato, quindi nessun rinvio.  Tutto inizia con il Regolamento (CE) n. 1107/2009 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 21 ottobre 2009,  che ha istituito un “quadro per l’azione comunitaria ai fini di un utilizzo sostenibile dei pesticidi”, cui hanno fatto seguito altre norme europee e nazionali. Alla base, vi è il concetto di agricoltura sostenibile attraverso la promozione di tecniche colturali integrate e di approcci alternativi alla difesa chimica. Nel Piano di azione nazionale che applica questa “rivoluzione” e che è stato approvato con grave ritardo e dopo una istruttoria raffazzonata, sono previste la difesa integrata e la difesa biologica, ma la sostenza è ridurre gli agro farmaci per tutelare l’ambiente, gli operatori e i consumatori, nonché proteggere la biodiversità. La difesa integrata obbligatoria implica di adottare tecniche di prevenzione, contenimento e lotta alle infestanti, usare mezzi biologici contro i parassiti e solo agrofarmaci a basso impatto ambientale. Il problema è che, al di là degli obblighi, nulla si sa. Mancano le linee guida, mancano le strutture regionali e mancano i soldi. Non è noto quali siano i prodotti ammessi e soprattutto quelli disponibili. Sicuramente saranno necessari corsi e consulenze. Le aziende dovranno tarare i propri macchinari e i costi delle revisioni ricadranno su di loro, appesantendo la situazione economica già preoccupante. Ma, appunto, al momento si è ancora ai massimi sistemi, salvo il fatto che la difesa integrata è già un obbligo di legge. Il mondo risicolo attende, come gli altri. Le organizzazioni tacciono. I risicoltori più avveduti si preoccupano di capire. Nino Chiò (Novara): “il Pan ci è stato presentato a dicembre 2012 e pochi giorni fa, tra le due date è stato secretato. Sembra che tra le nostre regole e quelle degli altri paesi Ue non ci siano grandi differenze, forse cambierà tutto nel modo di applicazione. La cosa che lascia basiti è la poca diffusione delle informazioni tra gli agricoltori. Si sa che le ex misure agro-ambientali sono state un modello dell’attuale stesura del Pan ma la nostra preoccupazione, oltre che per le limitazioni introdotte che non aiuteranno a fare del riso “integrato” un prodotto “superiore”, riguardano la reperibilità dei fondi. Siamo quasi sicuri che vampirizzeranno i Psr…”. Paolo Renditore (Vercelli): “Vero, aumentano i vincoli e diminuiscono gli aiuti, in un momento in cui il mercato è a dir poco sconsolante; non so se ci sarà un futuro per la risicoltura. L’unica strategia sarebbe quella di riuscire a distinguere chiaramente il prodotto nazionale da quello importato, ma cosa fa l’Europa per tutelare i produttori europei?” Insomma, una grande inquietudine, anche perché, appunto, è aperta la guerra sull’import, la Commissione fa orecchie da mercante circa la clausola di salvaguardia e la nuova politica agricola comune, appena approvata, taglia del 18,4% i sussidi agricoli ma non mette al riparo le risorse compensative. Sull’utilizzo dei fondi dello sviluppo rurale è già iniziato l’assalto alla diligenza e le Regioni, che gestiranno i Psr, hanno chiesto di utilizzare quelle risorse per applicare il Pan. Nella foto piccola, il ministro delle politiche agricole. (3.1.14)

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