PSR, PIU’ SOLDI MA A CHI?

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commissione-europeaLa notizia è di quelle positive. I risvolti concreti, chissà. Ci riferiamo all’intesa raggiunta sul riparto dei fondi destinati allo sviluppo rurale, il secondo pilastro della Pac. “Grande soddisfazione” come di prammatica del ministro, Nunzia De Girolamo. Grande soddisfazione, immaginiamo, anche tra le assicurazioni, visto che una fetta importante di quei fondi andrà alla gestione del rischio. Anche gli assessori delle regioni risicole si sono detti contenti. A partire dal Piemonte: il nuovo Psr 2014/2020 potrà contare su 1,1 miliardi di euro, il 5,87% del totale assegnato su base nazionale, ma soprattutto il 10% in più rispetto alla precedente programmazione. Secondo l’assessore piemontese Claudio Sacchetto consentirà “non solo di non diminuire il budget precedente, ma addirittura di incrementare di ulteriori 119 milioni la disponibilità finanziaria”. Il Piemonte valuta positivamente anche le risorse assegnate ai Programmi nazionali, “tra cui 1,6 miliardi di euro per i piani di gestione del rischio (necessari a finanziare il sistema assicurativo agricolo), 200 milioni destinati alla biodiversità animale (utili a sostenere i controlli funzionali delle Apa) e, infine, 300 milioni per il piano irriguo”. Non tutti la pensano in questo modo, ma è chiaro che con una maggior disponibilità si potrebbe persino evitare di dissanguare (troppo) gli agricoltori al momento di finanziare le novità introdotte dal Pan per la difesa integrata obbligatoria, nuova spada di Damocle che pende sulla testa delle aziende agricole dal primo gennaio. C’è da sperare che la Regione non peschi a piene mani nello sviluppo rurale per affrontare quelle incombenze, in quanto il risultato sarebbe che i soldi entrati dalla porta uscirebbero dalla finestra, lasciando gli agricoltori a bocca asciutta. Considerazione che vale, naturalmente, anche in altre aree del Paese: anche l’Emilia Romagna ha osannato l’accordo che porta un miliardo e 190 milioni di euro nelle tasche dell’agricoltura regionale. Anche in questo caso 130 milioni di euro in più rispetto al precedente settennato. In queste ore i sindacati agricoli stanno esaminando il dossier, ma Agrinsieme Piemonte ha già messo in chiaro che “è necessario passare dalla ragioneria finanziaria alla politica strategica” e che “la nuova politica di sviluppo rurale deve rappresentare un forte momento di discontinuità rispetto a quella 2007-2013. Nei prossimi sette anni l’attenzione non deve essere rivolta solo alla capacità di spesa per evitare il rischio del disimpegno automatico, ma alla qualità e all’efficacia della spesa stessa. Occorre avere una visione di insieme condivisa e una forte progettualità, oltre all’impegno sostanziale per la semplificazione burocratica. Per questo motivo è necessario consolidare un partenariato effettivo con le forze sociali agricole, indispensabile anche per affrontare al più presto i tanti aspetti applicativi relativi ai pagamenti diretti da definire a livello di Stato membro: i due pilastri devono essere programmati in modo integrato. Agrinsieme conferma la sua perplessità per la decisione di procedere, tra le misure nazionali, a due linee di intervento per la biodiversità animale e per il piano irriguo, che sottraggono risorse che dovrebbero essere destinate alle imprese e rischiano invece di finanziare sovrastrutture. Si attende di conoscere nel dettaglio la concreta destinazione di queste somme per verificarne la congruità e l’efficacia della spesa. Agrinsieme, infine, ribadisce che il settore agricolo e agroalimentare, per il ruolo fondamentale che svolge per la crescita economica, per la valorizzazione dell’ambiente e per la promozione sociale dell’intero Paese, deve trovare adeguato spazio, come in parte già previsto, anche negli altri Fondi strutturali europei, in particolare nel Fondo sociale e in quello di sviluppo e coesione”. Il valore complessivo dei fondi per lo sviluppo rurale è di 20,85 miliardi di euro in sette anni (3 in più del settennato precedente), di cui 18,6 destinati all’attuazione dei programmi regionali e 2,2 miliardi di euro destinati a misure nazionali (Rete rurale nazionale € 100.003.534; Gestione rischio € 1.640.000.000; Biodiversità animale € 200.000.000; Piano irriguo € 300.000.000). La diversificazione dei tassi di cofinanziamento comunitari permetterà di premiare le Regioni più performanti. (17.01.14)

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Risicoltura
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