PROVE CON L’ETICHETTA

Al termine della visita ai campi, Carrà e Ferrero commentano il recente decreto

L’etichettatura è un passo in avanti, un modo per far conoscere il nostro riso e garantire trasparenza, ma poiché il prodotto italiano al 60% viene esportato per quello d’espoetazione bisogna andare oltre l’etichetta nazionale. La nuova campagna, per altro verso, resta ancora tutta da decifrare: l’unico punto fermo sono i 3 mila ettari in meno, rispetto all’anno scorso, e un certo riequilibrio varietale, con un aumento dei Lunghi B e una diminuzione dei tondi… Paolo Carrà presidente dell’Ente Nazionale Risi, giovedì 7 settembre ha riassunto in questi termini la situazione a una folta platea di risicoltori novaresi, che si sono radunati come sempre alla cascina Motta di San Pietro Mosezzo (Novara), per la 30a edizione della visita alle prove in campo che l’Ente gestisce in collaborazione con le associazioni di categoria, la Provincia di Novara, la Regione Piemonte e l’ordine degli agronomi. Il pomeriggio era cominciato all’azienda agricola Depaoli di Bellinzago, dove sono state avviate delle prove, con esiti che per ora appaiono altamente soddisfacenti, di riso trapiantato. La visita si è poi spostata a Nibbia, frazione di San Pietro Mosezzo per la visita ad altre particelle test, ed infine è approdata alla cascina Motta: qui la padrona di casa Paola Battioli, presidente di Confagricoltura Novara e Vco, ha accolto le tante presenze, chiudendo l’incontro che tradizionalmente chiude la giornata.

Nel convegno finale, cui ha partecipato anche l’assessore all’agricoltura della Regione Piemonte, Paolo Carrà ha ricordato le numerose azioni che sono state intraprese in questa annata, dal G7 di febbraio a Milano, al documento firmato a luglio dai vari Paesi risicoli produttori finalmente concordi su un’unica produzione. Sul nuovo raccolto, ha sottolineato: «L’indica segna un più 36%, che parzialmente riporta in equilibrio la situazione dell’anno scorso. Il tondo è in calo del 9%, dopo che quest’anno viene quotato una miseria, appena 5 euro in più al quintale del prezzo di intervento di 15 euro.  Da segnalare anche il calo generalizzato dei Lunghi A, con l’eccezione del gruppo Carnaroli, che segna a più 24%». Interessanti anche i dati sulle esportazioni di riso italiano, in aumento del 9%, grazie a una lieve ripresa del mercato turco, e la diminuzione delle importazioni in Italia, che segna -10 mila tonnellate al 31 agosto rispetto alla stessa data dell’anno scorso. Tasto dolentissimo: gli stock finali.

«Sul mercato globale non siamo l’unico Paese in grado di presentarsi con un buon prodotto – ha aggiunto Carrà – quindi dobbiamo imparare a vendere meglio il nostro riso, come sa fare la Francia, e a essere innovativi». Ha poi evidenziato come quest’anno non sia stato reso noto il risultato del sondaggio semine, che spesso non corrisponde alla realtà dei fatti in parte perché il campione delle risposte non risulta alla fine sufficientemente rappresentativo, ma anche perché pesa il 30% di reimpiego aziendale, che rimescola le carte in tavola.

Il presidente dell’Ente Risi ha parlato anche della clausola di salvaguardia, ricordando il mandato ricevuto dal MIPAFF dal MISE a procedere per l’acquisizione di un parere tecnico giuridico relativo alla questione “prodotto equivalente” e “produttore” e, rivolto a Ferrero, ha lodato il programma Bruma, che ha permesso un capillare monitoraggio delle spore di brusone nel Piemonte Orientale.

«Nei campi abbiamo visto l’innovazione – ha commentato alla fine Battioli – ma ricordo alla Regione che siamo in attesa del saldo Pac, e che gli agricoltori si aspettano da questa istituzione date certe». Sulla stessa linea anche Manrico Brustia, a capo di Cia Novara, Vercelli e Vco, che l’ha preceduta: «C’è necessità di riorganizzare la filiera. Questa crisi ha mostrato i nostri limiti, come agricoltori, in tema di programmazione delle semine e di contratti di coltivazione». Dopo aver rilanciato la richiesta della clausola di salvaguardia, ha evidenziato: «Alla Regione chiedo che i contributi della Pac e dei bandi Psr arrivino rapidamente, perché ormai sono parte del nostro reddito. Devono essere distribuiti alle aziende con più celerità».

Il consigliere della Provincia di Novara Stefano Zanzola ha inoltre annunciato che dall’11 settembre le nutrie si possono smaltire, seppellendole direttamente nei campi. Un provvedimento che snellisce di molto il compito di chi deve liberarsi degli animali, reinseriti in natura qualche anno fa, e che stanno causando gravi danni agli argini. La scelta ha riscosso l’approvazione anche di Ilario Pieropan, coltivatore di Coldiretti, che portando i saluti della presidente Sara Baudo ha ribadito quanto questo problema sia sentito dai produttori.

L’assessore regionale Giorgio Ferrero ha fatto emergere come il riso rappresenti circa il 30% di tutti i contributi Pac pagati in Piemonte: circa 100 milioni di euro su un totale di 350 milioni: «Nell’ambito delle trattative per il rinnovo della politica agricola comunitaria, occorre mantenere le posizioni conquistate. Sarà un momento delicato, dopo la Brexit, visto che la Gran Bretagna era un contributore netto in campo agricolo, e non possiamo cedere posizioni». Sulla filiera del riso aggiunge: «Dobbiamo dare un’identità precisa al prodotto, legarlo sempre più al territorio. Non come è accaduto a una nota produzione vinicola, di cui si vendevano milioni di bottiglie all’estero ma nessuno la beveva nei luoghi di produzione. Persi i mercati, ora il vino è in crisi. Per questo l’etichettatura, appena approvata, rappresenta solo l’avvio di questo lavoro. Non diciamo che il nostro riso è il migliore di tutti, ma i consumatori in questo modo possono scegliere. Alcuni gruppi della grande distribuzione hanno già accettato di utilizzare solo riso italiano per i prodotti a marchio, nei prossimi giorni incontreremo un nuovo interlocutore vicino a Milano, puntiamo a trovare un accordo analogo».

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