UNA PROTESTA A DUE PIAZZE

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risotto-preparazioneAmmettiamolo. Sono state proteste strane, quelle che si sono appena concluse nelle piazze del riso. Sono iniziate per ottenere la difesa del riso italiano dalle importazioni cambogiane e si sono concluse con la presentazione del dossier italiano – che vi abbiamo anticipato – a Bruxelles ma senza la certezza che venga preso in considerazione dalla Commissione europea. Sono state proteste a due piazze, nel senso che dove protestava la Coldiretti non protestava il resto della filiera e viceversa. La bonomiana si è intestata la vittoria, avendo incontrato il ministro Martina (agricoltura) poco prima che il viceministro Calenda (Sviluppo economico) spedisse il dossier a Bruxelles. Rivendicazione un po’ eccessiva, ammettiamolo. Agrinsieme ha sfoderato l’assessore lombardo Fava, accolto in casa Cia e presentatosi come il grande difensore del riso nostrano. Anche su questo ci sarebbe da ridire, vista la battaglia di Fava per concentrare gli aiuti accoppiati sulla zootecnia… Ci fermiamo qui per carità di patria e per non farci troppi nemici. Ma le stranezze di questa protesta a due piazze continuano: si è protestato per fermare le importazioni cambogiane quando si sa perfettamente che l’Europa dovrà essere “violentata” per applicare la clausola di salvaguardia: ce l’hanno detto persino i cambogiani, attraverso una nota della loro federazione risiera su www.oryza.com e ce l’hanno ripetuto sui giornali, diffondendo sul Cambodian Daily anche una dichiarazione del portavoce della DG Agricoltura secondo cui la clausola «is simply not on the agenda», insomma il dazio zero sul lavorato cambogiano non si tocca. Oltre al danno, le beffe.

La filiera italiana, che conosceva questo scenario da mesi, si è già preparata un piano B, concordando con gli spagnoli un negoziato euro-cambogiano per contingentare quel che non si può abolire. Nulla di più facile che sia già iniziato, a livello di sherpa, e questo spiegherebbe anche perché l’annuncio della presentazione della richiesta italiana di adozione della clausola di salvaguardia sia stata accolta da un disinteresse generale persino nella filiera. Nessun tripudio, semplice presa d’atto. Segno che si pensa già allo step successivo. Due piazze, appunto, o per meglio dire due tavoli. Quale sia il secondo, se non il più delicato, l’ha detto, forse incautamente, la Coldiretti, riaprendo nel bel mezzo della protesta anti-cambogiana la questione della legge del mercato interno. Ci eravamo lasciati al 14 maggio, con un accordo-quasi-accordo circa una griglia di varietà storiche più altre ad esse collegate che godrebbero di una speciale tutela e la possibilità di miscelare tutti gli altri risi. Un accordo-quasi-accordo che, di riunione tecnica in riunione tecnica, si è trasformato in un non accordo: oggi Coldiretti condiziona la sua firma all’inserimento in legge di un nuovo sistema di tracciabilità. Confagricoltura, che sull’accordo-quasi-accordo ha rischiato una rivolta interna si è trincerata sulla linea “minimalista”: si possono miscelare solo lungo B e tondi, non il Ribe né altre varietà, ancorché non inserite in griglia. Una posizione dettata dalla presidenza nazionale dopo che l’industria aveva richiesto un ammorbidimento dei parametri qualitativi del lavorato.

Ma come mai, si chiederà a questo punto il lettore confuso da piazze e tavoli, una simile tensione sulle miscele di riso bianco quando i risicoltori vendono risone? Perché, ça va sans dire, limitare le denominazioni in commercio significa cancellare con un tratto di penna – oltre alla storia, alla tradizione, ecc. ecc. – anche il valore aggiunto legato all’immagine delle singole varietà, un valore aggiunto che fin quando resteranno quelle denominazioni non sarà mai patrimonio dell’industria ma degli agricoltori, dei sementieri, dei costitutori… Analogamente, un ammorbidimento dei parametri di qualità è considerato deleterio dai produttori, perché indebolisce il valore delle “loro” varietà di riso, anche se amplia i margini dell’industria e influisce indirettamente sul prezzo riconosciuto all’origine. La materia, ammettiamolo, è complessa per dei semplici giornalisti. Quindi, chiediamo venia e ci fermiamo qui. Dando appuntamento al 22 luglio, quando a Roma si riunirà il tavolo di filiera sulla legge del mercato interno. Dall’aria che tira, anche quello sarà un tavolo a due piazze. O forse più di due. (Nella foto, l’ultima giornata di protesta, oggi, a Mortara. Per scaricare l’articolo del Cambodian daily che riporta le posizioni cambogiane clicca QUI) (18.07.14)

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