ALL’EXPO VA IN SCENA LA FINE DEL RISO ITALIANO

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11891188_898782163543155_255264214353387022_nGioisce il nostro governo, eppure c’è ben poco da gioie. Il ministro Martina nei giorni scorsi ha comunicato che nel primo semestre del 2015 abbiamo esportato agroalimentare Made in Italy per quasi 18 miliardi di euro, “un risultato senza precedenti. Un dato in crescita di oltre 8 punti percentuali rispetto al 2014, anche grazie alla spinta positiva di Expo – ha dichiarato -. A giugno, inoltre, il mercato Usa ha fatto registrare un +29% per il nostro alimentare, con vendite che nei sei mesi superano 1,7 miliardi di euro. Siamo in linea con l’obiettivo di 36 miliardi di esportazioni entro l’anno. Sono numeri record, che danno la dimensione della potenza che l’Italia esprime in questo settore e ci raccontano la forza di un tessuto fatto da centinaia di migliaia di piccole imprese che si mettono in gioco e puntano a conquistare i mercati mondiali. Il Governo è al loro fianco e per questo con il Piano straordinario per l’internazionalizzazione nei prossimi tre anni investiremo più di 70 milioni di euro, con una campagna di promozione del Made in Italy e di lotta all’italian sounding. I consumatori di tutto il mondo cercano l’Italia a tavola, vogliamo aiutare i produttori a coprire questo fabbisogno con i veri prodotti italiani”. Peccato che il Mipaaf stia dimenticando, se non addirittura svendendo il riso. L’accordo Ue-Vietnam, passato ovviamente in piena estate nell’illusione che nessuno se ne avvedesse (ma potete leggere tutto qui) penalizzerà fortemente il nostro settore, già piegato dalle concessioni ai Pma, come dimostrano i dati diffusi nei giorni scorsi dall’Ente Risi, secondo cui “si evidenzia un peggioramento della situazione delle importazioni di riso lavorato dai Pma, poiché da settembre 2014 a luglio 2015 l’Unione europea ha importato 314.265 tonnellate di riso lavorato rispetto alle circa 281.000 dell’intera campagna scorsa (+33.000 t). I quantitativi provenienti dalla Cambogia risultano pari a 239.843 tonnellate a fronte delle 224.721 tonnellate importate nella campagna precedente, facendo registrare un incremento del 7%. Le importazioni dal Myanmar evidenziano un incremento del 118%, essendo passate dalle 31.504 tonnellate di un anno fa alle 68.734 tonnellate attuali”. Eppure Roma sostiene che il governo stia facendo di tutto per aiutare il riso italiano. Non ci risulta: anzi, proprio all’Expo, dove il Ministero riceve ed omaggia i buyer asiatici, si sono tenuti due incontri  paradigmatici. Nel corso di una riunione a porte chiuse tra operatori economici italiani e birmani, i rappresentanti di Myanmar hanno fatto ponti d’oro per esportare riso in Europa, rivelando che il 60% della popolazione dipende da questa produzione e che quel Paese farà di tutto per riversare una gran quota di raccolto sui nostri mercati. Non è tutto. Nei giorni scorsi, sempre all’Expo, è stata portata in trionfo la delegazione cambogiana (foto piccola); le camere di commercio hanno tutte le opportunità di esportazione del made in Italy in quel Paese che, dal canto suo, ci chiede una cosa sola: comprare il loro riso. In nessuna di queste occasioni la filiera del riso italiano era rappresentata a livello istituzionale. Di fronte a questi fatti ci si chiede perché il governo non ammetta pubblicamente che il riso non rientra più tra i prodotti made in Italy che intende tutelare. Dopo aver accusato le poche voci critiche di “gufare” contro l’Expo, sembra ormai evidente che, al di là di qualche risottata organizzata per ragioni di vetrina, l’esposizione universale lavori contro gli interessi del nostro settore. Non vi è davvero da stupirsi se persino le piccole risaie allestite di fronte al cluster del riso si siano piegate su se stesse, come dimostra la foto grande. (18.08.2015)

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