DIARIO GIAPPONESE

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sarassoL’agricoltura giapponese, fin dalla fine dell’ultima guerra, è stata solidamente basata sulla piccola impresa famigliare (superficie media: mezzo ettaro), passata al part-time serale e festivo dopo lo sviluppo economico che ha portato i più ad impiegarsi nell’industria. Negli ultimi tempi, con l’invecchiamento  della generazione nata nel primo dopoguerra, il sistema è in difficoltà, perché le giovani generazioni non sono disposte a sopportare i sacrifici, finora sostenuti dai genitori, di una doppia occupazione, rinunciando a qualsiasi svago. Anche il modo di alimentarsi sta lentamente cambiando: il tradizionale consumo di riso pari a 60 kg annui pro capite si sta riducendo, tanto che la produzione degli 1,8 milioni di ettari di risaia sta diventando eccedentaria, con una tendenza al calo dei prezzi.

Il governo Giapponese, preoccupato della situazione, ha investito il N.A.R.O. (Organizzazione Nazionale della Ricerca Agricola, forte di 800 ricercatori)  della responsabilità di incentivare la nascita di imprese agricole strutturate, e di assisterle nella ricerca di metodi colturali meno costosi rispetto agli attuali. E’ stato anche dato il mandato di diversificare le coltivazioni, in modo di ridurre le eccedenze di riso. Nel corso della prima settimana di dicembre, si sono tenuti due convegni in merito:uno a Niigata, dedicato esclusivamente  all’introduzione della semina diretta in luogo del trapianto del riso,  al fine di ridurre i costi colturali, ed un altro a Tokyo, nel quale sono stati esposti i risultati ottenuti da tre gruppi di ricerca dedicati alla coltivazione di riso, orzo e soia, con l’analisi dei costi di produzione. Il responsabile del gruppo “riso” ha effettuato diversi viaggi in Italia, con lunghe permanenze, per esaminare i nostri metodi di coltivazione; la responsabile del gruppo “orzo” ha fatto lo stesso in Germania, mentre il responsabile “soia” è stato negli USA.

Chi scrive queste brevi note, beneficiando di  uno strappo alla mentalità tipicamente giapponese di attribuire grande importanza all’appartenenza ad un rinomato Ente di Ricerca, è stato invitato nella veste di  libero professionista ad esporre in entrambi i convegni le tecniche, i tempi ed i costi di coltivazione del riso in Italia. La curiosità dei ricercatori e di alcuni degli agricoltori imprenditoriali (tra i quali il recordman giapponese con un’azienda di 60 ha)  verso i metodi italiani è stata molto forte, tanto da occupare tutto il tempo destinato al coffee break, e a dilazionare la chiusura di entrambi i convegni. Dal confronto che ne è scaturito si evince che il maggiore ostacolo allo sviluppo in Giappone di una agricoltura imprenditoriale efficiente è posto dal frazionamento dei terreni, con superficie media degli appezzamenti pari a 1000 mq, solo in alcune situazioni accorpabili per via dei declivi e della pervasività dei centri abitati, che lasciano spazi limitati all’agricoltura.

Questo momento di scambio ha avuto anche le sue note di colore: alle mie perplessità di lasciare nell’auto parcheggiata una borsa contenente il computer, sono state fornite ampie rassicurazioni; molti lasciano l’auto parcheggiata con le chiavi nel cruscotto. Nel corso della visita ad un impianto di pompaggio delle acque da una zona di bonifica, si dovevano lasciare le scarpe all’ingresso, e la visita alla sala macchine è stata eseguita in pantofole, su di un pavimento tirato a lucido… La nota ospitalità giapponese, poi, mi ha riservato una sorpresa, solo in parte piacevole. A pranzo in un ristorante specializzato in cibi italiani, dove fortunatamente si potevano usare le forchette, lo chef ha servito due risotti, uno ai pettini di mare e l’altro al cinghiale, di ottima qualità per gusto e tipo di cottura. Alle mie curiosità, lo chef ha risposto di aver passato un anno a lavorare in ristoranti italiani, collezionando ricette. Ha riferito che il riso da lui impiegato viene coltivato in Giappone e appartiene ad una varietà selezionata in loco, denominata Nagano-risotto, molto simile al Vialone. Un duro colpo alle speranze di conquistare i mercati mondiali con le nostre varietà da risotto. Autore: Giuseppe Sarasso, agronomo. (12.12.14)

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