Trebbiatura in corso in 3.400 ettari «ma i numeri sembrano positivi», scrive l’Unione Sarda parlando del “Lungo B” maggiormente coltivato sull’isola e particolarmente nell’Oristanese.
«Mentre oggi a Simaxis va in scena la prima giornata dedicata alla tradizionale “Sagra del riso” è già tempo di primi bilanci, anche se la trebbiatura ancora non è conclusa visto che la semina è partita in ritardo rispetto al solito periodo, i primi di maggio. Ma anche perché a questa tipologia di riso serve più tempo per la maturazione. Anche se va sottolineato che tante aziende hanno avuto i semi in ritardo tanto che alcuni hanno iniziato a lavorare le terre a giugno.
«Il bel tempo, con l’assenza di piogge forti e grandinate ci sta dando una grossa mano, a differenza di altre zone dell’Italia – spiega Gianni Meli, risicoltore con terreni coltivati a Riola, Baratili, Nurachi, Simaxis e Oristano – Secondo noi forse riusciremo anche ad avere qualche quintale in più rispetto allo scorso anno. Nel nostro caso abbiamo seminato dodici tipologie diverse di riso e siamo a metà del raccolto. Speriamo bene».
IL COMMENTO DI COLDIRETTI
Un segno positivo – osserva il giornale sardo – arriva anche dalla Coldiretti: «Non abbiamo ancora i dati di quest’anno visto che le aziende finiranno la raccolta a novembre ma ci riferiscono tutti che i numeri sono positivi, in linea con lo scorso anno – spiega il direttore, Emanuele Spanò – Tante anche nell’anno in corso le tipologie che sono state piantate, segno evidente che i risicoltori della nostra provincia stanno seguendo le esigenze e le richieste dei mercati».
LUNGO B AL 30%
Giuseppe Pisutu, responsabile di Ente nazionale risi per la provincia di Oristano, snocciola qualche numero: «Su circa 3.400 ettari coltivati in provincia quest’anno il 30% è occupato dalla tipologia “lungo B”, quindi stiamo parlando di circa 900 ettari. Nei mercati ha un buon risultato, non ha prezzi elevati e cresce bene al caldo, senza difficoltà per gli operatori. Per quanto riguarda il raccolto invece, se la linea è simile a quella dello scorso anno, come del resto sembrerebbe, gli operatori riusciranno a raccogliere dai 60 ai 70 quintali a ettaro» conclude il reportage dell’Unione.


