RODOLFI: BRUSONE SCONFITTO, PER ORA

FacebookLinkedinTwitterWhatsAppPrintEmailAlla fine, è rimasto un rischio 1 solo a Terdobbiate: si può dire che quest’anno l’infezione da pyricularia oryzae sia stata egregiamente contenuta nelle aree coperte dal progetto Lotta...

brusone4Alla fine, è rimasto un rischio 1 solo a Terdobbiate: si può dire che quest’anno l’infezione da pyricularia oryzae sia stata egregiamente contenuta nelle aree coperte dal progetto Lotta al Brusone promosso dalla provincia di Vercelli nei territori di Vercelli e Novara. Merito del clima e della prevenzione, senza dubbio. Il clima caldo e l’andamento delle precipitazioni sono stati determinanti e, salvo sorprese agostane, il raccolto si annuncia in anticipo e di buona qualità. Sicuramente ben difeso dal brusone, come conferma anche la coordinatrice del progetto, Marinella Rodolfi, dell’Università di Pavia, che ci rilascia quest’intervista esclusiva.

Quest’anno il brusone è stato un nemico meno temibile di quello che si pensava?

Anno dopo anno il brusone si conferma una malattia ‘unica’, da un lato storica tanto quanto la pianta del riso dall’altro imprevedibile ed insidiosa. Niente ci permette di prevedere con un certo anticipo cosa potrà accadere nel corso della campagna estiva, e fortunatamente (per lo meno sino ad ora) il 2015 non sarà ricordato come un anno da brusone. 
Come spiegate questo andamento?
Il caldo eccezionale e continuativo delle ultime settimane ha fortemente sfavorito le infezioni. Anche nelle situazioni di elevati tassi di umidità notturna, la superficie fogliare non è rimasta a lungo sufficientemente bagnata per permettere la penetrazione della spora nel tessuto vegetale. Ma questo è accaduto solo da luglio in poi, perché verso metà giugno (e quindi decisamente in anticipo rispetto alla normalità) si sono verificati attacchi anche molto intensi di brusone fogliare. 
Può illustrare il modello che utilizzate nella valutazione del rischio?
Affinché scatti una situazione di rischio prima di tutto è necessario che i nostri captaspore (foto grande) evidenzino un improvviso sensibile aumento di inoculo infettivo; contemporaneamente, il modello matematico deve segnalare variazioni giornaliere di parametri meteorologici ottimali per attivare la virulenza del fungo. L’intensità del rischio viene poi valutata anche sulla base del momento fenologico della pianta e delle azioni agronomiche necessarie in quel momento specifico della stagione. Per essere efficaci ed affidabili un tale approccio multidisciplinare è indispensabile e, per questo stesso motivo, il rischio può scattare diversamente (sia come intensità che come momento temporale) in zone pochi km distanti fra loro.
Risoitaliano.eu, attraverso l’agronomo Barozzi, ha proposto di portare il monitoraggio anche nelle altre regioni risicole, a partire dalla Lombardia. Cosa ne pensa?
L’università che offre le conoscenze scientifiche di base per questo monitoraggio risiede a Pavia, terra lombarda storicamente ricca in risaie. L’ampliamento del progetto a questa regione è da anni e continuerà ad essere un nostro obiettivo. Lo schema operativo del lavoro è ormai adattabile a tutte le nostre zone coltivate a riso, incluso quelle sarde. Peraltro l’impegno economico necessario non è particolarmente elevato, soprattutto dopo l’iniziale investimento volto all’acquisto degli strumenti di cattura delle spore. Ovviamente il lavoro è corale, prevede una stretta collaborazione di tecnici di campo oltre ad esperti fitopatologi, quindi una precisa pianificazione del monitoraggio deve essere attuata nei mesi invernali. (18.08.2015)
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