«VI RACCONTO MARCITE E RISAIE»

L'agronomo del Parco del Ticino

Abbiamo parlato nei giorni scorsi dell‘impegno lombardo per le marcite. Ora vediamo tecnicamente cosa comportino le marcite nel Parco del Ticino, che è inserito nel sistema risicolo padano. A proposito di questi temi abbiamo raccolto la testimonianza di Giovanni Molina, agronomo di Vigevano e collaboratore del Parco del Ticino, che ha avuto modo di seguire dal 2015 i finanziamenti per le marcite.

Quali sono i principali ambiti di azione del Parco del Ticino? 

«Il Parco del Ticino da tempo si occupa, tra gli altri interventi quali la bonifica e la gestione della fauna selvatica, anche della gestione degli appezzamenti e degli indennizzi relativi alle marcite, paesaggio rurale storico di importanza nazionale. Dal 1988 ad oggi sono stati 350 gli ettari tutelati, con 64 aziende coinvolte. Quella dei prati umidi è una sperimentazione, portata avanti grazie al progetto LIFE negli ultimi anni, tutta da costruire. Il progetto LIFE è nella sua fase conclusiva e potrà esserci una proroga del finanziamento».

Come nasce e come funziona una marcita?

«Il sistema della marcita è una peculiarità italiana ed è finalizzato all’utilizzo del prato anche in inverno, beneficiando dell’effetto di volano termico dell’acqua di risorgiva.

Le stesse risorgive sono una peculiarità della pianura, che si localizzano nella fascia di passaggio tra l’area pedemontana e la pianura, dove riaffiorano le acque di infiltrazione che scendono dalle montagne. Le marcite sono nate quando nel tardo Medioevo gli agricoltori, regimando le acque, si sono resi conto che dove c’era acqua d’inverno l’erba continuava a crescere, quindi hanno via via strutturato questo sistema, messo poi a regime come pratica agricola vera e propria dai monaci cistercensi».

Quali sono gli aspetti positivi delle marcite sul sistema foraggero e sulla biodiversità?

«Per quanto riguarda le marcite e l’equilibrio delle acque c’è un ragionamento di carattere più ampio sugli effetti positivi per la collettività che derivano dai sistemi foraggeri che si basano sui prati invernali, dato che questi ultimi comportano un allungamento della stagione vegetativa e quindi garantiscono una fonte di foraggio verde prolungata nel corso dell’anno, essendo in grado di produrre già all’inizio della primavera e di ritardare la chiusura della stagione verso novembre. Sicuramente sono inequivocabili anche i risultati positivi soprattutto sull’avifauna in quanto la marcita favorisce la presenza di ambienti idonei all’alimentazione delle specie ornitiche di particolare interesse conservazionistico».

Come influisce il sistema delle marcite sull’utilizzo dell’acqua in pianura?

«Mentre si procedeva con gli interventi del bando LIFE, si è ben presto aperta una riflessione su come viene utilizzata l’acqua in pianura e soprattutto sull’utilizzo dell’acqua in risaia. A buon diritto si parla molto di risparmio idrico a livello europeo, tema importantissimo per il futuro e per la sostenibilità anche immediata. In pianura, l’uso irriguo è pari all’80% dell’uso delle acque superficiali ma questo tipo di utilizzo delle acque non è uno spreco, a ben guardare, ma è a tutti gli effetti una sua valorizzazione: se l’acqua non viene distribuita nel reticolo che si è creato nel corso di millenni di storia finisce nei fiumi ed è vero che nei fiumi va rispettato il minimo deflusso vitale, ma l’acqua che non viene immessa nel reticolo è acqua che arriva prima nell’Adriatico e quindi è acqua persa. L’acqua però continua a scendere dall’arco alpino e purtroppo, con lo scioglimento dei ghiacciai ne scende forse anche più che in passato. È emblematico, in questo senso, il fatto che il sistema irriguo è a regime già a giugno mentre nel decennio scorso c’era sempre un grande allarme siccità in quel mese.  Il problema quindi è come usare l’acqua: usandola in agricoltura, si riempie lo strato superficiale dei terreni, soprattutto la prima falda, rallentando il deflusso dell’acqua e questo fa sì che nell’anno successivo ci sia più acqua disponibile nei terreni e che quindi si riesca ad irrigare per sommersione senza usare troppa acqua superficiale. In questo senso la marcita è un sistema favoloso per l’equilibrio delle acque nel ricaricare le falde anche nel periodo invernale e soprattutto può diventare il motore per ripristinare l’uso delle acque invernali per poterne usare meno nella primavera successiva e contrastare periodi siccitosi. Quindi la gestione irrigua va adeguata alla variabilità stagionale, ulteriormente accentuata dal cambiamento climatico di inizio secolo, tenendo presente due principi: garantire un periodo congruo di sommersione per gli scopi ornitici sopra indicati e preservare la fertilità garantendo un adeguato drenaggio dello strato colturale».

Può farci un esempio di recupero funzionale di una marcita?

«Una delle marcite che abbiamo recuperato nel contesto del progetto LIFE si trova a Vigevano, in un’area dove era stata abbandonata l’irrigazione invernale da diversi anni. Semplicemente rimettendo l’acqua e regimandola, l’anno successivo all’erogazione dell’acqua in marcita il livello di un laghetto di una cava a valle della marcita era salito di 2 metri: si tratta di un effetto molto tangibile, sintomatico del rifacimento della falda».

Qual è lo stato attuale del recupero delle marcite in Lombardia? 

«Purtroppo ci sono tantissime marcite che sono ancora leggibili dal punto di vista della struttura ma sono totalmente abbandonate, a causa della pressione di urbanizzazione o per altre condizioni, per esempio perché non c’è più adeguata circolazione dell’acqua e conseguentemente viene meno la possibilità di irrigare in inverno. Ci sono fontanili storici della Valle del Ticino con ambienti di grandissimo pregio che stanno morendo per un grossissimo equivoco su cosa significhi risparmiare acqua: se si pensa al sistema irriguo padano e al reticolo idrico minore si deve pensare ad una bellissima area umida delocalizzata e molto in equilibrio e se le si toglie l’acqua ovviamente viene meno. È interessante anche osservare come tutte le sovvenzioni dedicate alle marcite derivino direttamente dagli Enti Parco. Questi finanziamenti non sono mai finanziamenti europei e la marcita per esempio non è neanche considerata nel greening. D’altra parte abbiamo visto arare dei prati permanenti centenari per coltivarvi soia, riconosciuta dal greening ma che comporta diserbi e problemi fitosanitari. In linea con gli obiettivi europei di biodiversità e sostenibilità, la marcita è un sistema circolare e in equilibrio, ritorna su se stessa e non ha neppure bisogno di rotazione. Storicamente, agli inizi del 900, ogni vent’anni si trasformava una marcita in risaia. e una risaia in marcita e il letame bovino veniva utilizzato per arricchire la risaia. E quindi era un sistema produttivo altamente sostenibile è il sistema foraggero lombardo ha storicamente fatto la fortuna, in termini di capitali, dell’intera regione.  Detto questo, le misure per l’allagamento invernale delle risaie in provincia di Pavia drenano il 90% delle risorse agroambientali: è vero che, se si paragonano le superfici a riso e quelle a marcite, queste ultime sono nettamente minoritarie relativamente alle province di Pavia e Milano, ma valorizzarle come meritano sarebbe una grande svolta». Autore: Milena Zarbà

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