LO PAGANO POCO, MA LO VENDONO MOLTO

riso

L’Ente Nazionale Risi sul suo sito internet riporta la notizia della pubblicazione del regolamento U.E. che modifica il dazio all’importazione per il riso “semigreggio”, il principale stadio della lavorazione del riso dove avviene la commercializzazione internazionale, portandolo da 30 a 42,5 €/t a partire dal 7 settembre 2026.

Link – https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202602029

Questa modifica del dazio, cioè la tassa che gli importatori pagano per poter importare il riso in Europa da paesi non europei, si è resa necessaria a seguito dell’aumento dei quantitativi arrivati dall’estero nella scorsa campagna.

EFFETTO DELL’IMPORT

In effetti per tutta la campagna 2025-26 si è fatto un gran parlare di queste importazioni di riso estero, in particolare per giustificare il notevole calo dei prezzi che ha sopportato il risone di produzione nazionale. L’anno “risicolo” va, per convenzione, da un raccolto all’altro e quindi si conclude il 31 di Agosto e inizia il 1 di Settembre. Quindi in questo periodo è possibile “fare i conti” e vedere come si sono svolte realmente le cose.

QUANTITA’ DI RISO IN INGRESSO DALL’INDUSTRIA
DI TRASFORMAZIONE

Sempre dal sito dell’Ente Risi possiamo estrapolare la tabella riassuntiva, per quanto provvisoria, dei dati sui quantitativi di riso importato in Italia dalla nostra industria di trasformazione. Ricordiamo che i dati riguardano i certificati di importazione rilasciati dal Ministero per gli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano, MAECI, cioè i documenti necessari per importare riso da paesi non appartenenti all’Unione Europea. 

Sono quindi esclusi i quantitativi importati dagli altri paesi europei e quelli importati da trasformatori con sede in altri paesi dell’Unione. Va precisato che spesso le riserie europee fanno parte degli stessi gruppi industriali dei nostri trasformatori e quindi, una volta importato il riso nel loro paese, potrebbero scambiarlo con trasformatori italiani. 

Si tratta di dati puramente indicativi, ma che possono essere utili per capire maggiormente che cosa si intende per un “aumento delle importazioni”. 

CONFRONTI NELL’IMPORT

I numeri forniti dall’Ente indicano che le importazioni in Italia dal 01/09/2025 al 28/08/2026 sono state di 216.180 tonnellate – dato provvisorio – “base riso lavorato”. Il conteggio viene effettuato trasformando tutto il riso come fosse riso “bianco”, tenendo conto del grado di lavorazione nel calcolo. Questo consente di disporre di numeri confrontabili, anche se teorici, e viene indicato col termine di “equivalente lavorato o base riso lavorato”. Tutti i dati dell’articolo sono espressi come “equivalente lavorato”. 

Nella scorsa campagna le importazioni risultavano di 188.378 tonnellate e quindi sono in aumento di 26.802 tonnellate; il tanto commentato aumento delle importazioni sembra reale. Di questa enorme marea di riso solo 84.993 hanno pagato il dazio, cioè la tassa all’importazione. Per la maggior parte è di riso proveniente dal Pakistan, dall’India o dalla Thailandia. Altre 1.252 tonnellate hanno pagato il dazio anche se importate dal Mercosur in quanto movimentate prima del 1/05/2026. Poi, per l’entrata in vigore dell’accordo col Sud America, è subentrata l’esenzione e quindi altre 1.211 tonnellate non hanno pagato nulla. 

CASI PARTICOLARI E IL “BASMATI”

Sono importate, inoltre,  36.874 tonnellate dai paesi indicati come PMA- Myammar e Cambogia principalmente, 74.177 dall’Egitto, 102 dal Perù e 5.701 dal Vietnam. Da ultimo 4.390 tonnellate sono state importate nell’ambito degli accordi GATT, cioè l’accordo internazionale di Ginevra che riduce i dazi doganali e favorisce il libero scambio delle merci. Tutte senza tassazioni. Un caso particolare sono le 74.177 tonnellate di riso “Basmati” che sono entrate anch’esse senza dazio, come avviene da anni, ma che, purtroppo, non hanno un corrispettivo valido tra i risi europei e quindi non possono, per ora, entrare nei conteggi.

SOLO IL 40% PAGA TASSA ALL’IMPORT

Se facciamo i conti, solo il 40% del riso importato dall’industria italiana ha pagato la tassa all’importazione nella scorsa campagna e questo quantitativo è destinato a ridursi in quanto nella campagna prossima le esenzioni cresceranno. I dati sono riassunti nella tabella seguente.

LUNGHI B PREVALENTI

E’ importante sottolineare che risi con tutti i tipi di granello sono oggetto di importazione e non, come molti credono, solo quelli con granello Lungo B. Tuttavia questi tipi di risi costituisco la quota di gran lunga più rilevante del riso importato. Supponendo una resa alla lavorazione comprensiva delle “rotture di riso” del 70% significa che, oltre alla produzione nazionale, l’industria ha trasformato e venduto altre 281.000 tonnellate circa di risone, pari alla coltivazione di più di 40.000 ettari circa. 

Ma il riso lavorato dall’industria italiana è stato collocato solo in Europa? Sempre l’Ente Risi fornisce anche i dati, anch’essi provvisori, sui quantitativi venduti fuori dalla E.U. e che risultano dalle dichiarazioni rilasciate dalle riserie all’Ente stesso. Anche in questo caso i numeri indicano il riso in “equivalente lavorato”. I dati sono riassunti nella tabella seguente.

EXPORT IN AUMENTO

Analizzando i dati di Ente Risi, si evince che sono esportate verso paesi non U.E. ben 131.915 tonnellate, 940 tonnellate in più dello scorso anno. Se a questo quantitativo aggiungiamo le 74.177 tonnellate di riso “Basmati” che, come detto, non viene prodotto da noi, si raggiunge la cifra di 206.092 tonnellate. 

Un dato non dissimile da quello delle importazioni. Se prendiamo per veritieri i dati dell’Ente appare quindi evidente che la produzione interna di riso ha ancora un ruolo decisivo per rifornire le tavole dei consumatori europei. Vedremo se, nel futuro, questo ruolo potrà essere mantenuto o si andrà riducendo, sostituito dal riso
d’importazione. Risulta quindi importante che i consumatori sappiano che tipo di riso arriva sulle loro tavole e siano messi in condizione di scegliere. Autore: Franco Sciorati

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